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Vetrine rotte, negozi saccheggiati, pietre contro le forze dell’ordine: nei giorni scorsi, in Italia e in Francia, i giovanissimi hanno riempito le piazze e i telegiornali. Sono comportamenti sbagliati, che non vanno giustificati. Ma vanno capiti.
In questa puntata di Connessioni educanti parto da un’immagine di Bertolt Brecht, tratta dalla poesia Sulla violenza: del fiume in piena si dice che è violento, ma degli argini che lo costringono nessuno parla. Con questo sguardo provo a leggere le immagini di questi giorni, da pedagogista. Senza ricette, ma con qualche domanda da cui partire.
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Questo episodio, il ventottesimo, parte da una poesia. Poche righe che raccontano come l'indifferenza verso gli altri diventa, prima o poi, indifferenza verso di te. Da lì arriva una domanda scomoda: cosa succede quando smetti di vedere le persone intorno a te?
La disumanizzazione non è solo qualcosa che appartiene alla storia. È un processo silenzioso, che comincia dall'esclusione di tutti i giorni, dal non vedere, dal non nominare.
Ne parlo con uno sguardo pedagogico. Non per dare colpe alla tecnologia o fare la morale, ma per capire cosa possiamo fare, come educatore, come genitore, come parte di una comunità, per tenere in piedi i legami che ci rendono umani.
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Oggi ti racconto dell'intervento che ho fatto al seminario del 12 giugno, dal titolo "Immaginare una casa di quartiere – Comunità e Rigenerazione Urbana: ex Scuola di San Giuseppe di Prè”, che si trova nel centro storico di Genova.
Quello che voglio sottolineare non è tanto il contenuto in sé, quanto qualcosa che non mi aspettavo: dagli interventi delle istituzioni all'università, dalle associazioni agli abitanti, sembrava ci fossimo messi d'accordo — nelle parole e nei contenuti — senza esserlo davvero.
Si è creata una condivisione che da tempo non percepivo, e non te lo nascondo: ne sono rimasto colpito e felice, dopo anni in cui si parla del sogno di una casa di quartiere a Prè, negli spazi della scuola ora chiusa.
È stata una giornata densa, con interventi di grande qualità, e diversi relatori hanno osservato che la rete che si sta costruendo rappresenta qualcosa di raro nel panorama nazionale.
Detto questo, non voglio nascondermi: i problemi del centro storico — per chi ci vive e ci lavora — sono enormi, e sono stati nominati anche durante il seminario. È proprio per questo che mi auguro, e credo ce lo auguriamo tutti, che il sogno e l'immaginazione prendano gambe e trovino finalmente forma concreta.
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In questo episodio, il ventiseiesimo, ti parlo di educazione come arte, e ti anticipo già che quello che chiameremo bellezza non è affatto un lusso. Da qualche tempo sto lavorando con un materiale che mi ha preso molto: “l’Antologia del lavoro sociale educativo e di cura” di Animazione Sociale. È una raccolta densa, generosa, piena di voci diverse: pedagogisti, educatori, psicologi, artisti, filosofi, poeti. Me ne servo come stimolo, come punto di partenza per ragionare insieme su temi che mi stanno a cuore. In questa puntata e nelle prossime ne prendo di volta in volta due o tre capitoli, che a prima vista sembrano distanti ma che, spesso, si tengono in modo sorprendente. Oggi è il turno dell'apprendimento con tutto il corpo, e della bellezza come risorsa educativa.
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Ti sei mai chiesto cosa succede quando un evento nato per fare cultura e favorire l'incontro si scontra con la complessità dei social? In questa puntata voglio riflettere insieme a te sulla nostra presenza in rete, partendo dal contrasto tra un festival dedicato alla condivisione e le reazioni, spesso polarizzate, che si generano dietro a uno schermo.Vedremo come nascono i pregiudizi online e perché tendiamo a semplificare tutto quando commentiamo. Ormai non c’è più differenza tra internet e vita reale: quello che scriviamo ha conseguenze vere. Ma come possiamo cambiare davvero il nostro modo di stare sui social? E se la chiave fosse proprio la presenza di mediatori capaci di muoversi nel web per renderlo un posto più umano?
