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Ci sono cose che continuiamo a definire importanti, eppure non trovano mai spazio nelle nostre giornate. Forse il problema non è quello che pensiamo.
Se ti chiedessi quali sono le cose più importanti per te, probabilmente non avresti bisogno di molto tempo per rispondere.
La famiglia. Un progetto che vorresti finalmente iniziare. La salute. Un cambiamento professionale. Più spazio per te. Qualcosa che da mesi continui a ripeterti di voler fare.
Adesso, però, immagina che invece di ascoltare la tua risposta io possa guardare soltanto la tua agenda degli ultimi trenta giorni.
Arriverei alle stesse conclusioni?
È una domanda che può risultare persino scomoda. Non perché la nostra agenda dica necessariamente la verità su di noi, ma perché racconta qualcosa di molto concreto: dove sono finiti il nostro tempo e le nostre energie.
Qualche tempo fa una persona con cui stavo lavorando – la chiamerò Francesca, modificando nome e alcuni dettagli della sua storia – mi disse una frase che probabilmente abbiamo pronunciato tutti almeno una volta:
«Appena questo periodo si calma, comincio.»
Voleva dedicarsi a un progetto professionale che rimandava da quasi un anno. Ne parlava con entusiasmo, aveva raccolto informazioni, preso contatti, persino individuato i primi passi da compiere.
Mancava solo una cosa: iniziare.
Qualche settimana dopo ci siamo risentite.
«Non sono riuscita a fare nulla. Non ho avuto un minuto.»
Avrei potuto parlare di organizzazione, aiutarla a costruire una programmazione diversa.
Non l'ho fatto.
Le ho chiesto di aprire il calendario delle settimane precedenti.
E lì è arrivata la prima sorpresa.
Il tempo, in qualche punto, c'era stato.
Non giornate intere, naturalmente. Ma qualche sera, alcuni spazi nel fine settimana, un paio di appuntamenti che avrebbe potuto rimandare.
Francesca li aveva riempiti tutti.
Non con cose che considerava inutili. Ed è proprio questo il punto.
Aveva aiutato una collega, accettato un'attività che nessuno le aveva realmente chiesto di svolgere, organizzato qualcosa per altre persone, risposto immediatamente a richieste che, in quelmomento, aveva percepito come urgenti.
A quel punto mi disse:
«Quindi devo imparare a dire di no.»
Sembrava che avessimo trovato la risposta.
Invece no.
…ma Facciamola Semplice.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista e nel mio lavoro incontro spesso persone che sanno perfettamente cosa vorrebbero cambiare, ma continuano a ritrovarsi, quasi senza accorgersene, nello stesso punto di partenza.
Come proteggere, anche tra impegni e responsabilità, ciò che l’estate ci ha aiutato a comprendere di noi
Settembre ha uno strano modo di entrare nelle nostre vite: non bussa, non aspetta che siamo pronti. In pochi giorni riempie nuovamente le agende, riaccende le notifiche, riporta la scuola, il lavoro, gli appuntamenti e tutte quelle responsabilità che durante l’estate sembravano essersi fatte un po’ più leggere.
E così, quasi senza accorgercene, torniamo a correre.
Ma c’è una domanda che vale la pena farsi prima che tutto riprenda completamente il suo posto: che fine farà ciò che abbiamo capito di noi mentre avevamo finalmente il tempo di ascoltarci?
Forse durante l’estate non abbiamo preso decisioni rivoluzionarie. Non abbiamo cambiato lavoro, città o direzione da un giorno all’altro. Eppure qualcosa potrebbe essersi mosso.
Un bisogno che continuavamo a mettere da parte si è fatto più chiaro. Un progetto è tornato più volte nei nostri pensieri. Una relazione, un’abitudine o un modo di vivere le giornate ci è apparso sotto una luce diversa.
Quando rallentiamo, infatti, non troviamo necessariamente tutte le risposte. Molto spesso iniziamo semplicemente a sentire meglio le domande.
La difficoltà arriva dopo.
Arriva quando dobbiamo riportare quella chiarezza dentro giornate nuovamente piene, tra scadenze, richieste, imprevisti e cose da risolvere.
