PUTEOLANERS - Gente di Pozzuoli

Dove la terra respira (la Solfatara)


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A Pozzuoli ci sta un posto con cui noi puteolani abbiamo imparato a convivere, un luogo che anche quando non lo vedi, sai che c’è. Di notte, soprattutto nei periodi in cui il suolo si fa sentire di più, capita di avvertire un boato profondo. Non è un rumore improvviso, è più un respiro che attraversa i muri. All’inizio ti spaventa. Poi impari a riconoscerlo. Capisci che viene da lì, dal vulcano, quel cratere bianco poco distante dal centro abitato, e smetti di considerarlo un evento. Diventa uno dei tanti suoni della città. La Solfatara è sempre stata così. Un luogo aperto, visibile, che non nasconde quello che accade sotto. Il terreno fuma, l’odore di zolfo pizzica la gola, l’aria è più calda. Non è un vulcano che esplode, è qualcosa che lavora lentamente. Quando Goethe arrivò nei Campi Flegrei rimase colpito soprattutto da questo. Più delle rovine romane, più del mare. Scrisse che sotto un cielo limpido poteva nascondersi un suolo instabile. Era la sintesi perfetta di questo territorio: bellezza in superficie, precarietà sotto. Tutti frequentavano la Solfatara. Usavano le stufe naturali, due cavità chiamate Inferno e Purgatorio, convinti che i vapori sulfurei avessero proprietà terapeutiche. Qui la terra non era solo minaccia. Era anche cura. Il confine tra le due cose non è mai stato netto. Per i puteolani la Solfatara è sempre stata una presenza familiare. Ci andavi in gita da bambino, ci tornavi da adulto con chi veniva da fuori. Era il modo migliore per spiegare  a chi non è del posto che vivere qui significa accettare che il terreno sia in continuo movimento. Poi c’è stata la tragedia. E il luogo è stato chiuso. Da allora il cancello è diventato parte del paesaggio quanto il cratere stesso. Non è solo una misura di sicurezza. È il simbolo di una sospensione. Qui le chiusure tendono a durare, e l’idea di “temporaneo” ha contorni indefiniti. La Solfatara continua a respirare anche così, dietro una recinzione, dietro ad un cancello Noi puteolani abbiamo imparato a convivere con ciò che si muove lentamente. Con i rumori profondi, con l’odore di zolfo, con l’idea che la terra sotto i piedi sia infida e instabile. Forse la cosa più difficile, a Pozzuoli, non è abituarsi ai tremori È capire quanto può durare l’attesa.   Puteolaners. Gente di Pozzuoli.
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PUTEOLANERS - Gente di PozzuoliBy Stefania Gentile De Fraia