Nel corso della Seconda guerra mondiale, dopo alcuni secoli di decadenza, l’altura recuperò il suo ruolo di punto nodale militare, tanto da essere considerata dagli strateghi militari una vera e propria “porta di accesso” alla Pianura Padana. Dopo duri combattimenti il monte e le alture minori di Monte Carnevale e Monte Cappello furono conquistati dai partigiani del 3° battaglione, comandato da Carlo Nicoli, della 36ª Brigata Bianconcini Garibaldi. La mattina del 27 settembre su Monte Battaglia giunsero i fanti dell’88ª Divisione americana, ai quali fu consegnato l’importante bastione. Il comandante del 350° Reggimento americano nel suo rapporto scrisse: «Il II Battaglione si impadronì del Battaglia senza opposizione alle ore 14 circa, trovando la montagna presidiata da un battaglione di patrioti italiani». I partigiani della 36ª Brigata furono quindi disarmati, avviati nelle retrovie e la loro vittoria su Monte Battaglia ignorata nei bollettini di guerra Alleati. Sui pendii del Monte Battaglia un totem in legno riporta tre nominativi con delle frecce indicanti i luoghi di ritrovamento di tre caduti. Due sono soldati americani, il Sergente Harold E. Fechter e il soldato semplice Harry Castilloux, del terzo, un tedesco, non è possibile risalire al nome poiché sulle piastrine di riconoscimento non era riportato.
©Editoriale Programma - Antonio Melis