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Uno studio condotto su 185 lupi selvatici in 44 località dell'Italia centrale ha analizzato come l'espansione in paesaggi antropizzati influenzi la loro risposta alla paura.
I risultati indicano che i lupi delle zone più urbanizzate mostrano meno timore iniziale verso oggetti sconosciuti rispetto a quelli delle aree selvagge, ma manifestano una cautela superiore quando tali oggetti subiscono lievi modifiche.
Al contrario, le registrazioni di voci umane provocano reazioni di paura intensa in oltre l'80% dei lupi monitorati, indipendentemente dal livello di urbanizzazione del territorio.
Complessivamente, la flessibilità nel modulare il comportamento per bilanciare rischi e opportunità spiega il successo ecologico del lupo negli ambienti dominati dall'uomo.
fonte: https://www.pnas.org/doi/epdf/10.1073/pnas.2529810123
Questo nuovo studio analizza, attraverso un approccio forense multidisciplinare, quattro casi di aggressione intraspecifica letale tra orsi bruni in Trentino.
Le indagini necroscopiche e l'odontoiatria forense hanno permesso di ricostruire la dinamica degli attacchi, caratterizzati da una sequenza di colpi di artigli seguiti da morsi o schiacciamenti fatali.
L'analisi del contenuto gastrico ha rivelato la presenza di cibo di origine antropica (prodotti lattiero-caseari e speck), suggerendo che la competizione per risorse fornite dall'uomo sia un fattore scatenante dei conflitti, indipendentemente dalle strategie riproduttive.
I risultati evidenziano l'importanza di minimizzare le fonti di attrazione antropica per ridurre i rischi di scontro e favorire la coesistenza tra uomo e grandi carnivori.
fonte: https://www.mdpi.com/2076-2615/16/7/1119
Il lupo è tornato spontaneamente sulle Alpi dopo decenni di assenza, partendo dalle zone occidentali negli anni '90 e diffondendosi gradualmente in tutto il Nord Italia.
Ma cosa significa davvero questo ritorno per la natura? In questo episodio Filippo Zibordi, Charlotte Vanderlocht e Valerio Donini esplorano gli effetti a catena sull'ecosistema alpino: come cambiano i comportamenti di cervi e caprioli (più attenti e selettivi), l'impatto sulla brucatura e sulla rinnovazione dei boschi, le modifiche nel regime alimentare delle volpi e, di conseguenza, la comunità di uccelli e altre specie che vivono nelle foreste.
Un affascinante e sorprendente viaggio scientifico tra predatori, prede e habitat per capire come il lupo stia ridisegnando le nostre montagne, favorendo un equilibrio più naturale.
fonte: https://www.pnab.it/il-parco/ricerca-e-biodiversita/progetti-faunistici/orso/i-fogli-dellorso/i-nuovi-fogli-dellorso-n-7/la-voce-della-ricerca/
Lo studio analizza la crisi demografica dei cinghiali in Italia, evidenziando come le attuali strategie di gestione basate sul prelievo venatorio abbiano fallito, anzi peggiorato la situaizone.
Attraverso un approccio eco - fisiologico, l'autore dimostra cifre alla mano che l'intensa pressione dei cacciatori altera la struttura sociale delle popolazioni, innescando un aumento della strategia riproduttiva.
La rimozione delle matriarche annulla l'inibizione feromonale sulle giovani femmine, provocando una maturità precoce, un aumento della fertilità e nascite continue durante l'anno. Tali interventi, insieme alle passate immissioni di specie non autoctone, hanno aggravato i danni all'agricoltura e alla biodiversità invece di mitigarli.
Lo studio conclude che per ripristinare l'equilibrio ecosistemico è necessario un modello di gestione scientificamente fondato che tuteli la gerarchia sociale e favorisca la predazione naturale.
fonte: Wild Boar Management and Environmental Degradation: A Matter of Ecophysiology—The Italian Case , by Andrea Mazzatenta https://www.mdpi.com/2673-7159/6/1/9
Quando l’estinzione è un fenomeno naturale che tiene viva la biodiversità e quando, invece, diventa una minaccia contro essa?
L'etologo Francesco De Giorgio spiega come la biodiversità sia un flusso vivo: specie vanno e vengono, lasciando una "memoria ecologica". Le estinzioni naturali, lente o catastrofiche, aprono strade nuove alla vita.
Ma quelle odierne, turbo-accelerate dall'uomo, sono un disastro: collassi senza ritorno. La sfida? Fermare la devastazione e ascoltare davvero gli animali.
fonte: https://substack.com/home/post/p-179705260
Francesco De Giorgio, etologo, critica l'uso automatico e indiscriminato del termine "predazione" ogni volta che un lupo uccide un cane, definendola una parola "comoda, immediata, emotivamente efficace" ma che nasconde la vera dinamica.
