Secondo la mitologia greca, Euridice, moglie di Orfeo e ninfa, morì per il morso d'un serpente.
Il marito Orfeo, affranto dalla morte dell'amata, cominciò a intonare canzoni disperate, nel ricordo di Euridice.
Il suo lamento giunse a tutte le divinità e alle Erinni. Gli dei, commossi, suggerirono la discesa nell'Ade, per riavere in vita Euridice.
Giunto negli Inferi, sempre con la sua lira, addolcì Caronte e Cerbero, guardiani dell'Ade.
Una volta arrivato dinanzi ai signori Ade e Persefone. Quest'ultima, intenerita dall'amore da Orfeo dimostrato, rilasciò Euridice, a patto che nella risalita lui non si fosse voltato a guardarla.
Accompagnati da Ermes, gli amanti fecero ritorno sulla terra ma Orfeo, non appena vide la luce, si voltò pensando che anche Euridice fosse sulla terra.
Lei, rallentata dal dolore al piede dove fu morsicata, non era ancora arrivata alla porta del mondo dei vivi.
Svanì, facendo ritorno agli Inferi.
Testo:
Me l’avete sottratta!
Non basterà il mio canto.
Come farò, senza di te!
Suonando,
scesi nell’Ade.
La lira persuase i guardiani del male.
Pianse la vendetta.
Ridatemela!, esclamai, chiedendo pietà.
Il signore appisolato,
fece un cenno col suo capo.
Persefone addolcita,
ti lasciò andare!
Non guardare! Non guardare indietro!
Cantai la mia gioia,
il mio amore, mi è stato concesso!
Vidi la luce! Vidi la luce!
Ma non potei resistere, mia amata!
Come avrei potuto!
Ti pensavo già uscita.
Così non fu.
Tornasti, da dov’eri venuta, in una nuvola di fumo.
La lira non canta più, mia amata.
Mi dissolvo nell’aria, di uno sguardo trascurato.
Sono io l’assassino, l’ assassino dell’amore.
Muoio poco a poco, nel ricordo della sera
Muoio poco a poco, nel canto di una preghiera.