Treviso, benché città d’acque, non sfugge al fascino e al mistero delle vie sotterranee. Dei percorsi sotterranei attraverserebbero piazza Duomo partendo dalle carceri asburgiche poste sul retro del palazzo del Tribunale. Non si sa come ci fosse riuscito, ma un giorno la cella di un prigioniero di nome Ferdinando fu trovata vuota. Riapparve nella cella tre giorni dopo, smunto e invecchiato, come se fosse stato colpito da una magia. Dopo molto camminare e vari cambi di direzione, era giunto in una strana stanza circolare con 7 nicchie, dov’erano appesi dei calderoni e delle lampade d’oro. Ne aveva accesa una e così aveva scorto, al centro della sala, un guerriero in armatura posto su un grosso blocco di pietra. Poco dopo gli sembrò di toccare del legno che si rivelò una porta chiusa. Disperato, la prese a spallate finché cedette. Il suo stupore non poteva essere maggiore: era finito nel vescovado dall’altra parte della piazza. Per un anticlericale come lui era come essere giunto nell’inferno! Se lo avessero scoperto, la denuncia sarebbe stata inevitabile. Così tornò nella dispensa e approfittò del ben di Dio che c’era, aspettando che i preti andassero a dormire. Quando, infine, riemerse nella vecchia cella, la sola cosa che agli altri prigionieri sembrò confermare il suo racconto era il mezzo salame che teneva in tasca.
(© Editoriale Programma - Giovanni Golfetto)