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GROENLANDIA: SENZA DIO, IL POTERE DIVENTA VIOLENZA di Paola Belletti
«La Groenlandia è il ponte fondamentale tra l'Europa e l'America del Nord, ma per conquistarla dovrai sconfiggere anche il suo clima polare!». Questa è la didascalia a un post del famosissimo gioco da tavolo Risiko, compagno di pomeriggi interminabili e sfide epiche tra adolescenti e non, ma senza conseguenze geopolitiche, fino all'avvento degli smartphone. Ma ciò che ha spinto Trump alla sua ormai innegabile fissazione per l'isola più grande del mondo non sono motivi così superficiali. Gli Usa devono averla, ha dichiarato, e "in un modo o nell'altro" l'avranno.
Ciò che lo attira è il suo ricchissimo sottosuolo, pieno di quelle terre rare indispensabili per l'elettronica avanzata, l'AI e compagnia. Il valore economico e strategico di questo territorio e di ciò che gli investimenti Usa permetterebbero di estrarre - 1,5 milioni di tonnellate di terre rare- è incalcolabile, o meglio potrebbe valere la supremazia economica degli Stati Uniti per i prossimi cinquant'anni. Acquisirla potrebbe infatti interrompere il monopolio cinese su chip, batterie, difesa, commenta Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory & gestione, su Adnkronos.
COLONIA DELLA DANIMARCA
In questa partita che sembra giocarsi però tutta su tavoli lontani dalla Groenlandia, cosa pensano invece i suoi abitanti? L'isola è stata colonia della Danimarca dal XVIII secolo fino all'inizio del XX; conquistata perché territorio strategico per la caccia alle balene, ha potuto godere di una certa libertà a scopi strategici perché proprio gli Inuit, popolazione indigena dei territori artici, con le loro tradizioni, erano abilissimi cacciatori di cetacei. Il colonialismo gentile dei danesi, quindi, era in ogni caso mosso da calcoli di convenienza. Ora che i riflettori del mondo sono puntati sull'isola però molti aspetti del dominio danese tutt'altro che gentili e rispettosi stanno emergendo con forza e per la popolazione questa situazione può addirittura trasformarsi in opportunità. La Groenlandia è una democrazia parlamentare rappresentativa e una nazione costitutiva autonoma all'interno del Regno di Danimarca, con un sistema di autogoverno che le conferisce autonomia questioni interne ma non su difesa e esteri.
Se fino a metà del '900 ha potuto godere di una forma di colonialismo pacifico e di una protezione attiva del suo isolamento, dal 1953 la madrepatria ha intrapreso una danizzazione intensa e traumatica. Fu imposta la lingua danese, un'urbanizzazione a tappe forzate, l'istruzione impostata su un curriculum danese, molti bambini Inuit tolti alle famiglie e portati in Danimarca, tutto per ottenere una assimilazione culturale e una cancellazione dell'identità della popolazione originaria. In questa strategia di omologazione uno degli strumenti più odiosi messi in atto sistematicamente e in modo subdolo a danno della popolazione, è stata la sterilizzazione forzata delle donne in età fertile. Con il pretesto di controlli di routine alle giovani Inuit a molte giovani veniva inserita la spirale, cosa che spesso scoprivano anni dopo non riuscendo a restare incinte e in molti casi perdendo del tutto la propria capacità di concepimento.
ALMENO 4500 DONNE
Questa pratica, secondo un report del governo danese, sarebbe andata avanti dal 1960 al 1991, anno in cui la Danimarca smise di controllare direttamente il sistema sanitario groenlandese. Solo fra il 1960 e il 1970 avrebbe coinvolto almeno 4500 donne, cioè la metà di quelle in età fertile. La prima donna a parlare pubblicamente della sua sterilizzazione forzata è stata la psicologa e attivista Naja Lyberth, che nel 2017 creò un gruppo Facebook per raccogliere testimonianze di altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza. La drammatica vicenda ha avuto quindi risonanza internazionale e lo stesso governo danese ha chiesto scusa e risarcito le donne che avevano intentato una causa per la violenza e le menomazioni subite.
Una discriminazione che sa di genocidio preventivo. Se prevale da parte della popolazione groenlandese certamente una ferma opposizione all'idea di essere acquisiti, se non addirittura acquistati dagli Stati Uniti, (i sondaggi infatti mostrano che solo il 6% dei 56mila abitanti sarebbe favorevole a diventare territorio statunitense), c'è chi vede nell'attuale escalation un'opportunità. Come riporta il sito Kath.net: «Almeno sta sfidando il controllo danese", afferma Amarok Petersen - attivista e una delle vittime della sterilizzazione - a proposito di Trump. "Questa discussione non era mai stata consentita prima"».
