Consapevolezza e benessere emotivo, ciao a tutti e benvenuti a questo settimo incontro dedicato al concetto di presente. Scrive Ulrich Tolle: “Sei così occupato a raggiungere il futuro che il presente si riduce a un mezzo per arrivarci. Lo stress è provocato dall'essere qui e desiderare di essere lì, o nell'essere nel presente ma desiderare di essere nel futuro. È una frattura che ti lacera dentro. Generare una simile frattura e poi viverci dentro è follia. Il fatto che lo facciamo tutti non lo rende meno folle." Che cosa è dunque il presente, cosa è adesso? Il respiro è adesso, la vita è nell’istante presente, la mente vaga continuamente nel tempo e nello spazio, rallentiamola, respiriamo e diventiamo persone consapevoli! CONSAPEVOLEZZA: L'ESPERIENZA DEL PRESENTE! OGNI VOLTA CHE SIETE CONSAPEVOLI DEL RESPIRO, SIETE ASSOLUTAMENTE PRESENTI. IL RESPIRO COSCIENTE FERMA LA MENTE. Scrivono Beck e Smith. La consapevolezza è sempre presente e disponibile, anche se la maggior parte delle volte è nascosta alla nostra mente. Quando l'esperienza sensoriale del momento è interrotta, la consapevolezza viene oscurata. Si crea così una divergenza fra la nostra percezione della realtà e la realtà stessa: "in questa divergenza si riversano i guai della nostra vita" (Beck e Smith, 1994). Che cosa è vero e che cosa è reale? Nel testo “Verità e realtà” del 1977 Jiddu Krishnamurti focalizza il tema della verità così come è percepita dai sensi e della realtà così come appare alla coscienza. Immaginiamo di essere pronti (radicati con intenzione) a ricevere uno stimolo dall’ambiente che ci circonda. Nell’istante presente in cui i nostri organi di senso vengono sollecitati dal mondo esterno viene percepita una verità, esattamente quella che lo stesso mondo esterno vuole comunicarci. Se fossimo in grado di assimilarla subito in quell’istante (attenzione focalizzata) verità e realtà finirebbero per coincidere. Invece nel viaggio del segnale raccolto, viaggio verso il cervello lungo i neuroni stimolati, processi di valutazione e confronto con i dati presenti nella nostra memoria (giudizio), producono la realtà finale che verrà percepita. Spesso, quasi sempre, quella realtà è diversa dalla verità del mondo fuori da noi. La consapevolezza potrebbe non diminuire necessariamente la mole del nostro dolore. Essa offre un contenitore per custodire teneramente e conoscere intimamente la nostra sofferenza e questo porta al cambiamento. (Jon Kabat-Zinn, 2005) Quante volte ci perdiamo nelle nostre formulazioni, fantasie, ricordi, speranze e paure piuttosto che vedere la realtà diretta della nostra esperienza? Comprendere quanto siamo inconsapevoli è l'inizio del cambiamento. E sono numerosi i modi che usiamo per interrompere la modalità dell'essere, alimentando così la nostra sofferenza! Quando ci apriamo alla consapevolezza, scopriamo un nuovo modo di custodire ed essere amici della nostra esperienza, sia essa piacevole o dolorosamente difficile, grazie alla capacità di essere ben radicati nel presente e di accogliere senza giudicare. Viviamo invece freneticamente, convinti di dover raggiungere prima un obiettivo posto nel futuro per poterci riposare, o addirittura per essere felici. E dichiariamo con grande intensità di non aver avuto neanche un attimo di respiro! E se invece lo avessimo avuto quell'attimo? Che poi è l'unico attimo che possediamo senza saperlo davvero: il presente! E se lo avessimo utilizzato proprio per stare sul respiro, focalizzare la nostra attenzione sui dati di realtà, per accoglierli con compassione, sospendendo il giudizio, utilizzando quindi un po' di Consapevolezza? Nella società contemporanea la follia del non avere un attimo di respiro viene considerata spesso segno di sanità mentale. E pensare che per riallinearsi basta un attimo, proprio quell'attimo lì. E impareremo così a prendere respiro, e a cogliere tutte le ricche possibilità che sono offerte da ogni momento vissuto consapevolmente. Come dice Jon Kabat-Zinn, "possiamo correre il rischio di essere così pazzi da essere sani di mente?". Torniamo sul presente con i versi del grande poeta Thomas Stearns Eliot IL POTERE DEL PRESENTE. "Non datemi nulla di fisso, di stabile, di statico. Non datemi l’infinito e l’eterno: niente infinito, niente eternità. Datemi il fermo, bianco fermento, l’incandescenza e il gelo del momento incarnato: il momento, il vivo d’ogni mutamento e rapidità e opposizione: il momento, il presente immediato, l’Adesso." Come succede ad ogni nostro incontro vi propongo un esercizio di meditazione, uno tra i più importanti esercizi di meditazione che è basato sulla attenzione consapevole alla visualizzazione mentale del proprio corpo (body scan). In posizione supina, chiudiamo gli occhi, respiriamo in modo profondo e regolare per svuotare la mente da ogni elemento disturbante, e cominciamo a visualizzare tutti i particolari del nostro corpo, partendo dal piede sinistro, circumnavigandolo fino a tornare al punto di partenza. Il livello di dettaglio crescerà con l'abilità appresa, si potranno visualizzare così anche particolari molto piccoli (focalizzando dita, nei, denti), e dedicare attenzione anche a quei punti sofferenti indirizzandovi in modo specifico il respiro. Ogni distrazione (pensieri, emozioni) verrà risolta ancorandosi esclusivamente al respiro per il tempo necessario a liberare la mente e ritornare quindi al body scan. Un buon esercizio deve durare almeno 30 minuti e produce rilassamento e riduzione della sofferenza fisica ed emotiva. "Perché non ottengo risultati più in fretta?” Questa domanda viene fatta spesso da chi comincia un percorso di crescita personale che preveda esercizi pratici. E con esercizi di tipo meditativo la domanda diventa ancora più pressante.
La valutazione del come si è praticato, il porsi degli obiettivi, il desiderio di risultati idealizzati, le tabelle di marcia, ed i punteggi, diventano i classici problemi del praticante. La meditazione però non è strettamente legata al risultato in sé, ed è proprio per questo che offre un cambiamento di ritmo così piacevole rispetto al resto della vita. La sola pratica di un esercizio meditativo è già un nuovo approccio di vita. E non va sottovalutato il fatto che l'allenamento alla pazienza diminuisce in modo considerevole la propensione all'ansia. Esercitiamoci dunque, e con pazienza! Le neuroscienze stanno dimostrando che almeno tre forme di meditazione (quella focalizzata, quella aperta o mindfulness e la meditazione orientata a sentimenti compassionevoli), oggi praticate anche in Ospedali e Scuole, provocano importanti cambiamenti nel cervello. Chi medita, è più rapido nella reazione a stimoli, e meno soggetto allo stress. Buona pratica di meditazione e alla prossima puntata.