Di storie di streghe ce ne sono in abbondanza, ma questa ha qualcosa di speciale. In questo momento mi trovo seduto su un gradino della chiesa di piazza Banchi a Genova e sto osservando il luogo dove fu bruciata al rogo e giustiziata Cattarina Manola. Agli occhi di un passante ignaro probabilmente oggi non v’è traccia di quel rogo, ma solo in apparenza: la pietra dove fu arsa Cattarina, infatti, tutt’oggi è calda anche d’inverno. Inoltre si narra che ogni qualvolta si guasta l’orologio della chiesa, si ferma sempre alla stessa ora, proprio l’ora in cui la presunta strega abbandonò la vita terrena sulla pira che fu accesa per lei. Per far sì che questa storia venga raccontata in ogni suo dettaglio, voglio riportare questo saggio che apparve originariamente per la prima volta su “Il Mare”, periodico del Tigullio, il 5 Giugno 1909 a firma di Arturo Ferretto: “ Il 6 luglio 1630 il magnifico Emmanuele dei signori di Passano, capitano di Rapallo, scriveva al Senato di Genova: «Hieri mi capitò alla porta una povera donna, che va di continuo cercando limosina e mi fu detto che essa è una strega.» Si cominciò ad istruire il processo. La povera Cagna, proveniente forse dalla Corsica, e che per parecchi anni avea bazzicato per le gaie pendici di San Pietro di Novella, seguì il destino di tante altre colleghe, e, portata in Genova, fu arsa viva sulla Piazza di Banchi, accrescendo in tal modo il numero delle tristi vittime della superstizione d’allora”.
(© Editoriale Programma - Dario Rigliaco)