Ed è proprio qui che si gioca una parte importante del cambiamento.
…ma Facciamola Semplice.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.
Una consapevolezza ha valore quando non resta soltanto un bel pensiero nato durante una pausa, ma riesce a trovare un posto concreto nella quotidianità.
Comprendere qualcosa di noi è importante. Ma è nel modo in cui torniamo a vivere le nostre giornate che quella comprensione può diventare, poco alla volta, un cambiamento reale.
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Quando rallentare ci aiuta a ritrovare la direzione
L’estate viene spesso descritta come il periodo dell’anno in cui possiamo finalmente ricaricare le batterie.
Ed è certamente così. Dopo mesi trascorsi tra impegni, responsabilità, scadenze e giornate nelle quali sembra esserci sempre qualcosa da concludere, rallentare ci permette di recuperare energie e di ritrovare un equilibrio che, nella quotidianità, rischiamo facilmente di perdere.
Ma questo periodo può offrirci anche qualcos’altro, un regalo meno evidente e del quale si parla molto meno.
A volte, infatti, non torniamo dalle ferie soltanto più riposati. Torniamo con uno sguardo diverso, anche se non sempre siamo in grado di accorgercene subito.
Un pensiero che per mesi era rimasto confuso comincia ad avere contorni più chiari. Una scelta che continuavamo a rimandare appare meno complicata. Un progetto che sembrava troppo grande trova finalmente un punto dal quale partire.
Non accade perché le vacanze abbiano risolto i problemi al posto nostro.
Accade perché, almeno per qualche giorno, smettiamo di vivere completamente assorbiti dal ritmo delle giornate, dalle urgenze e dalle risposte che dobbiamo dare agli altri.
E quello spazio, a volte, è sufficiente perché la mente torni a fare qualcosa che durante l’anno finisce facilmente in secondo piano: immaginare.
… ma Facciamola Semplice.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.
Per questo penso che il valore di una pausa non consista soltanto nel recuperare le forze, ma anche nel ritrovare una prospettiva più ampia su quello che stiamo vivendo e costruendo.
Perché quando cambia il ritmo delle nostre giornate, può cambiare anche il modo in cui guardiamo noi stessi, le nostre scelte e la direzione verso la quale stiamo andando.
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Arrivano finalmente le ferie. Oppure semplicemente un periodo un po’ più leggero, una giornata senza la solita corsa tra impegni, scadenze, richieste che si accumulano.
Per settimane hai aspettato quel momento, immaginandolo come uno spazio di respiro, qualcosa che avrebbe finalmente allentato la tensione e restituito un po’ di energia. Ti sei detto che ne avevi bisogno, che avresti rallentato, che avresti recuperato.
Eppure, quando quel momento arriva davvero, non sempre succede quello che avevi immaginato.
Il corpo è lì, ma la mente continua a correre. Ti scopri a pensare a ciò che è rimasto indietro, a ciò che potresti sistemare adesso che “hai un po’ di tempo”. Apri il telefono quasi automaticamente, controlli le email, sistemi piccole cose che non sembrano urgenti ma che riempiono comunque lo spazio. E senza accorgertene, anche il tempo che avresti voluto dedicare al riposo si trasforma in un’altra forma di attività.
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Ci sono mattine in cui ti alzi e fai tutto quello che devi fare.
Apri il computer, rispondi ai messaggi, entri nelle riunioni, porti avanti le consegne. Da fuori, niente sembra cambiato. Il lavoro c’è, la routine anche, le responsabilità pure.
Eppure tu lo senti.
Senti che qualcosa, dentro, non si muove più come prima. Quello che un tempo ti coinvolgeva oggi ti lascia distante. Quello che prima affrontavi con energia adesso ti pesa più del dovuto. Ti dici che è stanchezza, che capita, che magari basta una pausa, un weekend, qualche giorno di ferie.
Poi però torni, e quella sensazione è ancora lì.
