Il 20 maggio 1347, Cola di Rienzo s’impadronì del governo di Roma e si proclamò «tribuno della libertà, della pace e della giustizia.
cominciava a evidenziare sempre più apertamente un carattere eccentrico e violento: si circondò di un lusso sfrenato, organizzò cerimonie fastose in proprio onore, si rivelò crudele e dispotico.
Abbandonato dai suoi stessi seguaci, dichiarato eretico, fu costretto a fuggire dalla città, ma grazie al favore di Papa Innocenzo sesto e all’intervento di Francesco Petrarca, fu nominato senatore e rimandato a Roma.
Il prestigio di Cola di Rienzo, però, non era più quello di una volta. L’ostilità dei nobili e alcuni errori politici, ne determinarono la definitiva rovina.
Cola di Rienzo fu massacrato nel corso di una sommossa popolare, fomentata dai Colonna e altri baroni, l’8 ottobre 1354. Il suo corpo fu bruciato e le ceneri disperse.