In etologia, la predazione è una sequenza comportamentale specifica finalizzata al nutrimento, che si conclude con il consumo della preda.
Nella grande maggioranza dei casi che coinvolgono lupi e cani, l'intenzione alimentare e il consumo sono assenti, rendendo l'uso del termine "un errore interpretativo".L'uccisione del cane non è un atto predatorio, ma una dinamica conflittuale e reattiva.
In natura, come nel caso dei leoni che uccidono le iene senza consumarle, l'atto serve a neutralizzare una destabilizzazione e a ristabilire controllo e prevedibilità, non a nutrirsi.
fonte: https://substack.com/home/post/p-181572947
Il sondaggio condotto su oltre 10.000 residenti dell'UE conferma che il sostegno al recupero dei grandi carnivori (lupi, orsi e linci) resta forte.
Tuttavia, la maggior parte degli europei si oppone sia a un'ulteriore crescita della popolazione sia alla caccia. Per i lupi, la maggioranza preferisce che le popolazioni rimangano stabili.
Questa preferenza per la stabilità, unita al rifiuto dell'uccisione legale, crea un'apparente contraddizione. Gli autori suggeriscono che questa tensione riveli una mancanza di comprensione pubblica dei sistemi ecologici (ignoranza).
Le opinioni sono risultate coerenti tra residenti rurali e urbani, smentendo la convinzione che esista una notevole divario.
La recente modifica legislativa che riduce la protezione del lupo è considerata allineata all'opinione pubblica solo se impedisce la crescita senza causare cali della popolazione.
Nonostante le chiare preferenze, la gestione è vulnerabile poiché la maggioranza degli europei mostra apatia politica e non si mobiliterebbe per contattare i politici sul tema.
fonte: https://www.nature.com/articles/s41559-025-02914-1
La prima indagine sulla mortalità del lupo in Italia. E' stata svolta, con non poche difficoltà a causa dei dati frammentati e parziali, dalla associazione "Io non ho paura del lupo".
Non esiste un sistema di registrazione univoco, standardizzato e completo a livello nazionale. La disomogeneità nella metodologia di raccolta e archiviazione rende problematico l'accesso ai dati, sparpagliati tra decine di enti differenti.
Il monitoraggio del lupo non è un semplice esercizio statistico, ma rappresenta il fondamento per comprendere l’evoluzione di una popolazione in continuo cambiamento.
Solo integrando le informazioni relative a consistenza numerica, distribuzione geografica, mortalità e relative cause dei decessi è possibile definire strategie di gestione realmente efficaci, trasparenti e coerenti con gli obblighi di conservazione previsti dalle normative nazionali e internazionali.
fonte: https://www.iononhopauradellupo.it/la-mortalita-del-lupo-in-italia-tra-il-2019-e-il-2023-rinvenuti-1-639-esemplari-senza-vita-io-non-ho-paura-del-lupo-presenta-la-prima-analisi-nazionale-basata-su-dati-istituzionali/
Il prof. Shota Mochizuki, dell'Università di Fukushima, ha risposto ad alcune nostre domande riguardo "l'emergenza orsi" nel nord del Giappone.
Mochizuki è ricercatore e accademico riconosciuto per la sua esperienza nella gestione della fauna selvatica e nella mitigazione dei conflitti tra esseri umani e orsi in Giappone.
Le sue ricerche si concentrano sulle dinamiche tra la fauna selvatica e gli insediamenti umani.
Ecco le vere cause della situazione critica con gli orsi in Giappone.
fonte: https://www.facebook.com/groups/convivereorsielupi/posts/25470679555861212
WADAS (Wild Animals Detection and Alert System) è un'applicazione software open-source, basata su un motore di Intelligenza Artificiale (IA), progettata per l'identificazione e il monitoraggio degli animali selvatici sul territorio.
Lo scopo principale del sistema è duplice: facilitare la coesistenza tra la fauna selvatica (come l'orso, specie chiave nella fase di sperimentazione) e le comunità locali, e monitorare i loro spostamenti.
Quando WADAS rileva un animale o una specie selezionata, attiva un dissuasore acustico visivo che emette luci e suoni per tenere lontana la fauna da zone sensibili come le strade e proprietà private, malghe con bestiame domestico.
Inoltre, il sistema invia notifiche in tempo reale ai guardaparco e registra lo storico dei rilevamenti tramite interfaccia web.
fonte: https://www.wadas.it/en/home-en/
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