Non sempre il bisogno di cambiare lavoro arriva con una rottura netta. A volte non c’è un grande conflitto, non c’è un evento preciso, non c’è una porta che si chiude all’improvviso. A volte è più silenzioso: inizi semplicemente a non riconoscerti più in quello che fai ogni giorno.
E questa è una sensazione difficile da spiegare, anche a te stesso.
Perché una parte di te sa che qualcosa andrebbe cambiato. Un’altra, però, si ferma appena prova a immaginare davvero quel passo. E allora rimani lì, in mezzo: continui a funzionare, ma non ti senti più davvero al tuo posto.
Non sei il solo.
E forse non è solo una questione di lavoro.
… ma Facciamola Semplice.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.
Il bisogno di cambiare lavoro non arriva quasi mai da un giorno all’altro. Di solito non c’è un momento preciso in cui tutto diventa chiaro. Succede poco alla volta, dentro giornate che sembrano uguali a tante altre.
Ti alzi, apri il computer, rispondi alle prime mail, entri in una riunione, fai quello che devi fare. Da fuori sembra tutto normale. E in parte lo è davvero: il lavoro continua, le scadenze ci sono, le persone intorno a te si aspettano che tu faccia la tua parte.
Però tu senti che qualcosa è cambiato.
Magari non riesci nemmeno a spiegarlo bene. Non è per forza un problema enorme. Non è detto che ci sia un conflitto, una crisi, un episodio preciso. È più una sensazione che torna, giorno dopo giorno: ci sei, ma fai fatica a esserci davvero. Porti avanti le cose, ma con meno energia. Rispondi, partecipi, produci, ma dentro senti meno coinvolgimento, meno entusiasmo, meno senso.
All’inizio provi a ridimensionare. Ti dici che sei stanco, che capita a tutti, che forse basta una pausa, un fine settimana, qualche giorno di ferie. E a volte è anche vero: la stanchezza pesa, i periodi difficili esistono, non tutto va trasformato subito in una decisione importante.
Ma quando quella sensazione resta, quando torna anche dopo il riposo, quando ti accompagna nelle giornate e inizia a occupare spazio nei pensieri, allora forse merita ascolto.
Continui ad andare avanti perché il lavoro funziona. Perché sai farlo. Perché magari ti dà sicurezza. Perché cambiare sembra complicato, rischioso, faticoso. Eppure, mentre resti, iniziano ad arrivare domande che non fanno rumore fuori, ma dentro sì:
“È davvero questo il mio posto?”
“Sto solo attraversando un periodo difficile?”
“O sto ignorando qualcosa che in fondo ho già capito?”
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Se vi amate, perché continuate a litigare sugli stessi temi?
Vi capita di discutere anche quando sapete che il sentimento c’è, ma di sentirvi comunque fraintesi?
Di avere la sensazione di parlare… senza riuscire davvero a capirvi?
Non siete soli. E no, non è (solo) un problema di comunicazione.
La verità è che ognuno di noi guarda il mondo attraverso i propri valori, bisogni e priorità.
E spesso diamo per scontato che anche il partner faccia lo stesso.
È proprio qui che nascono incomprensioni, tensioni e quei litigi che sembrano non avere mai fine.
Nel mio lavoro come coach, mi viene posta spesso una domanda tanto semplice quanto potente:
“Perché non riusciamo a capirci?”
La risposta raramente sta nelle parole che ci scambiamo.
Sta in ciò che guida le nostre reazioni.
Non litighiamo per capirci. Litighiamo per sentirci riconosciuti.
Dietro ogni aspettativa, frustrazione o silenzio, si muovono bisogni profondi che modellano il nostro modo di vivere la relazione.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.
Se mi segui da un po’, saprai che il Luxx Profile va ben oltre un semplice test di personalità. È uno strumento scientifico che aiuta a comprendere i meccanismi profondi che guidano comportamento e relazioni.
In pratica, il test individua le nostre spinte motivazionali e mostra come queste influenzino scelte, reazioni e persino i conflitti con chi amiamo.
Conoscere il proprio “DNA motivazionale” e quello del partner significa poter:
Perché il punto non è cosa succede tra due persone.
È da dove ognuno dei due sta reagendo.
