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BLOCCANTI DELLA PUBERTA', KENNEDY FA EMERGERE LA VERITA'
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha pubblicato un nuovo, attesissimo, rapporto scientifico che lancia un monito chiarissimo contro la cosiddetta "assistenza di affermazione di genere" sui minori, scatenando l'ira dei gruppi pro-LGBT. Lo studio, sottoposto a revisione paritaria e basato su un precedente documento diffuso a maggio sui giovani con confusione di genere, porta un titolo eloquente: "Trattamento della disforia di genere pediatrica: revisione delle prove e delle migliori pratiche".
Il rapporto analizza l'uso di bloccanti della pubertà, ormoni eterosessuali e interventi chirurgici su bambini e adolescenti, evidenziando come questi trattamenti comportino danni «significativi, a lungo termine e troppo spesso ignorati o monitorati in modo inadeguato». Non si parla di rischi teorici, ma di conseguenze concrete, ovvero: infertilità o sterilità, disfunzione sessuale, alterazioni della densità ossea, impatti cognitivi negativi, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici, aumento dei disturbi psichiatrici, complicazioni chirurgiche e rimpianto. Questi risultati arrivano in un contesto politico già acceso. A gennaio scorso, infatti, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per limitare gli interventi di "cambio di sesso" su minori, denunciando le mutilazioni chimiche e chirurgiche come un «palese danno causato ai bambini» travestito da presunta necessità medica. Il nuovo studio dell'HHS conferma e rafforza queste preoccupazioni, mettendo in discussione l'intera narrazione secondo cui "bloccare" la pubertà e somministrare ormoni o interventi chirurgici sarebbe l'unica via per "salvare" i giovani in difficoltà.
KENNEDY: QUESTA NON È MEDICINA, È NEGLIGENZA
A dare ulteriore peso al rapporto è stato l'intervento del segretario dell'HHS, Robert F. Kennedy Jr., che non solo ha approvato le conclusioni dello studio, ma ha attaccato duramente l'establishment medico statunitense. In una dichiarazione molto netta, Kennedy ha accusato l'American Medical Association e l'American Academy of Pediatrics di aver diffuso «la menzogna secondo cui le procedure chimiche e chirurgiche di rifiuto del sesso potrebbero essere positive per i bambini». Secondo Kennedy, queste associazioni hanno tradito il loro giuramento di "non nuocere": le loro cosiddette cure di affermazione di genere avrebbero inflitto «danni fisici e psicologici duraturi a giovani vulnerabili». Parole durissime che arrivano da un vertice istituzionale di primo piano: «Questa non è medicina, è negligenza», ha affermato, accusando l'élite medica di aver abbracciato un'ideologia anziché attenersi alle evidenze scientifiche. Inoltre, proprio per l'estrema rilevanza del tema, l'HHS ha reso noto di aver invitato l'American Academy of Pediatrics e la Endocrine Society a contribuire al rapporto, a quanto pare senza però ricevere collaborazione: entrambe le organizzazioni si sarebbero rifiutate di partecipare.
Parallelamente alle conclusioni del rapporto, negli Stati Uniti si registra un dato significativo: un numero crescente di ospedali e professionisti sanitari sta riducendo i trattamenti "di affermazione di genere" per i minori. L'Università del Michigan, la Yale Medicine, il colosso sanitario Kaiser Permanente, il Children's Hospital di Los Angeles, la UChicago Medicine e il Children's National Hospital di Washington, DC sono solo alcuni dei sistemi sanitari che hanno già eliminato o iniziato a limitare bloccanti della pubertà e altri farmaci "transgender" per i più piccoli. Segnali che indicano prudenza, se non un vero dietrofront, rispetto all'entusiasmo ideologico degli ultimi anni. Sul piano delle statistiche, il fenomeno resta tuttavia enorme: si calcola che circa 2,8 milioni di americani dai 13 anni in su si identifichino oggi come "transgender". La generazione Z è quella con la percentuale più alta di auto-identificazione "LGBTQ+": circa il 7,6%. Ma i dati scientifici ricordati dal rapporto, e da un già vasto corpus di studi, dicono anche altro: ovvero che oltre l'80% dei bambini con disforia di genere supera spontaneamente questa condizione entro la tarda adolescenza, senza bisogno di farmaci o bisturi. Persino gli interventi chirurgici di "riassegnazione" completa, sottolineano le ricerche, non bastano a eliminare la maggiore tendenza all'autolesionismo e al suicidio rispetto alla popolazione generale.
INTERESSI ECONOMICI ENORMI
In tutto questo, però, a gettare un'ombra ancora più pesante sul sistema sono emerse anche ammissioni dirette di medici che "affermano il genere", immortalate in video o email, in cui riconoscono di aver promosso questi trattamenti pur sapendo che sono pericolosi e quindi con troppa leggerezza. Una inchiesta del 2022 sulla Clinic for Transgender Health del Vanderbilt University Medical Center ha rivelato, a tal proposito, che la dottoressa Shayne Sebold Taylor ha dichiarato apertamente che «questi interventi chirurgici fanno un sacco di soldi». Parole che confermano un sospetto drammatico: dietro la retorica dei "diritti" e dell'"inclusione" si muovono soprattutto interessi economici enormi, mentre a pagare il prezzo più alto sono i bambini e gli adolescenti. In tal senso, quindi, il nuovo rapporto dell'HHS, le denunce di Robert F. Kennedy Jr., il dietrofront di tante strutture sanitarie e le numerose prove scientifiche vanno tutti nella stessa direzione: la cosiddetta assistenza di affermazione di genere sui minori non è una cura innocua, ma un campo minato di rischi, spesso irreversibili.
Un monito che dovrebbe far riflettere, e molto, anche in Europa e in Italia, dove la pressione per introdurre nelle scuole e nei protocolli sanitari l'ideologia gender si fa ogni giorno più aggressiva, soprattutto se pensiamo ai diktat Lgbt con i progetti gender e la carriera alias negli istituti scolastici di ogni ordine e grado e se pensiamo allo scandalo che ha colpito l'Ospedale Careggi di Firenze, dove sono emerse gravi lacune sulla somministrazione della Triptorelina - un farmaco bloccante della pubertà - senza le dovute e obbligatorie visite psicologiche e psichiatriche.