Nota di BastaBugie: Gianandrea Gaiani nell'articolo seguente dal titolo "Lo show di Trump a Davos. Poi l'accordo sulla Groenlandia" parla di Trump che lancia accuse contro la Nato, ma esclude l'uso della forza per prendere la Groenlandia. E in serata arriva la fumata bianca: accordo col resto della Nato per lo sfruttamento dell'isola artica.
Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 22 gennaio 2026:
Mentre il governo della Groenlandia pubblica una nuova brochure con i consigli alla popolazione in caso di crisi sul territorio, Donald Trump a Davos tranquillizza almeno in parte la popolazione dell'isola affermando che non intende usare la forza per conquistarla. Il documento viene presentato come una "assicurazione", come ha spiegato il ministro dell'Autosufficienza, Peter Borg, in una conferenza stampa a Nuuk. "Non ci aspettiamo che sia necessaria". La sera stessa aveva già raggiunto un accordo con la Nato, rappresentata dal segretario generale Mark Rutte, e Trump ha ritirato la minaccia dei dazi ai paesi europei che avevano mandato contingenti simbolici sull'isola artica, su richiesta della Danimarca.
Secondo quanto riferisce l'emittente danese Tv2, i cittadini groenlandesi hanno ricevuto un opuscolo Preparati alle crisi - sopravvivere per cinque giorni del Dipartimento per l'Ambiente e la Natura. L'emittente danese ritiene che, tra i beni essenziali per la famiglia figurano: Acqua potabile; Tre litri d'acqua a persona al giorno; Eventuale acqua per gli animali domestici; Scorte alimentari per cinque giorni, a lunga conservazione e di facile preparazione; Armi da caccia, munizioni e attrezzatura da pesca; Farmaci e primo soccorso. Inoltre, il Dipartimento segnala l'utilità di avere con sé: Radio FM a batterie/manovella/pannelli solari e numeri di telefono importanti (familiari, vicini e autorità di emergenza), oltre a VHF o altri dispositivi di comunicazione satellitare. Qualcosa di simile al prontuario presentato lo scorso anno dalla Ue per far fronte a un'invasione russa.
Trump a Davos ha affermato che «vedremo quello che succede. L'opzione militare non è sul tavolo. Non penso che sarà necessaria. Penso che la gente userà il buon senso questa è l'unica notizia che vi do», ha detto il presidente dopo aver definito la Groenlandia «un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale americana e dell'Occidente». Trump ha ricordato che nella Seconda Guerra Mondiale Washington aveva presidiato la Groenlandia (contro la minaccia dei sottomarini tedeschi) per poi "stupidamente" restituirla alla Danimarca a fine guerra. Questo «non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente». Trump poi ha lamentato che la Nato «ha trattato ingiustamente gli Stati Uniti per anni», che hanno pagato «praticamente il 100% della difesa» degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio.
Una rivisitazione della storia discutibile che si conclude con la richiesta di Trump che gli europei per esprimere un sia pur tardivo ringraziamento cedano a Washington «una sola cosa, un pezzo di ghiaccio» che solo gli Stati Uniti hanno la capacità militare di difendere. «Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più; di certo, non lo può fare la Danimarca», ha concluso confermando ancora una volta di considerare la Nato un organismo a cui gli Usa sono estranei. In ogni caso pur escludendo l'uso della forza, Trump ha chiarito che ne vuole la proprietà, non un altro tipo di accordo sulla Groenlandia e del resto a Washington è già stato preparato un disegno di legge che assegnerebbe all'isola lo status di 51° stato degli Usa.
Eppure, la sera stessa è stata raggiunta una prima intesa fra gli Usa e il resto della Nato. Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto "il quadro di un futuro accordo" sulla Groenlandia con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e che pertanto non farà scattare i dazi che aveva minacciato di imporre ai Paesi europei che hanno inviato militari sull'isola e che sarebbero dovuti entrare in vigore il 1° febbraio. Poi, parlando con i giornalisti a Davos, spiega: «L'accordo sarà reso pubblico molto presto, è un grande accordo per tutti, ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno». «È un accordo che durerà per sempre», sottolinea. «È un accordo a lungo termine, è un accordo a lungo termine definitivo, non c'è limite di tempo», scandisce il capo della Casa Bianca. Che in un'intervista a Cnbc chiarisce: «gli Stati Uniti e gli alleati europei lavoreranno insieme sul sistema di difesa missilistico Golden Dome e sui diritti allo sfruttamento dei minerali in Groenlandia». [...]