Perché litighiamo davvero: cosa succede sotto la superficie
Spesso non litighiamo per ciò che sembra.
Non è davvero “per il disordine”.
Non è “per il tempo passato insieme”.
Non è nemmeno “per il modo di comunicare”.
Quelli sono solo inneschi.
Sotto, ci sono bisogni diversi che cercano spazio, riconoscimento e soddisfazione.
È qui che il Luxx Profile fa la differenza.
Immagina una persona con un forte bisogno di stabilità e sicurezza, e un partner che invece dà priorità alla libertà e al cambiamento.
Davanti alla stessa situazione:
Stessa scena. Due letture completamente diverse.
E questo si riflette nelle piccole cose quotidiane:
Il risultato?
Entrambi reagiscono.
Ma partendo da bisogni completamente diversi.
Senza questa consapevolezza, è facile entrare in un circolo vizioso:
E ognuno è convinto di avere ragione.
Ma la verità è un’altra:
nessuno dei due è sbagliato.
Stanno semplicemente parlando linguaggi diversi.
Il Luxx Profile aiuta proprio in questo passaggio fondamentale:
trasformare il conflitto da scontro… a chiave di comprensione.
Dalla contrapposizione alla complementarità
Quando iniziamo a leggere noi stessi e il nostro partner attraverso i bisogni profondi, qualcosa cambia davvero.
Quello che prima sembrava uno scontro continuo diventa un incontro tra due modi diversi di essere.
E lì emerge la complementarità.
Ciò che l’altro porta nella relazione smette di essere un ostacolo e diventa una risorsa.
Anche quando è diverso da noi.
Anche quando ci mette in difficoltà.
Perché spesso ciò che ci attiva…
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Ti è mai capitato di sentirti a disagio in una relazione senza riuscire a spiegarti davvero il perché?
Oppure di avere bisogno di stare per conto tuo, mentre chi ti circonda sembra cercare continuamente contatto, presenza e condivisione?
Spesso pensiamo che queste differenze dipendano semplicemente dal carattere o dalle abitudini. In realtà, alla base del nostro modo di vivere le relazioni ci sono spinte motivazionali profonde che influenzano quanto bisogno abbiamo di autonomia e quanto valore attribuiamo al contatto con gli altri.
Quando comprendiamo queste dinamiche, molte situazioni che prima ci sembravano confuse iniziano a diventare più chiare: alcune relazioni acquistano un significato diverso, certi comportamenti diventano più comprensibili e possiamo iniziare a costruire contesti più coerenti con ciò di cui abbiamo davvero bisogno.
Per esplorare queste dinamiche può essere utile il LUXX Profile, un modello che analizza 16 fattori motivazionali e ci aiuta a comprendere ciò che influenza davvero il nostro comportamento.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi riportando al centro la persona.
Prima di entrare nel merito del tema, è utile ricordare brevemente cosa rappresenta questo strumento. Ne ho parlato in modo più approfondito nel mio precedente articolo “Essere allineati al proprio DNA motivazionale: il valore del LUXX Profile”.
Il LUXX Profile è stato sviluppato tra il 2016 e il 2017 presso l’Università del Lussemburgo e ci aiuta a capire ciò che guida davvero le nostre scelte: i bisogni motivazionali profondi. A differenza di molti altri test, non utilizza etichette o categorie rigide. Ogni profilo è unico: il modello riconosce oltre 152 miliardi di possibili combinazioni. In particolare, i fattori Autonomia e Contatti Sociali aiutano a comprendere come le persone stabiliscono, mantengono e vivono le relazioni.
Conoscere l’intensità con cui questi fattori si manifestano nel nostro profilo ci aiuta a capire perché alcune situazioni ci fanno sentire liberi ed energici, mentre altre ci pesano, anche se agli occhi degli altri sembrano perfettamente normali.
Il fattore Autonomia misura il nostro bisogno di indipendenza emotiva o di connessione con gli altri. Non si tratta solo della libertà di organizzarsi o di prendere decisioni, ma della possibilità di non dipendere a livello affettivo dalle persone intorno a noi.
