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Perché alcuni bambini amano leggere e altri, davanti a quattro righe, sembrano vivere una tragedia greca?
In questa puntata parliamo di bambini plusdotati, lettura e motivazione alla lettura, perché sì: anche un bambino con una plusdotazione può essere completamente disinteressato ai libri. E quando quel bambino è tuo figlio, che per anni davanti alla parola “leggi” ha reagito più o meno come se gli avessi chiesto di spaccare pietre, può diventare una questione parecchio interessante.
Vi racconto cosa è successo da noi e come, dopo una serie di tentativi, piccoli segnali e parecchie delusioni, Joele ha improvvisamente iniziato a leggere. Non perché abbiamo trovato la tecnica magica per far amare i libri ai bambini, ma perché abbiamo trovato la sua motivazione.
Dentro ci sono libri, Geronimo Stilton, un ingegnere meccanico, la NASA, un incontro casuale, un viaggio in macchina di 30 minuti e una scintilla che ha cambiato completamente il rapporto di Joele con la lettura.
E soprattutto una riflessione sulla plusdotazione e sulla motivazione dei bambini: a volte non è che un bambino non sia capace o non abbia voglia di imparare. Forse non abbiamo ancora trovato il punto dal quale quella cosa diventa interessante per lui.
Non è una ricetta e non è un metodo universale. È semplicemente uno dei nostri tentativi. Uno dei pochi che, per ora, sembra aver funzionato.
Ah, e per le madri eterosessuali all'ascolto: tranquilli, in questa puntata c'è anche Mark Rober. Finalmente, dopo anni di Peppa Pig, Bing, Pokémon e Hot Wheels, un contenuto interessante per i bambini e un gran pezzo di gnocco per noi. Prego. 😂
🎙️ Anche meno. A volte di più ; — un podcast sulla plusdotazione, sulla genitorialità e sulla vita quotidiana con un bambino neurodivergente.
Quanto siamo davvero capaci di fidarci dei nostri figli?
In questo episodio parto da una settimana di scuola e da una frase semplicissima: “No amore, mi fido.”
Parliamo di autonomia dei bambini, fiducia, controllo e soprattutto di una cosa che per noi genitori è difficilissima: lasciare ai figli lo spazio per provare, sbagliare e imparare senza intervenire continuamente.
Vi racconto cosa è successo quando abbiamo deciso di lasciare Joele, 7 anni, un giorno più autonomo, a casa sua, con i nonni disponibili vicino ma senza interventi continui. L’idea non è che sia perfetto, ma che possa provare, sbagliare e imparare, mentre noi restiamo una presenza di sfondo e non il motore di ogni scelta.
E poi c’è quell’aquilone colorato malissimo, che diventa l’occasione per capire una cosa importante: avere una capacità e scegliere di usarla sono due cose diverse.
Perché autonomia non significa fare tutto perfettamente. Significa anche poter dimenticare una maglietta, sbagliare un compito, gestire una conseguenza e riprovare.
E forse il punto non è fidarsi dei bambini perché siamo sicuri che non sbaglieranno.
È fidarsi abbastanza da permettere loro di sbagliare.
🎙️ Anche meno, a volte di più — un podcast sulla plusdotazione, sulla genitorialità e su tutto quello che succede quando provi semplicemente a restare lucida.
00:00 Che settimana!01:38 “Come stai?” e basta: parlare di scuola senza interrogare02:20 I compiti: lasciare autonomia ai bambini04:09 L’aquilone della discordia08:56 Io faccio la mamma, non la maestra10:19 Un giorno di autonomia: lasciare spazio ai bambini12:10 E se fosse pronto? Fidarsi dei bambini15:14 E se avesse sbagliato? Imparare dagli errori16:09 “No amore, mi fido”: fiducia e autonomia19:29 L’autonomia nelle piccole cose22:54 Bambini senza banchi di prova23:13 E quell’aquilone?24:53 Piccole cose che fanno crescere
Anno scolastico 2026/2027, scuola, genitorialità e 10 buoni propositi di una mamma che quest’anno ha deciso di mollare un po’ la presa.
