Alla Darsena il bradisismo non si misura con i bollettini. Qui il mare non è mai stato solo lo sfondo per un bel panorama, è stato lavoro, rischio, abitudine. Un punto di partenza e, quando andava bene, un punto di ritorno. Chi viveva abbascio ’o mare lo sapeva: la giornata cominciava presto e non sapevi quando finivi, certo non quando lo decideva l’orologio. I pescatori dell’Assunta partivano per settimane, a volte per mesi. Spingevano le barche fino alle coste laziali o toscane. Non facevano grandi saluti. Salire a bordo era già un gesto definitivo, perché nessuno poteva garantire il ritorno. Prima di uscire, però, si fermavano davanti alla chiesa. Riempivano i secchi con l’acqua del mare e la versavano sui gozzi, sulle reti, sulle mani. Era un gesto semplice, ma serviva a ricordare che il mare non si controlla. Si affronta. Alla Darsena si è sempre lavorato così, con rispetto e diffidenza insieme. Poi c’è il bradisismo. Che qui non si vede in una crepa sul muro. Si sente quando il molo non è più alla stessa altezza di qualche mese prima. Quando la barca tocca sotto prima del previsto. Quando devi cambiare abitudine senza che nessuno ti abbia avvisato. C’è un pescatore che dice che non ha bisogno di leggere i dati dell’INGV. Capisce che il suolo si è sollevato dal modo in cui il legno sfrega contro la pietra. Dal rumore. È una misura empirica, ma è la sua. Negli ultimi anni, però, alla Darsena i pescatori sono rimasti in pochi. I gozzi non occupano più lo spazio di una volta. Al loro posto ci sono tavoli, ombrelloni, luci accese fino a sera. I depositi delle reti sono diventati bar e ristoranti. La vita continua, ma con un ritmo diverso. Chi viveva di mare si è spostato altrove, in un punto dove si può attraccare meglio, dove l’acqua è più profonda e le barche toccano meno il fondo. È stata una scelta pratica. Necessaria. Lì, però, non c’è la chiesa dell’Assunta ad affacciarsi sul molo. Non ci sono le campanelle che accompagnavano le partenze e i ritorni. Non c’è quel gesto antico di bagnare le reti prima di prendere il largo. Si sono adattati, come hanno sempre fatto. Hanno cambiato posto senza fare troppo rumore, sapendo che qui nulla resta identico a lungo. E forse è solo un passaggio. Perché alla Darsena si è sempre tornati. E prima o poi torneranno ad attraccare anche qui, davanti a quella chiesa che continua a guardare il mare