Quando il fattore tende verso l’indipendenza, la persona può sentirsi frustrata se percepisce vincoli o obblighi nelle relazioni, anche piccoli. Sentirsi in debito o obbligati può diventare pesante, perché emerge il bisogno di mantenere il proprio spazio emotivo, non sentirsi vincolati e preservare la propria autosufficienza. In questi casi possono comparire tensione, chiusura o il desiderio di prendere distanza.
Al contrario, quando il fattore tende verso la connessione, la persona si sente a suo agio nelle relazioni di interdipendenza, dove confronto, sostegno reciproco e vicinanza emotiva hanno un ruolo importante. La presenza e il coinvolgimento degli altri diventano una risorsa preziosa piuttosto che un vincolo.
Il fattore Contatti Sociali indica quanto valore attribuiamo alla vicinanza fisica e verbale con le altre persone o, al contrario, alla possibilità di stare da soli. Non si tratta di obblighi o incontri funzionali, ma di relazioni vissute per il piacere del contatto umano: uscire con amici, condividere tempo libero, conoscere persone nuove o coltivare rapporti importanti.
Quando il fattore tende verso la vicinanza agli altri, la persona trae energia dalle interazioni sociali e cerca frequentemente occasioni di incontro. Il contatto con gli altri diventa una componente importante del benessere quotidiano.
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Ti capita di impegnarti al massimo… e sentire che dentro ti stai lentamente spegnendo? È una sensazione più comune di quanto si pensi. Hai obiettivi chiari, competenze solide, magari anche risultati concreti, eppure dentro qualcosa non gira come dovrebbe. La motivazione non è costante, l’energia si disperde e ogni passo richiede uno sforzo eccessivo. In questi casi si tende a pensare che manchi disciplina, forza di volontà o determinazione. In realtà, molto spesso, il problema è un altro: stai vivendo e lavorando in modo disallineato rispetto al tuo DNA motivazionale. E ignorarlo può costare più di quanto immagini, consumando energia senza che tu te ne accorga.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi quando riportiamo davvero al centro la persona.
Ognuno di noi è guidato da spinte profonde che influenzano il modo in cui prende decisioni, affronta le sfide e costruisce il proprio percorso. Le spinte motivazionali non rappresentano qualcosa che scegliamo: sono il nostro modo naturale di funzionare. Ignorarle significa andare avanti controcorrente, anche quando dall’esterno tutto sembra funzionare.
Il LUXX Profile nasce per portare consapevolezza proprio su questo livello profondo della motivazione. È un test scientifico sviluppato tra il 2016 e il 2017 presso l’Università del Lussemburgo, all’interno dell’Istituto Psicologico diretto dal professor Samuel Greiff. Alla base c’è un modello solido, che permette di comprendere in modo chiaro e affidabile ciò che guida davvero il comportamento e le scelte di una persona. Ciò che rende il LUXX Profile particolarmente interessante è che non parla di “tipi” di persone. Non divide gli individui in categorie rigide, ma descrive ciascuno nella sua individualità unica. Il modello riconosce oltre 152 miliardi di possibili profili, rendendo ogni risultato altamente personale e lontano dalle semplificazioni tipiche di altri test.
Il LUXXprofile non serve quindi a incasellare o a definire chi una persona è una volta per tutte. Offre piuttosto una fotografia dinamica del suo funzionamento motivazionale, mostrando dove l’energia fluisce in modo naturale e dove, invece, viene spesso forzata. È in questo passaggio di consapevolezza che molte difficoltà smettono di essere vissute come limiti personali e iniziano a essere lette come segnali di disallineamento rispetto al proprio DNA motivazionale.
Essere allineati al proprio DNA motivazionale non significa evitare la fatica o cercare una vita senza ostacoli. Significa scegliere obiettivi, strategie e contesti che rispettino il proprio funzionamento interno. Quando questo accade, la motivazione non deve più essere spinta dall’esterno. Diventa più stabile, più sostenibile, meno dipendente dalla forza di volontà. L’impegno resta, ma non consuma. La disciplina c’è, ma non è una battaglia quotidiana contro se stessi.
