Cari bambini, oggi siamo nelle Alpi Centrali, nel Parco Nazionale dello Stelvio che attraversa le regioni di Lombardia e Trentino Alto Adige!
Tutti i sentieri che attraverseremo sono segnati con una bandierina bianca e rossa che troveremo a volte sul tronco degli alberi, a volte su una roccia, a volte in qualche altro punto nascosto! Quando non troveremo le bandierine troveremo gli ometti di pietra ovvero montagne di sassi che gli escursionisti hanno lasciato uno sopra all’altro per indicarci il percorso!
Le montagne del Parco sono di origine calcarea ed hanno quel colore bianco che rende le Dolomiti uniche al mondo!
La flora è caratterizzata dalle foreste di conifere tra cui ricordiamo l’abete rosso, l’abete bianco, larice e pino cembro.
Davanti a noi svettano imponenti le montagne e dopo i 2800 metri si vedono solo rocce, ghiaioni, nevi perenni e qualche licheno.
Gli animali che compongono la fauna sono: cervi, stambecchi, camosci, caprioli, marmotte, volpi, ermellini, scoiattoli, lepri, tassi e donnole.
Tra i rapaci oltre all’Aquila Reale è da poco tornato il Gipeto chiamato anche avvoltoio barbuto o avvoltoio degli agnelli.
Come specie si colloca tra l’aquila e l’avvoltoio avendo caratteristiche di entrambi questi animali.
Nidifica sui dirupi.
E’ un necrofago, ovvero si nutre delle ossa degli animali morti. Particolarmente affascinante è la maniera di gestire le ossa troppo grandi per essere ingoiate. Le porta in volo in alto sopra a una sassaia e le lascia cadere a terra più volte, fino a quando non si rompono in pezzi ingoiabili.
Può essere lungo 115 centimetri ed ha un’apertura alare di due metri e ottantadue, con un peso di fino a 7 chili. Le penne del corpo di colore grigio o bianco mentre sul capo diventano nere ed ha una specie di barba sotto il becco. L’iride dell’occhio è giallo circondato da un anello rosso.
Il senso del gipeto di Umberto Graziano
Nelle montagne del Vecchio Mondo, l’avvoltoio barbato detto gipeto, occupa il vertice della catena alimentare originata dall’evoluzione biologica... È un grande uccello, virtuoso del volo, capace di percorrere oltre 500 chilometri al giorno, librandosi elegante, con un minimo consumo di energie... Durante il volo, la sua barbetta funziona come un sensore anemometro, per sfruttare meglio il vento delle montagne... Messaggero della Natura, egli rappresenta un mondo fragile e minacciato, dove l’efficienza nell’utilizzazione dell’energia è spinta al massimo, dove non esistono scarti.