Nuovo anno scolastico, nuovi buoni propositi. Ma non quelli che state pensando voi. 😂
Quest’anno ho deciso di provare a fare una cosa apparentemente semplicissima: controllare meno, preoccuparmi meno e lasciare a Joele un po’ più di spazio per fare da solo.
Niente compiti controllati, niente interrogatori sul “com’è andata a scuola?”, niente domande inutili nella chat di classe, niente tentativi di capire ogni sua stranezza. E soprattutto: provare ad accettare che a mio figlio la scuola possa anche non piacere.
Tra chat di classe, madri alle prese con il blu royal, zucchine rigorosamente croccanti, guantini con scritto “POLICE”, palestra da ricominciare e gente che vuole mettere alla prova la plusdotazione di Joele sotto l’ombrellone, arrivo al mio decimo proposito: accettare me stessa e smettere di vivere la genitorialità come una gara alla perfezione.
Perché forse essere una brava madre non significa controllare tutto, fare tutto bene e avere un figlio perfetto. Forse significa anche sapere quando mollare la presa.
Una puntata sull’anno scolastico 2026/2027, sulla genitorialità, sul carico mentale, sulla pressione della perfezione e sulla libertà di crescere figli imperfetti in una famiglia imperfetta.
E sì: ho parlato per 33 minuti. Nei dieci propositi non avevo inserito “parlare meno”. Sarebbe stato irrealistico. 😂
Anche meno, a volte di più.
Non ci sono bambini cattivi. Ci sono solo bambini non capiti."
In questo episodio di Anche meno. A volte di più, smontiamo uno dei tabù più solitari, giudicati e fraintesi dell'infanzia: il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP).
Tra falsi miti, accuse di cattiveria e l'incessante etichetta di "maleducazione", esploriamo cosa succede davvero nella vita di questi bambini.
Ma soprattutto, vi racconto cosa accade quando il giudizio degli adulti viene azzerato, lasciando spazio a una trasparenza radicale e a relazioni autentiche, stabili e prive di sottotesto.
Una puntata dedicata a tutte le famiglie che vivono la solitudine del dito puntato, ai genitori stanchi di doversi giustificare e a chi desidera imparare a costruire ponti anziché alzare muri.
Parliamo di plusdotazione, alto potenziale e senso di giustizia nei bambini, e di cosa succede quando tuo figlio sviluppa un’assertività precocissima che mette a dura prova l’autorità tradizionale.
Ieri sera nostra cognata ha guardato Gioele durante una partita a carte e ha detto: "Sembra un sedicenne". Nella postura, nel modo di parlare e nel modo in cui pretende un confronto alla pari con gli adulti, senza alcuna soggezione anagrafica.
Dall'esterno, una visione educativa arcaica lo bollerebbe subito come "maleducato". Per noi, invece, è l'esercizio sano di un carattere forte e di un rispetto delle regole che deve essere universale:
Perché se c'è una regola al tavolo da gioco, vale per il bambino di 7 anni così come per il padre col telefono in mano.
Perché non vogliamo crescere un figlio sottomesso all'autorità oggi, per evitare che domani diventi un adulto incapace di dire "no" o di difendere i propri confini.
Perché la vera giustizia non ha doppi standard: passa dal pretendere parità a carte al correre per tutta la spiaggia per difendere il diritto di un compagno di giocare, fino al fare una carezza a chi è stato escluso.
Un episodio nudo e crudo sulla genitorialità orizzontale, sui doppi standard degli adulti e sulla fatica meravigliosa di educare alla forma, senza mai soffocare la sostanza.
👇 E a casa tua come funziona?Ti sei mai scontrata/o con il giudizio degli altri sull'assertività di tuo figlio? O sui doppi standard degli adulti?
Lasciami un commento qui sotto all'episodio: sono curiosissima di sapere come la vivi tu!
#plusdotazione #genitorialità #crescita #bambini #educazione
Quando un figlio richiede attenzioni e presenze speciali, la gestione familiare si spacca in due: uno fa da scudo emotivo e l'altro spinge sull'operatività e sul lavoro per tenere in piedi la barca.
Ma cosa succede quando l'emergenza finisce e la "modalità trincea" diventa un'abitudine disfunzionale?