Il disallineamento, invece, ha un costo silenzioso. Si manifesta in stanchezza cronica, perdita di entusiasmo, procrastinazione o nella sensazione di stare interpretando un ruolo che non ci appartiene davvero. Molte persone reagiscono cercando di cambiare se stesse o imitando modelli di successo che funzionano per altri, ma non per loro. È un tentativo comprensibile, ma spesso inefficace, perché il problema non è chi si è, bensì come si sta cercando di funzionare.
Il vero valore del LUXX Profile emerge quando la consapevolezza diventa azione. Comprendere il proprio DNA motivazionale permette di fare scelte più autentiche, di costruire obiettivi coerenti e di creare una crescita che non si basi sull’autosforzo continuo. Nel coaching questo cambia completamente la prospettiva: non si tratta di correggere la persona, ma di accompagnarla a esprimere il suo potenziale nel modo più naturale possibile.
Le situazioni conflittuali ti creano disagio?
È una reazione naturale.
Quando emergono tensioni, differenze di punti di vista o emozioni intense, il corpo spesso reagisce prima della mente: un nodo allo stomaco, il desiderio di evitare, la paura di dire la cosa sbagliata. In quei momenti il conflitto viene vissuto come qualcosa da risolvere in fretta o, più spesso, da evitare.
Nel coaching, però, il conflitto può assumere un significato diverso. Non solo un problema da eliminare, ma uno spazio prezioso in cui bisogni, valori ed aspettative chiedono di essere ascoltati. È proprio lì, dove il disagio si fa sentire, che può iniziare un cambiamento reale.
Ciao, sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi quando riportiamo davvero al centro la persona.
Nel mio lavoro ho accompagnato persone che vivevano situazioni conflittuali molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso vissuto: un forte disagio emotivo. C’era chi sperimentava una tensione costante nella relazione di coppia, chi entrava in ufficio con un peso difficile da ignorare, chi evitava alcune conversazioni per timore di peggiorare la situazione.
In tutti questi casi, il disagio non era il problema, ma un segnale: qualcosa di importante stava chiedendo attenzione.
Facciamola Semplice. Anche quando una relazione appare complicata o carica di tensioni, è possibile riportare chiarezza, ordine e comprensione partendo dall’ascolto di ciò che quel disagio sta comunicando.
Quando ci si trova all’interno di una relazione conflittuale, la prima esplorazione riguarda il valore che quella relazione ha per la persona. Comprenderne l’importanza aiuta a dare senso al disagio vissuto e orienta il modo in cui si sceglie di stare nel conflitto.
Nel percorso di coaching, l’attenzione si sposta poi su ciò che accade interiormente: le emozioni che emergono, i pensieri che si attivano, i comportamenti che tendono a ripetersi. Questo passaggio favorisce una maggiore consapevolezza delle proprie reazioni automatiche.
Un ulteriore passo consiste nell’ampliare lo sguardo verso l’altro, immaginando cosa potrebbe provare, quali bisogni o difficoltà potrebbero esserci dall’altra parte e quale funzione possa avere il suo comportamento. Non per giustificarlo, ma per ridurre la rigidità del confronto.
A questo punto diventa possibile osservare la situazione da una prospettiva esterna. Spesso emergono schemi ricorrenti e possibilità di azione che, quando si è emotivamente coinvolti, restano poco visibili. Tornando infine nei propri panni, la domanda diventa: cosa posso portare con me da questa esperienza?
È in questo passaggio che il conflitto smette di essere solo fonte di disagio e diventa un’occasione di crescita e trasformazione nella relazione.
Ogni conflitto porta con sé un messaggio. Il disagio non è un ostacolo da eliminare, ma un invito a comprendere meglio se stessi e gli altri.
Prendersi il tempo per esplorare ciò che accade dentro e fuori di sé può aprire nuove possibilità di dialogo e di cambiamento.
Se, rispondendo a queste domande, emergono riflessioni, dubbi o nuovi punti di vista, può essere utile non lasciarli sospesi. Il confronto guidato aiuta a dare ordine a ciò che appare confuso e a trasformare il disagio in maggiore chiarezza.
