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Il consigliere comunale di minoranza, Giuseppe Farris, è tornato a commentare la vicenda legata alla costruzione del nuovo stadio del Cagliari Calcio, esprimendo perplessità riguardo alla gestione del progetto da parte dell’amministrazione comunale. Durante la sua partecipazione alla trasmissione web Magic Box, condotta da Bruno Corda, Farris ha ripercorso i principali temi legati al progetto, sollevando dubbi sulle scelte effettuate dalla Giunta.
Per quanto riguarda il diritto di superficie con l’ipoteca, Farris ha dichiarato: “La preoccupazione del diritto di superficie con l’ipoteca c’era perché la Giunta, correttamente, era preoccupata che in caso di inadempienza del concessionario i finanziatori potessero espropriare il bene e sottrarlo alla fruizione pubblica”. Nonostante la dichiarazione di Macciotta riguardo alla risoluzione di questo problema con un diritto senza ipoteca, Farris ha continuato a sollevare obiezioni, sostenendo che “questa non è garanzia che il bene non possa essere espropriato, perché la semplice concessione del diritto di superficie ti espone ai creditori“. Secondo l’esponente di minoranza, sarebbe preferibile adottare un “diritto personale di godimento d’uso”, che proteggerebbe meglio il bene.
Sul tema del canone di concessione, Farris ha criticato l’approccio adottato dall’amministrazione, affermando: “Macciotta va a sentimento. Ad un’amministrazione pubblica non deve ‘sembrare’ che il canone sia esiguo, ma si deve accertare che rispetti i parametri di legge”. Farris ha ricordato che i parametri europei stabiliscono un canone che oscilla tra il 5 e il 10% dei ricavi, aggiungendo che, con i 15 milioni di ricavi annui previsti dal Cagliari nel Pef, il canone minimo dovrebbe essere di 785mila euro. “Se il Comune non dovesse rispettare questi parametri, chi andrà a deliberare si esporrà a danno erariale“.
Infine, il consigliere ha sollevato dubbi sulla natura pubblica o privata dell’intervento, sottolineando che il progetto prevede un significativo investimento pubblico: “Ci sono 60 milioni di euro di soldi pubblici, poi ci sono 30 milioni di euro di Project Bond di Sfirs, che dovranno essere restituiti senza interessi ma con i flussi di cassa”. Secondo Farris, il Comune di Cagliari dovrebbe inoltre accantonare annualmente 1 milione di euro per i prossimi 50 anni per fare fronte agli obblighi comunitari: “Il Comune dovrebbe accantonare ogni anno 1 milione di euro per 50 anni, perché è obbligato dalle norme comunitarie per non gravare sulle generazioni future quando l’opera tornerà al Comune stesso, quando dovrà decidere se ammodernarlo o demolirlo. L’Europa in sostanza ti dice che non devi tirare il pacco a chi verrà dopo”.
Inoltre un passaggio sull’Iva: “L’Iva del progetto è calcolata in 30 milioni di euro, ma è una partita di giro, perché viene anticipata per poi essere portata in detrazione. Ci sono meccanismi finanziari che poi consentono di scontare l’Iva. In sostanza non la paghi mai perché quando la devi versare poi te la porti in detrazione. Quindi al privato l’opera non costa 210 milioni di euro, ma 210 milioni meno l’Iva. E qui vedi che aumenta l’apporto del pubblico rispetto al privato”.
The post Farris sullo stadio: “Il problema del diritto di superficie non è risolto” appeared first on Calcio Casteddu.
By Il consigliere comunale di minoranza, Giuseppe Farris, è tornato a commentare la vicenda legata alla costruzione del nuovo stadio del Cagliari Calcio, esprimendo perplessità riguardo alla gestione del progetto da parte dell’amministrazione comunale. Durante la sua partecipazione alla trasmissione web Magic Box, condotta da Bruno Corda, Farris ha ripercorso i principali temi legati al progetto, sollevando dubbi sulle scelte effettuate dalla Giunta.
Per quanto riguarda il diritto di superficie con l’ipoteca, Farris ha dichiarato: “La preoccupazione del diritto di superficie con l’ipoteca c’era perché la Giunta, correttamente, era preoccupata che in caso di inadempienza del concessionario i finanziatori potessero espropriare il bene e sottrarlo alla fruizione pubblica”. Nonostante la dichiarazione di Macciotta riguardo alla risoluzione di questo problema con un diritto senza ipoteca, Farris ha continuato a sollevare obiezioni, sostenendo che “questa non è garanzia che il bene non possa essere espropriato, perché la semplice concessione del diritto di superficie ti espone ai creditori“. Secondo l’esponente di minoranza, sarebbe preferibile adottare un “diritto personale di godimento d’uso”, che proteggerebbe meglio il bene.
Sul tema del canone di concessione, Farris ha criticato l’approccio adottato dall’amministrazione, affermando: “Macciotta va a sentimento. Ad un’amministrazione pubblica non deve ‘sembrare’ che il canone sia esiguo, ma si deve accertare che rispetti i parametri di legge”. Farris ha ricordato che i parametri europei stabiliscono un canone che oscilla tra il 5 e il 10% dei ricavi, aggiungendo che, con i 15 milioni di ricavi annui previsti dal Cagliari nel Pef, il canone minimo dovrebbe essere di 785mila euro. “Se il Comune non dovesse rispettare questi parametri, chi andrà a deliberare si esporrà a danno erariale“.
Infine, il consigliere ha sollevato dubbi sulla natura pubblica o privata dell’intervento, sottolineando che il progetto prevede un significativo investimento pubblico: “Ci sono 60 milioni di euro di soldi pubblici, poi ci sono 30 milioni di euro di Project Bond di Sfirs, che dovranno essere restituiti senza interessi ma con i flussi di cassa”. Secondo Farris, il Comune di Cagliari dovrebbe inoltre accantonare annualmente 1 milione di euro per i prossimi 50 anni per fare fronte agli obblighi comunitari: “Il Comune dovrebbe accantonare ogni anno 1 milione di euro per 50 anni, perché è obbligato dalle norme comunitarie per non gravare sulle generazioni future quando l’opera tornerà al Comune stesso, quando dovrà decidere se ammodernarlo o demolirlo. L’Europa in sostanza ti dice che non devi tirare il pacco a chi verrà dopo”.
Inoltre un passaggio sull’Iva: “L’Iva del progetto è calcolata in 30 milioni di euro, ma è una partita di giro, perché viene anticipata per poi essere portata in detrazione. Ci sono meccanismi finanziari che poi consentono di scontare l’Iva. In sostanza non la paghi mai perché quando la devi versare poi te la porti in detrazione. Quindi al privato l’opera non costa 210 milioni di euro, ma 210 milioni meno l’Iva. E qui vedi che aumenta l’apporto del pubblico rispetto al privato”.
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