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Una sera con te: Andrea Conti. In questa prima puntata di “Una sera con Teo” mi siedo al tavolo con Andrea, amico di una vita, fotografo, camminatore di montagne e grande malato di musica. Partiamo dalle tre domande di rito: la sua “sera con…” sarebbe con John Lennon, perché poche persone al mondo potrebbero parlargli così in profondità delle cose che ama di più: musica, creatività, vita. Poi entriamo nel suo eterno tiro alla fune tra ordine e caos: meticoloso quando prepara uno shooting o una salita in montagna, completamente in balìa dei pensieri quando il cervello decide di spalancare le porte al casino interiore. Andrea racconta cosa lo fa sentire davvero vivo: i momenti in cui ha sentito la morte vicina – un lancio dall’aereo, un’ascensione alpinistica estrema – e proprio lì, quando il pericolo si allontana, l’esplosione di gratitudine per essere ancora qui. Da lì deragliamo felicemente verso l’astrofisica (32 Atlas, buchi neri, tempo che scorre diverso nello spazio) e la nostra minuscola posizione nell’universo, per poi tornare sulla Terra a parlare di fotografia nell’era degli smartphone, di ragazzini con reflex potentissime, di file enormi e di quanto valga ancora lo sguardo di un professionista. Chiudiamo riflettendo su ansia, messaggi 2x, social, ghosting e sulla corsa continua che tutti facciamo senza sapere bene verso dove. Il messaggio finale è semplice e potente: riprendiamoci il nostro tempo, meno rumore, più qualità — nelle foto, nelle parole e nelle serate con gli amici.
By Mattew PoUna sera con te: Andrea Conti. In questa prima puntata di “Una sera con Teo” mi siedo al tavolo con Andrea, amico di una vita, fotografo, camminatore di montagne e grande malato di musica. Partiamo dalle tre domande di rito: la sua “sera con…” sarebbe con John Lennon, perché poche persone al mondo potrebbero parlargli così in profondità delle cose che ama di più: musica, creatività, vita. Poi entriamo nel suo eterno tiro alla fune tra ordine e caos: meticoloso quando prepara uno shooting o una salita in montagna, completamente in balìa dei pensieri quando il cervello decide di spalancare le porte al casino interiore. Andrea racconta cosa lo fa sentire davvero vivo: i momenti in cui ha sentito la morte vicina – un lancio dall’aereo, un’ascensione alpinistica estrema – e proprio lì, quando il pericolo si allontana, l’esplosione di gratitudine per essere ancora qui. Da lì deragliamo felicemente verso l’astrofisica (32 Atlas, buchi neri, tempo che scorre diverso nello spazio) e la nostra minuscola posizione nell’universo, per poi tornare sulla Terra a parlare di fotografia nell’era degli smartphone, di ragazzini con reflex potentissime, di file enormi e di quanto valga ancora lo sguardo di un professionista. Chiudiamo riflettendo su ansia, messaggi 2x, social, ghosting e sulla corsa continua che tutti facciamo senza sapere bene verso dove. Il messaggio finale è semplice e potente: riprendiamoci il nostro tempo, meno rumore, più qualità — nelle foto, nelle parole e nelle serate con gli amici.