PUTEOLANERS - Gente di Pozzuoli

Dove il silenzio pesa (il Lago d'Averno)


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Visto dall’alto, sembra tranquillo. È un cerchio quasi perfetto dentro un cratere antico, circondato da colline e da vigne che scendono verso l’acqua. Nei mesi caldi l’odore della terra si mescola a quello delle foglie. È un paesaggio fertile, generoso, molto più verde di quanto si immagini quando si pensa ai Campi Flegrei. Eppure per secoli questo luogo è stato associato all’idea di ingresso agli Inferi. Gli antichi lo chiamavano Aornos, “senza uccelli”. Dicevano che i vapori impedissero agli animali di volare sopra il lago. Qui, secondo la tradizione, cominciava la discesa verso l’Ade. Virgilio ambienta proprio in queste zone il viaggio di Enea nel mondo dei morti. Facilis descensus Averno, scrive: è facile scendere all’Averno. Chi vive qui cresce con questa storia. Anche se non la studia a fondo, la sente nominare. Fa parte del paesaggio quanto l’acqua. Poi c’è la grotta che per anni è stata indicata come quella della Sibilla Cumana. In realtà la Sibilla vera è a Cuma. Ma l’errore non ha mai disturbato troppo nessuno. In un luogo come questo il confine tra geografia e racconto è sempre stato sottile. Oggi l’Averno è diverso da come lo immaginavano gli antichi. È un lago che cambia colore, a volte persino tonalità di rosa per la presenza di microrganismi. Gli scienziati spiegano, analizzano, misurano. E hanno ragione. Ma anche quando hai una spiegazione, resta una sensazione di sospensione. Lungo il perimetro si cammina. C’è chi viene a correre, chi a passeggiare, chi a stare in silenzio. C’è una madre che porta qui i figli e racconta due versioni diverse della stessa storia: una volta parla di eroi che scendono negli Inferi, un’altra volta dice che è solo un lago nato da un’eruzione. I bambini chiedono quale sia quella vera. Lei risponde che, forse, lo sono entrambe. Intorno al lago le vigne continuano a crescere. La terra qui è instabile, ma è anche straordinariamente fertile. Produce vino, ortaggi, frutta. È una contraddizione tipica di questi luoghi: ciò che si muove è anche ciò che nutre. E poi c’è il silenzio. Un silenzio che non è vuoto. È denso. Sembra trattenere qualcosa. Forse è per questo che, negli ultimi anni, proprio qui vicino, tra il Tempio di Apollo e i giardini che affacciano sull’acqua, si sono fatti concerti. Musica alta, voci, applausi. Come se ogni generazione sentisse il bisogno di riempire quel silenzio con qualcosa di vivo. Il Lago d’Averno non è più la porta dell’Ade. Ma continua a essere una soglia. Non tra vivi e morti, forse, ma tra ciò che possiamo spiegare e ciò che scegliamo di raccontare. Chi resta a Pozzuoli impara anche questo:
non tutto va risolto. Alcune cose si attraversano. E si continua a vivere accanto a un lago che per secoli è stato l’inizio della discesa.
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PUTEOLANERS - Gente di PozzuoliBy Stefania Gentile De Fraia