Valentina ha vissuto due vite, come persona, come danzatrice e come insegnante di danza, la prima da normovedente, la seconda da persona che ha perso la vista. Eppure, diversamente da quanto si penserebbe, la sua parte preferita è la vita che ha ora, perché l'ha resa molto più consapevole di sé, del suo modo di muoversi e di ciò che può trasmettere agli altri, oggi che non ci vede sente di avere qualcosa in più da insegnare, non qualcosa in meno. La sua passione per la danza è iniziata da quando era bambina, da ragazza inizia a insegnare danza moderna, poi le circostanze della vita la portano ad abbandonare la danza per circa quindici anni. Nel frattempo i problemi alla vista, iniziati nell'adolescenza, vanno aggravandosi, e quattro anni fa Valentina diventa non vedente. Da qui inizia la sua seconda vita, in cui riscopre la danza, seguendo le lezioni online con un'insegnante statunitense, per poi avvicinarsi al metodo Simonson, di cui diventa anche insegnante: Valentina è ad oggi la prima docente non vedente al mondo a essersi diplomata in questo metodo, ancora poco conosciuto in Italia, focalizzato sulla percezione e consapevolezza del movimento corporeo. Valentina ha tra i suoi prossimi progetti di trasmettere la sua concezione della danza a sempre più allievi, anche normovedenti, abbattendo il pregiudizio che una persona non vedente non possa insegnare danza. La storia di Valentina testimonia che se si vuole fortemente qualcosa, lo si ottiene, e che la vera cecità è quella della mente, non quella legata agli occhi.