Documentare una spedizione alpinistica è un lavoro duro e difficile, per le condizioni ambientali estreme. Se a questo aggiungiamo che nel 1954 le attrezzature erano in pellicola e che il cineoperatore Mario Fantin doveva lavorare da solo, senza poter chiedere aiuto né per il trasporto dei materiali, né per le scene del film, allora il lavoro diventa quasi impossibile.Mario Fantin lavora con cineprese a pellicola a formato ridotto. Non ha la possibilità di vedere cosa sta registrando, perché la pellicola deve essere sviluppata e lavorata per poter essere vista. Mario Fantin in Karakorum lavora alla cieca.La spedizione procede nella lunga marcia di centinaia di chilometri, verso il campo base. Le condizioni climatiche sono difficili: è primavera, ma nevica forte, i carichi si bagnano, i portatori non sono attrezzati per il freddo e restano accecati dal riflesso del sole sulla neve. Tanti non vogliono continuare e se ne vanno. La spedizione è in crisi.
La puntata chiude con la domanda che Mario Fantin si pone mentre guarda ammirato i propri compagni avanzare nella neve, superare ostacoli che sembrano impossibili.E noi, ci siamo mai spinti a fare qualcosa che ci sembrava impossibile?
Con Kurt Diemberger, Augusto Golin, Roberto Mantovani, Reinhold Messner, Valeria Tomesani.Brani dai film: “Figure e pietre del Pakistan”, regia di Mario Fantin; “Italia K2”, regia Marcello Baldi (documentazione cinematografica Mario Fantin). Letture dal diario “K2. Sogno vissuto” di Mario Fantin (CAI Edizioni 2024).
Una serie podcast di Mauro Bartoli. Montaggio e sound design Lorenzo K. Stanzani. Letture di Alfonso Cuccurullo. Produzione Lab Film e Club Alpino Italiano conil Museo Nazionale della Montagna di Torino e il sostegno del Gruppo Cassa Centrale - Credito Cooperativo Italiano.