
Sign up to save your podcasts
Or


Perché dare la luce all'infelice e la vita a chi ha l'anima nell'amarezza? Giobbe 3:20
Maledicendo la felicità
La dichiarazione che leggiamo in questo versetto è utilizzata da Giobbe per descrivere il profondo malessere che sta vivendo, il dolore lo disorienta e aprirà in modo critico un periodo di rivalutazione di verità fondamentali. Il capitolo 3 introdurrà il lettore nel vissuto di Giobbe e scoprirà le fragilità che il malessere fa emergere nella vita del protagonista. La felicità se non ci fosse sarebbe più semplice vivere, l'assenza della gioia renderebbe più semplice affrontare l'aridità dell'esistenza e la inutilità della ricerca di sentimenti diversi dall'apatia. Invece non soltanto la felicità esiste ma Giobbe è in crisi perché quel sentimento non potrà più trovare spazio nel suo vissuto giornaliero; l'infelicità ormai è dilagante, non serve a nulla la luce della speranza, quindi si rende necessario maledire quell'inutile spiraglio che vorrebbe dissolvere il dolore che ormai ha riempito il cuore di Giobbe.
In questo giorno vogliamo riflettere sul come a volte in alcuni momenti della nostra vita siamo costretti ad affrontare il dolore che ci porta a odiare quella felicità che riteniamo ormai lontana e ormai inefficace a contrastare lo stato d'animo che ci affligge. Giobbe ha ormai all'orizzonte solo la fine e dunque non c'è spazio per sentimenti così leggeri e incoerenti allo stato psicofisico e spirituale che sta vivendo, la felicità non può trovare terreno fertile nella sofferenza, non può innestarsi nell'albero della morte, non può diffondersi nell'aria della disperazione e quindi Giobbe maledice quel sentimento che cerca di fare luce nella vita dell'infelice. Non c'è speranza, non c'è soluzione, non c'è via d'uscita quindi la luce non deve provare a dissolvere l'infelicità, Giobbe è in difficoltà ma oggi vogliamo riflettere sul fatto che "Se sono caduta, mi rialzerò; se sto seduta nelle tenebre, il SIGNORE è la mia luce" Michea 7:8. Una condizione che Giobbe non riesce a riconoscere in questo momento, la sua anima è piena di amarezza e questo gli impedisce di gioire ma non gli impedisce di parlare e maledire la felicità " Io, perciò, non terrò chiusa la bocca; nell'angoscia del mio spirito io parlerò, mi lamenterò nell'amarezza dell'anima mia" Giobbe 7:11 cfr. «Io provo disgusto della mia vita; voglio dare libero sfogo al mio lamento, voglio parlare nell'amarezza dell'anima mia!" Giobbe 10:1. Ma La vita di Giobbe abbiamo la possibilità di conoscerla e sappiamo che alla fine quell'infelicità e quell'amarezza sarà guarita da Dio "Ecco, è per la mia pace che io ho avuto grande amarezza; ma tu, nel tuo amore, mi hai liberato" Isaia 38:17. La Bibbia ci narra di un altro uomo che visse dei giorni di grande difficoltà in cui come Giobbe arrivò a maledire la vita, l'amore e la felicità ma ricevette da Dio delle Parole meravigliose "Me infelice! o madre mia, perché mi hai fatto nascere uomo di lite e di contesa per tutto il paese! io non do né prendo in prestito, eppure tutti mi maledicono. 11 Il SIGNORE dice: «Per certo, io ti riservo un avvenire felice;" Geremia 15:10-11. Questa mattina permetti alla luce di Dio di dissolvere la tua infelicità.
By Fin dal mattinoPerché dare la luce all'infelice e la vita a chi ha l'anima nell'amarezza? Giobbe 3:20
Maledicendo la felicità
La dichiarazione che leggiamo in questo versetto è utilizzata da Giobbe per descrivere il profondo malessere che sta vivendo, il dolore lo disorienta e aprirà in modo critico un periodo di rivalutazione di verità fondamentali. Il capitolo 3 introdurrà il lettore nel vissuto di Giobbe e scoprirà le fragilità che il malessere fa emergere nella vita del protagonista. La felicità se non ci fosse sarebbe più semplice vivere, l'assenza della gioia renderebbe più semplice affrontare l'aridità dell'esistenza e la inutilità della ricerca di sentimenti diversi dall'apatia. Invece non soltanto la felicità esiste ma Giobbe è in crisi perché quel sentimento non potrà più trovare spazio nel suo vissuto giornaliero; l'infelicità ormai è dilagante, non serve a nulla la luce della speranza, quindi si rende necessario maledire quell'inutile spiraglio che vorrebbe dissolvere il dolore che ormai ha riempito il cuore di Giobbe.
In questo giorno vogliamo riflettere sul come a volte in alcuni momenti della nostra vita siamo costretti ad affrontare il dolore che ci porta a odiare quella felicità che riteniamo ormai lontana e ormai inefficace a contrastare lo stato d'animo che ci affligge. Giobbe ha ormai all'orizzonte solo la fine e dunque non c'è spazio per sentimenti così leggeri e incoerenti allo stato psicofisico e spirituale che sta vivendo, la felicità non può trovare terreno fertile nella sofferenza, non può innestarsi nell'albero della morte, non può diffondersi nell'aria della disperazione e quindi Giobbe maledice quel sentimento che cerca di fare luce nella vita dell'infelice. Non c'è speranza, non c'è soluzione, non c'è via d'uscita quindi la luce non deve provare a dissolvere l'infelicità, Giobbe è in difficoltà ma oggi vogliamo riflettere sul fatto che "Se sono caduta, mi rialzerò; se sto seduta nelle tenebre, il SIGNORE è la mia luce" Michea 7:8. Una condizione che Giobbe non riesce a riconoscere in questo momento, la sua anima è piena di amarezza e questo gli impedisce di gioire ma non gli impedisce di parlare e maledire la felicità " Io, perciò, non terrò chiusa la bocca; nell'angoscia del mio spirito io parlerò, mi lamenterò nell'amarezza dell'anima mia" Giobbe 7:11 cfr. «Io provo disgusto della mia vita; voglio dare libero sfogo al mio lamento, voglio parlare nell'amarezza dell'anima mia!" Giobbe 10:1. Ma La vita di Giobbe abbiamo la possibilità di conoscerla e sappiamo che alla fine quell'infelicità e quell'amarezza sarà guarita da Dio "Ecco, è per la mia pace che io ho avuto grande amarezza; ma tu, nel tuo amore, mi hai liberato" Isaia 38:17. La Bibbia ci narra di un altro uomo che visse dei giorni di grande difficoltà in cui come Giobbe arrivò a maledire la vita, l'amore e la felicità ma ricevette da Dio delle Parole meravigliose "Me infelice! o madre mia, perché mi hai fatto nascere uomo di lite e di contesa per tutto il paese! io non do né prendo in prestito, eppure tutti mi maledicono. 11 Il SIGNORE dice: «Per certo, io ti riservo un avvenire felice;" Geremia 15:10-11. Questa mattina permetti alla luce di Dio di dissolvere la tua infelicità.