C’è una poesia
di cui non ho che il seme
e il timore di non trovarla,
vorrei fosse un capolavoro.
Poi mi basta guardarla
librarsi in un miraggio,
calcare la scena di un sogno
replicando il miracolo.
Stella spenta seduta
torna cigno nel lago
ballando sulle punte
di una musica muta,
dipingendo nell’aria
coi rami secchi delle braccia
il racconto di una vita,
risvegliando i fantasmi.
E fa un male terribile
quella bellezza,
la grazia offesa
dal diluvio degli anni
che sboccia intatta
per l’ultima volta,
di nuovo splendida,
di nuovo irraggiungibile,
stemperando gli applausi
di un pubblico invisibile.