Scongelato un conflitto postcoloniale

Francia e Algeria: i polli manzoniani… allo spiedo


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Tensioni alla fine del potere coloniale francese  

I rapporti tra Francia e Algeria sono periodicamente tesi e Karim Metref è il giornalista giusto con cui cercare di rendere comprensibile il groviglio. L’impressione in questa contingenza è che l’Algeria affondi il colpo per infliggere un ulteriore mazzata a favore del processo di decolonizzazione repentina che sta subendo Parigi in ogni angolo della Terra, benché non ci sia nessuna ragione per cui il regime algerino possa trarne beneficio, avvitato in una spirale di repressione che è arrivata a chiudere la casa editrice di Boumerdes intitolata a Frantz Fanon, o persecuzioni pretestuose come nel caso di libri in libera circolazione e intanto i loro autori languono in prigione. Eppure in Nuova Caledonia – sotto l’impronta azera, contrariata dall’appoggio che Parigi ha dato all’Armenia – si è finalmente costituito a Nouméa il Front international de décolonisation che raggruppa tutte le comunità ancora colonizzate dai francesi che chiedono una volta di più l’indipendenza.  
Sullo sfondo del nuovo scontro tra Algeria e Francia c’è la questione saharawi, motivo di scontro dopo che Macron ha sposato la posizione di Mohammed VI per i fosfati della regione occupata dai marocchini 50 anni fa; mentre per Algeri il Polisario gode della protezione strategica.
I pretesti per contrapporre i mali dei due regimi in difficoltà vedono i francesi impegnati a respingere le campagne di blogger e influencer impegnati a soffiare sullo spirito del tempo antifrancese  sfruttando la folta presenza maghrebina in territorio francese –, arrivando a deportare Boualem Naman, detto “Doualemn” per un video su TikTok, ritrovandoselo come un boomerang respinto al mittente in territorio francese, con tanto di richiesta di rispetto per l’umiliazione; per tutta risposta Macron non trova di meglio che insultare il regime algerino perché incarcerano un vecchio scrittore algerino sionista, un altro Boualem. Boualem Sansal ha 75 anni, è un Houellebecq dei poveri, insignito del Goncourt, malato e da decenni si contrappone da islamofobo al governo di Algeri. Le conseguenze sono la proposta di rivedere accordi del 1968 che regolano la circolazione, il soggiorno e il lavoro degli algerini sul territorio francese… e forse, se fossero uniformate a quelle degli altri immigrati nell’hexagon, sarebbe vantaggioso per certi versi per gli algerini.
Invece dal lato meridionale del mare il problema è la repressione in particolare dopo l’esplosione del movimento Hirak, ora annientato… e così è tornata la paura del ciclo degli attentati del tempo del Fis. Ma è soprattutto il debito del tesoro algerino, che sogna i prezzi petroliferi dei decenni passati, che spinge verso il declino.
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Scongelato un conflitto postcolonialeBy I Bastioni di Orione