In questo episodio affrontiamo la verità nuda e cruda sulle dinamiche di coppia travolte dalla gestione dei figli, dal rischio di diventare semplici colleghi di turno alla fatica reale di riequilibrarsi.
In questo episodio:
Se vivi anche tu situazioni "A volte di più" ma vorresti che ogni tanto fossero "Anche meno", segui il canale e attiva le notifiche.
Alla prossima settimana!🎙️✨
Il 15 agosto è passato ed è tempo di tirare fuori le vere angosce genitoriali dal cassetto. In questo episodio di "Anche meno. A volte di più", affrontiamo la verità nuda e cruda sulla plusdotazione infantile, la trappola del "vincere facile" e la fatica reale di gestire un bambino ad alto potenziale cognitivo fuori da ogni retorica.
📌 In questo episodio:
Il riassestamento estivo a tre: Cosa succede agli equilibri familiari quando cambiano le routine, i confini e le regole.
Il calcolo di matematica e il cervello-muscolo: Quando la convinzione di "tanto sono bravo" porta a non allenarsi, fino al momento in cui la realtà presenta il conto.
Porsche, Lamborghini e Punto Fiat: La metafora dei motori per spiegare a un bambino l'importanza dell'impegno e della costanza.
La trappola della scuola "facile": Perché la risposta "lì sono il più bravo" nasconde la paura della fatica e della formamentis statica (fixed mindset).
Lo sfogo sul "Ma è normale": Perché dire a una famiglia con un figlio neurodivergente che "è tutto normale" sminuisce il mazzo quadrato quotidiano su gestione sensoriale, domande filosofiche e precocità.
Brutti voti, cadute e la Teoria dell'Attaccamento: Perché il dovere di un genitore non è mettere una campana di vetro, ma offrire una Base Sicura (Bowlby) a cui tornare dopo essersi sbucciati le ginocchia nel mondo.
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00:00 - Il post-15 agosto e la pausa dal podcast
01:40 - Ricalibrare gli equilibri familiari durante le vacanze al mare
06:03 - Compiti delle vacanze e la trappola della procrastinazione
08:23 - Il calcolo matematico fallito: "Il cervello è un muscolo che va allenato"
10:53 - Cambiamenti a scuola e l'ipotesi del cambio classe
15:34 - "Lì sono il più bravo": la trappola della formamentis statica
18:09 - La metafora dei motori (Porsche, Lamborghini e Punto Fiat) e l'impegno
20:43 - Lo sfogo sul "Ma è normale": la fatica reale di gestire la complessità
24:43 - La paura di una scuola troppo facile e la necessità delle sfide reali
28:20 - Educare alla frustrazione: no alle campane di vetro, sì alla Base Sicura (Bowlby)
31:44 - Lasciarlo andare per la sua strada & saluti finali
Che tu figlio sia plusdotato o no, l'estate dovrebbe essere fatta di relax, uncinetto o pile di libri da leggere sotto l'ombrellone. Invece, se sei un genitore, è il momento in cui ti trasformi nel carceriere del tuo pargolo per colpa dei temutissimi compiti delle vacanze.
In questo episodio ci immergiamo nella tragedia greca (e domestica) dello studio estivo:
Un viaggio esilarante, cinico al punto giusto e liberatorio nel backstage della genitorialità reale, dove si ammettono i fallimenti, si citano i luminari della pedagogia e si cerca di arrivare a settembre interi.
00:00 Sigla e benvenuto00:45 Compiti delle vacanze: il dramma03:30 Genitori e autonomia scolastica05:15 Ansia da compiti: parla la psicologa06:45 La lavagna per organizzare lo studio10:20 Funzioni esecutive nei bambini13:30 Vygotsky e scaffolding nello studio16:15 Teoria dell'autodeterminazione19:20 Bilancio dell'uso della lavagna e saluti finali
Come funziona la diagnosi di ADHD negli adulti e cosa succede quando un genitore ricerca la propria neurodivergenza?
In questa puntata calo il sipario e vi racconto la mia storia personale. Senza filtri, senza sovrastrutture e con la trasparenza di sempre.
