Fra i brani in scaletta questa settimana: You’ve Got A Habit Of Leaving di David Bowie con i Lower Third, Arcipelaghi di Ruggero Ricci, Nartico e Fra Sorrentino, Uccellacci e uccellini di Domenico Modugno, Ricordati di Chico dei Nomadi e L’Avvelenata di Francesco Guccini.In apertura della nuova puntata di Classic Rock On Air, la Cover Story è dedicata agli esordi di David Bowie, quando ancora si faceva chiamare Davie Jones e cercava di conquistare la scena musicale londinese. Nel 1964, dopo un primo singolo passato inosservato con i King Bees, entra nei Manish Boys, con cui si esibisce al Marquee Club e appare alla BBC. Il talento di polistrumentista e autore attira l’attenzione del produttore Shel Talmy, già al lavoro con Kinks e Who, che contribuisce alla realizzazione di alcuni suoi primi brani, tra cui I Pity The Fool, con la chitarra di un giovanissimo Jimmy Page. Dopo aver lasciato i Manish Boys nel 1965, Bowie si unisce ai più rockettari Lower Third e pubblica You’ve Got A Habit Of Leaving, singolo scritto interamente da lui. Il brano testimonia una fase fondamentale nella formazione della sua identità musicale, ancora in evoluzione ma già influenzata dall’energia e dalle sonorità dei Who di Pete Townshend.Il brano proposto questa settimana dal MEI è Arcipelaghi, nato dalla collaborazione tra Ruggero Ricci, Nartico e Fra Sorrentino. Ispirato al celebre verso di John Donne «Nessun uomo è un’isola», il singolo riflette sulla ricerca di relazioni autentiche in un mondo in cui social network e intelligenza artificiale rendono i rapporti sempre più mediati e distanti. Tra indie e pop elettronico, la produzione di Tia Snow e Matteo Gabbianelli dei KuTso intreccia chitarre, synth e scrittura cantautorale. Il videoclip, girato a Playa del Medio e diretto da Artio e Bronny, racconta l’amicizia tra i tre artisti e restituisce in immagini il legame umano da cui è nata la collaborazione. Percorsi musicali differenti si incontrano così in un racconto condiviso, che ricorda come siano la presenza, l’amicizia e le connessioni autentiche a dare valore alle relazioni.Questa settimana Soundtrack City, la trasmissione curata da Marco Testoni e Massimo Privitera e ospitata da Classic Rock On Air, incontra Massimo Martellotta, compositore, polistrumentista e tra i fondatori dei Calibro 35. Nell’intervista realizzata da Massimo Privitera nel suo studio milanese, Martellotta racconta il lavoro su tre nuovi progetti presentati all’ultima Festa del Cinema di Roma: Radici, serie dedicata all’allenatore Daniele De Rossi e alla sua esperienza con l’Ostiamare; Il caso Modigliani, docufilm diretto da Luca Rea sulla vicenda delle teste attribuite ad Amedeo Modigliani; e Carlo Monni – Come un urlo nell’uragano, omaggio all’attore toscano firmato da Romeo e Valentino Conte, con Roberto Benigni. La conversazione approfondisce il modo in cui la musica contribuisce a costruire atmosfere, emozioni e prospettive narrative per opere molto diverse tra loro. Il brano scelto dall’ospite è Uccellacci e uccellini, interpretato da Domenico Modugno su musica di Ennio Morricone per il film omonimo diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1966. La canzone accompagna i titoli di testa con una soluzione musicale originale, in cui ironia, invenzione e cinema si incontrano in una collaborazione artistica ancora oggi significativa.Per lo SLOT 4, lo spazio dedicato alle proposte della redazione di Classic Rock On Air, questa settimana è stato scelto Ricordati di Chico dei Nomadi, brano del 1991 dedicato a Chico Mendes, sindacalista e attivista brasiliano assassinato per il suo impegno nella difesa della foresta amazzonica e delle popolazioni che la abitano. A distanza di decenni, la canzone conserva tutta la sua attualità, richiamando l’attenzione sulla tutela dell’ambiente e sulla responsabilità condivisa di proteggere la natura e chi la abita. Il brano diventa anche l’occasione per ricordare l’uscita, prevista per il 30 ottobre per Crêuza de Mä Edizioni, del libro Chico Mendes, mio padre, scritto dalla figlia Elenira Mendes. Attraverso un ritratto intimo, il volume racconta non soltanto l’attivista diventato simbolo internazionale della lotta ambientalista, ma anche l’uomo, il padre, il marito e l’amico. Musica e memoria si uniscono così nel mantenere viva una testimonianza che continua a parlare al presente.La sigla di coda di ottobre è dedicata a Francesco Guccini, cantautore e scrittore tra le figure più rappresentative della musica d’autore italiana. Il brano scelto è L’Avvelenata, tratto dall’album Via Paolo Fabbri 43 del 1976. Con il suo linguaggio diretto, ironico e provocatorio, la canzone nasce come risposta alle critiche ricevute da Guccini, accusato da alcuni recensori di essersi piegato alle logiche del mercato discografico. Il cantautore rivendica invece la propria libertà espressiva e il diritto di scrivere e cantare senza sottostare alle etichette o alle aspettative altrui. Celebre l’episodio legato al critico musicale Riccardo Bertoncelli, citato nel testo dopo aver stroncato un precedente disco di Guccini. Quello che sembrava destinato a diventare uno scontro si trasformò, dopo un incontro chiarificatore davanti a un bicchiere di vino, in una profonda amicizia. Una chiusura all’insegna dell’ironia, dell’autenticità e della forza della musica di attraversare il tempo, custodendo storie, contraddizioni e legami umani.