Se senti il bisogno di approfondire quanto sta emergendo o di esplorare una relazione conflittuale in modo più strutturato, puoi scrivermi per valutare insieme un possibile percorso di coaching.
Contattami via email per un primo confronto conoscitivo e per capire come lavorare sulla tua situazione in modo semplice, concreto e consapevole.
Ti è mai capitato di guardarti indietro e chiederti quante occasioni hai lasciato andare senza nemmeno provarci? A volte basta un pensiero rapido, quasi automatico, per farci mollare: “Non ce la farò”, “Non è il mio momento”, “Meglio non rischiare”. Piccoli freni che, sommati, diventano confini invisibili.
Forse anche tu, almeno una volta, hai pensato: “Non sono abbastanza bravo.” “È troppo tardi per cambiare.” “Non riuscirò mai a farcela.”Frasi così nel coaching si chiamiamo convinzioni limitanti, pensieri radicati che guidano le nostre scelte più di quanto immaginiamo. A volte non le notiamo nemmeno, ma determinano come affrontiamo le sfide, come reagiamo ai cambiamenti e persino quali possibilità decidiamo di cogliere o ignorare.
Riconoscerle è il primo passo. Solo allora diventa possibile trasformarle in convinzioni più funzionali, più solide, capaci di dare energia invece di sottrarla. È da lì che nasce la fiducia necessaria per avvicinarsi alla vita che desideriamo davvero.
Ciao, io sono Solange Borsellini, coach professionista, e credo profondamente che ogni percorso di cambiamento inizi quando riportiamo davvero “Al Centro la Persona”.
Nel mio lavoro ho incontrato persone competenti, brillanti, spesso piene di talento, ma bloccate da un dialogo interiore rigido e svalutante. Mi hanno detto frasi come: “Non sono abbastanza preparato per quel ruolo”, “In fondo non ho fatto nulla di speciale”, oppure “Nella mia vita va sempre tutto storto”.Dietro queste parole si nascondevano convinzioni limitanti che le spingevano a restare dove si sentivano al sicuro, rinunciando però a nuove opportunità.
Quando nel coaching si porta luce su queste convinzioni succede qualcosa di potente: ci si rende conto che non descrivono la realtà, ma una percezione. E da quel momentoinizia la riscrittura interiore.Un pensiero come “Non sono pronto” può trasformarsi in “Posso imparare ciò che mi serve”.E quando cambia il modo di pensare, cambia anche il modo di agire: si affrontano nuove sfide, si chiedono riscontri, si decide con più fiducia. È lì che avviene la trasformazione, non solo professionale ma personale.
Ogni cambiamento nasce da una presa di coscienza. Spesso non serve rivoluzionare tutto: basta iniziare a osservare i propri pensieri con attenzione, distinguendo quelli che supportano il nostro cammino da quelli che ci trattengono.Le convinzioni limitanti possono essere ostacoli, ma anche la porta d’ingresso verso un percorso di crescita.
Se ti riconosci in alcune di queste frasi, o se senti di non esprimere tutto il tuo potenziale, sappi che è un cammino possibile, passo dopo passo. Il primo gesto è scegliere di guardarti dentro e concederti la possibilità di cambiare prospettiva.
Ogni volta che metti in discussione un “non posso”, ti avvicini a ciò che desideri davvero. Ed è spesso lì che comincia la parte più significativa del percorso.
Vuoi iniziare subito a lavorare sulle tue convinzioni limitanti? Scarica il workbook gratuito “Riconosci e Metti in discussione le tue convinzioni limitanti”: uno strumento semplice ma efficace per identificare i pensieri che ti frenano.È il primo passo, concreto e immediato, verso una mentalità più consapevole e potenziante.
Fallo il prima possibile: potrebbe essere l’inizio del tuo cambiamento.
Per esplorare a fondo i risultati del workbook, puoi rivolgerti direttamente a me: saròlieta di aiutarti a trasformare le tue riflessioni in un percorso di crescita chiaro e consapevole.
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