Le Mille e una Novella

١١ Il peluche, la premiazione


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La mamma mi sta preparando, già, di domenica funziona così, bisogna andar di qua, di là, da questi e da quelli... si capisce che è una stupidata ma cerchiamo di fingere una qualche partecipazione; sono ancora piccola. Siamo diretti come al solito in un posto pieno di persone, di bambini come me ma che non capisco: se piangi, almeno fallo per una ragione interessante, altrimenti le tue lacrime perderanno valore, ci diranno ancora una volta che la nostra nuova generazione è un fallimento, e così via. Sia chiaro alcuni bambini invece mi piacciono tanto, però per esempio una volta passai una strana mattinata con Elena, continuo a trovarla molto in gamba, ma quel giorno ci trovavamo all'asilo, con due peluche identici, o meglio, per aspetto identici, ma per noi due diversissimi e con due accuditrici diverse, Elena e io, qualcosa da non sottovalutare. Si può capire che ad un certo punto ce li siamo scambiati e stava partendo una lotta greco-romana perché ognuna fosse certa di tornare a casa con il proprio. Secondo me avevo ragione io, secondo lei aveva ragione lei, insomma tutte e due rivendicavamo il possesso dello stesso peluche. Non so come finì, in sostanza ricademmo tra i bambini che dicevo di non capire poco fa.


Ma insomma, stavamo andando a questa sorta di festa, una di quelle cose colorate in cui si mangia troppo, quando per tutta la settimana la mamma ti ha continuato a dire che non va bene mangiare questo e quest'altro. Bah, se potessi esprimerlo direi che per me sono strani questi genitori. E allora dopo aver mangiato pizzette, olive, arachidi, biscotti, pasticcini, torte, e chi più ne ha più ne metta, il silenzio. Ormai avevo capito c'entrasse mio padre, perché si era messo a parlare con altri uomini molto simili a lui, in forma, coi polpacci definiti, molto abbronzati in faccia... Ma nessuno poteva sapere che spesso aveva portato a casa le sue coppe vinte in alcune gare amatoriali di ciclismo, e che il gioco consisteva nel darmele, fare qualche foto fingendo fossi io ad averle vinte, eccetera. Il silenzio fu seguito da un signore anziano che iniziò a parlare al microfono, tutti lo guardavano, io guardavo tutti. Poi al piccolo palco si avvicinò un signore, uno di quelli simili a mio padre, con le gambe da ciclista: non ci ho messo molto a capire che una volta che il signore anziano avrebbe smesso di parlare, avrebbe fatto arrivare la sua medaglia, il riconoscimento per l'anno sportivo. Nemmeno il tempo di prevederlo che mi metto ad applaudirlo, da sola, con tutta la forza che ho. Tutti si voltano verso di me stupefatti, increduli potessi aver intuito tutto senza suggerimenti e prima del tempo a quell'età.


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Le Mille e una NovellaBy Miriana Novella

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