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Cosa significa costruire la pace e "educare al bello" nel cuore del centro storico di Genova? In questa puntata speciale vi portiamo sul palcoscenico e dietro le quinte dello spettacolo "Qual è il mio luogo di pace?", andato in scena a Piazza delle Marinelle all'interno della cornice del Festival di Danza Africana. In questo episodio invertiamo i punti di vista: partiamo direttamente dalla voce, dall'ansia da palcoscenico e dall'energia dei ragazzi del quartiere di Prè, per poi passare la parola a Elena e Roberta (tutor di comunità dell'Hub Marinelle), che ci svelano la cabina di regia educativa e la sfida pedagogica di questo straordinario percorso di inclusione.
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Cosa tiene insieme una comunità educante? Non solo metodi, strumenti, progettazioni. C'è qualcosa di più profondo che la attraversa: una disposizione interiore, un modo di stare con l'altro che ha a che fare con l'amore, la tenerezza, la cura. In questo episodio di Connessioni Educanti esploriamo due capitoli dell'Antologia di Animazione Sociale che, a prima vista, sembrano appartenere a registri diversi. Uno parla di vita interiore, di spiritualità, di gentilezza. L'altro parla di comunità, di quartiere, di animazione sociale. Eppure, letti insieme, si rivelano due facce della stessa domanda: che cosa significa davvero educare? Il viaggio di oggi è verso quella zona di confine dove il lavoro educativo smette di essere una tecnica e diventa, ancora una volta, un atto umano.
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«Non siamo immersi nell'ambiente. Noi siamo l'ambiente». Partiamo da questa verità dell'Antologia di Animazione Sociale per ribaltare il nostro sguardo. Se l'ambiente non è "fuori" ma coincide con noi, cade ogni distanza: ogni gesto verso la natura è un gesto verso noi stessi. In questo episodio esploriamo la fine della separazione tra umano ed ecologico, riscoprendo un'identità dove la cura del mondo coincide esattamente con la cura di sé.
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Nuova tappa nell'Antologia di Animazione Sociale. Esploriamo tre parole chiave: aiuto, mutualismo e solidarietà. Un percorso che va dal bisogno del singolo alla tenuta della democrazia, ispirato da una lezione del Presidente Mattarella: la cosa più importante per l’Italia è «aiutarsi». In questo episodio riflettiamo sul benessere non come conquista individuale, ma come produzione collettiva. Un invito a ricostruire il legame sociale per non dimenticare che, senza l'altro, si vive peggio.
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Ci sono luoghi che, per decenni, sono rimasti in silenzio, nascosti tra la vegetazione e la memoria dimenticata della nostra città. Uno di questi è Forte Tenaglia: un gigante di pietra che domina Genova, nato per difendere e rimasto a lungo isolato. Ma oggi, quel silenzio è stato interrotto da una voce diversa. In questo episodio, saliamo fin quassù per incontrare Giacomo D’Alesssandro, dell’Associazione La Piuma. Non parleremo di restauro o di storia militare; parleremo di come una “follia” visionaria possa trasformare un ex avamposto di guerra in una casa famiglia, in un laboratorio di biodiversità e in un punto di incontro per chi cerca un modo nuovo di abitare il bene comune.
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Benvenuta e benvenuto a "Connessioni Educanti".
Sono Claudio Pesci, pedagogista e educatore professionale e in questo podcast, realizzato con edumedia, ti accompagno a esplorare come i nostri…
Ogni settimana ci sarà una nuova puntata. Il ritmo che seguiremo è questo: per tre episodi approfondiremo un tema con uno sguardo pedagogico, per darti strumenti e spunti di riflessione. Nel quarto episodio, invece, ascolterai la voce e le storie di persone che, con le loro azioni, stanno già costruendo bellezza e legami nel proprio territorio.
L'idea è proprio questa: alternare l'analisi e la riflessione con le storie di chi agisce ogni giorno. Il nostro punto di partenza sarà Genova, per poi conoscere altre iniziative, allargando via via lo sguardo.
Questo podcast è pensato per te se sei una persona curiosa, interessata a capire come migliorare la qualità dei luoghi e delle relazioni che vivi ogni giorno, nel tuo lavoro o nel tuo quartiere.
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