14 ottobre 1947. Un aereo arancione a forma di proiettile penzola sotto la pancia di un B-29 a diecimila metri sopra il deserto del Mojave. A bordo, un ragazzo di ventiquattro anni della Virginia Occidentale con due costole rotte — rimediate due notti prima cadendo da cavallo — e un manico di scopa segato nella mano sinistra, unico modo per riuscire a chiudere il portello. Davanti a lui, il muro del suono: un'illusione aerodinamica che in un decennio aveva divorato piloti e aerei, l'ultimo dei quali, Geoffrey de Havilland Junior, disintegrato un anno prima sopra l'estuario del Tamigi. Questa è la storia di Chuck Yeager e del Bell X-1 "Glamorous Glennis": un pilota senza laurea cresciuto smontando motori tra gli Appalachi, un ingegnere di nome Jack Ridley che inventava soluzioni con quello che trovava in hangar, una moglie che lo portò di nascosto da un medico civile per non farlo mettere a terra, e un volo segreto di cui l'America tacque per otto mesi. Un episodio su cosa sono davvero i muri — e su come svaniscono, come un'ombra quando accendi la luce, nel momento in cui qualcuno trova il modo di attraversarli.