La Strada degli Scrittori

Castelli e Parrocchie di Regalpetra – Racalmuto


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Proseguendo oltre Favara, ti suggerisco una sosta a Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia e cuore del libro “Le parrocchie di Regalpetra”, pubblicato nel 1956. Il nome di Regalpetra, come racconta un fitto scambio di lettere, fu una invenzione dell’editore Laterza, per un libro in cui si raccontava la cronaca di un paesino qualunque dell’entroterra siciliano. In realtà, lo sfondo è quello di Racalmuto, che in antico si chiamava Regalmuto: il nome “Regalpetra” venne fuori dalla fusione fra Regalmuto e Petra, altro borgo inventato nel 1937 da Nino Savarese, per descrivere una città di Sicilia che in parte corrispondeva ad Enna.
Chissà quante volte il piccolo Leonardo avrà passeggiato fra i vicoli del paese, raccogliendo le storie raccontate dagli anziani, che ricordavano ancora le truppe garibaldine dirigersi a cavallo verso la piazza del Castello!
Edificato dai Chiaramonte, agli inizi del 1300, dopo il matrimonio di Costanza Chiaramonte con il marchese Antonio Del Carretto, la baronia e il Castello di Racalmuto passarono a questa nobile famiglia, d’origini franche, che ne fu signora fino al 1716.
All’esterno ne potrai ammirare l’imponente facciata, dominata dalle due torri cilindriche, mentre numerosi interventi edilizi ne hanno in parte alterato la struttura. Da una scala possente nel cortile interno potrai accedere agli ambienti, distribuiti su tre livelli: nonostante il passare del tempo, il Castello è tra i più belli di Sicilia, dichiarato monumento nazionale agli inizi del 1900.
I racalmutesi lo chiamano “lu Cannuni”, per via della forma delle torri e delle armi da fuoco puntate a difesa, e così lo ricorda Sciascia in un altro libro, “Occhio di capra” del 1984, in cui raccolse vari modi di dire siciliani!
Tutt'intorno al Castello, sorgono le chiese che fanno da cornice ai racconti dello scrittore, come la Chiesa Madre e il Santuario Maria SS. del Monte. Se ti dovessi trovare qui nella seconda settimana di luglio, potrai assistere alla festa religiosa, che Sciascia definì «rossa e colorata, urlante grappolo di gioia», dedicata alla venerazione della Madonna col Bambino, una splendida scultura attribuita a Antonello Gagini, datata 1503.
Infine, un ultimo suggerimento: a circa 6 chilometri dal centro storico, percorrendo la SP39 e seguendo le indicazioni per la “Fortezza del Castelluccio”, potrai visitare la fortezza arabo-normanna che sorge su quel monte. Da qui potrai godere di un ampio panorama dei borghi e delle campagne intorno!
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La Strada degli ScrittoriBy Anas