Da Porto Empedocle, percorri la SS640 fino alla rotonda dominata dalle colonne del Tempio di Giunone che svettano nell’azzurro del cielo. Qui, segui le indicazioni per Favara, comune dell’agrigentino, che nel nome ricorda le sue antiche origini arabe: la parola Fawwara, infatti, indica la presenza di una pozza d’acqua ed è molto comune nelle zone rurali siciliane.
Giunto nella piazza Cavour, la piazza principale del paese, riconoscerai subito, dalla sua imponenza, il Castello Chiaramontano! Si tratta di uno splendido esempio di castelli medievali siciliani e fu costruito intorno al 1270, forse sopra una struttura preesistente, da Federico II, degno rappresentante della nobile famiglia dei Chiaramonte, che seppe persino "inventare" un proprio stile architettonico!
Il castello conserva ancora le sue alte e spesse mura e la sua pianta a quadrilatero! L’antica torre merlata, che si affacciava sulla piazza, venne invece abbattuta intorno al 1840 per fare largo al palazzo dei Cafisi.
Non ti sfuggirà la presenza delle strette feritoie, che si aprono su tutti e quattro i lati e ne sottolineano il carattere difensivo. Entrando, invece, gli ambienti ti appariranno più simili a quelli di una nobile residenza che di una roccaforte militare! Furono proprio i Chiaramonte a “mescolare”, con questo tipo di castello, i due aspetti, militare e residenziale.
Provo a farti immaginare come si svolgeva la vita qui fra il 1300 e il 1500: a piano terra abitavano i servi, mentre altri ambienti erano adibiti a scuderie per cavalli e carrozze e a magazzini. Questi locali, con le loro belle porte ad arco acuto, si affacciano sul cortile. Come ogni Castello dell’epoca, anche a Favara c’era la Cappella, cui si accedeva dal bel portale in pietra riccamente decorato, che puoi ancora ammirare!
E, come spesso accadde a tanti altri Castelli siciliani, dopo essere stata nobile residenza per tutto il 1600, nel 1700 venne trasformato in carcere: le cucine, che avevano visto cuochi e servi preparare lauti banchetti per i loro signori, vennero trasformate in celle: a sinistra c’erano le celle del carcere criminale e a destra quelle del carcere civile. Il carcere delle donne si trovava invece al piano superiore. Della sofferenza passata un tempo da qui, abbiamo traccia nei numerosi graffiti che i prigionieri hanno inciso sulle pareti delle loro celle!
Oggi, riportato al suo antico splendore dopo decenni di abbandono, il Castello è sede di rappresentanza del Comune e ospita varie manifestazioni.