Nei racconti di chi nel “68 aveva circa vent’anni si coglie una strana sensazione, come se quel periodo, quelle idee e quegli ideali si fossero cristallizzati in un movimento che ha dato tanto alla contemporaneità ma che banalmente oggi sono solo materia per qualche libro, per il racconto di qualche vecchio trombone del giornalismo. O, forse, dietro a questo distacco c’è l’ammissione che per la maggioranza di chi protestavamo nel “68, il posto in banca o nell’azienda di papà alla fine sono state una sorta di onorevole arresa?