Vi porto dentro il mio viaggio: tra i ricordi di un'infanzia segnata dalla dislessia, il terrore latente di "non essere abbastanza intelligente", i confronti accesi sulla terapia farmacologica e un percorso di valutazioni neuropsicologiche che ha finito per ribaltare completamente tutte le nostre certezze familiari.
Un episodio intimo, a tratti esilarante e molto vero, sulla fatica di cercarsi da grandi, sull'assurdità del sistema di diagnosi per adulti e sul significato profondo di voler capire chi si è davvero.
In questo episodio vi racconto:• La prima diagnosi: La dinamica dei "due fuochi" e cosa è emerso dai primi test.• Il fantasma della scuola: Come la dislessia non diagnosticata ha condizionato la percezione di me stessa per decenni.• Andare a mille all'ora: Il dilemma della terapia farmacologica e il confronto franco con il mio terapeuta.• Il colpo di scena: Il test tecnologico con il visore 3D che ha cambiato improvvisamente le carte in tavola.• Oltre le etichette: Cosa succede quando la ricerca di risposte non va come avevi previsto e perché è fondamentale fare pace con chi siamo.
💬 E tu ti sei mai dovuta/o ricredere su chi eri? Ti è mai capitato di iniziare un percorso per cercare risposte e ritrovarti con ancora più domande? Scrivimelo nei commenti su Spotify o in DM su Instagram!
Se "Anche Meno" ti fa sentire meno sola/o, lascia 5 stelle su Spotify o Apple Podcasts e condividi l'episodio con chi ha bisogno di posare la propria armatura. 🌟
Sei arrivato fin qui, ormai sei adulto: perché vai a scavare? A cosa ti serve un'etichetta ora?"
È la risposta classica che molti neurotipici danno quando un adulto sceglie di farsi domande sulla propria mente. Ma c'è una verità che chi guarda da fuori non vede: funzionare non significa stare bene, e camuffare per decenni ha un prezzo biologico ed emotivo altissimo.
In questo episodio affrontiamo la neurodivergenza in età adulta senza narrazioni edulcorate o manager da copertina.
Guardiamo in faccia la vita vera — quella degli operai, degli impiegati, di chi deve timbrare un cartellino in una società che non è mai stata inclusiva — per capire perché una diagnosi tardiva non serve a piangersi addosso, ma a rileggere il proprio passato, fare pace con le proprie radici e conquistare finalmente la serenità.
In questo episodio parliamo di:
• Il mito del "va bene così": Perché non esiste un limite d'età per smettere di soffrire e iniziare a conoscersi.
• Società vs Famiglia: Perché anche l'ambiente più accogliente non protegge dall'impatto con un mondo omologante.
• La scienza del Camuffamento (Masking): Cosa dicono gli studi di Nikolett Kentrou, Laura Hull, James Bishop e PubMed Central su burnout, boreout e ansia da prestazione cronica nell'ADHD.
• La trappola del sintomo secondario: Perché curare l'ansia senza capire la neurodivergenza è come mettere un cerotto su una ferita profonda.
• Fare pace con il passato: La diagnosi come strumento per perdonarsi e comprendere i propri genitori.
• Etichetta o Identità? Perché la neurodivergenza non si separa dalla persona, ma ne fa parte.
💡 E tu che esperienza hai?
Ti è mai capitato di sentirti dire che è "inutile" indagare su chi sei solo perché ormai sei diventato adulto? Scrivimi la tua opinione nei commenti su Spotify o in DM su Instagram!
00:00 Introduzione alla neurodivergenza01:46 Adulti e neurodivergenza03:42 Perché una diagnosi da grandi?05:00 Il valore della consapevolezza07:30 Vissuto e sofferenza accumulata10:04 Società e mancanza di inclusione14:12 Chiarezza, passato e famiglia17:15 Persona e neurodivergenza19:12 Cosa dicono gli studi scientifici?21:37 Masking, burnout e ansia24:47 ADHD, stress cronico e cortisolo26:52 Plusdotazione ed errori diagnostici28:49 Valore della diagnosi da adulti31:54 Componente genetica e prossima puntata
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