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In questa puntata la Tribù sceglie il freestyle: niente scaletta, niente titolo, niente perfezione. Solo una voce che accetta di perdere il filo, ripetersi, fermarsi… perché è proprio lì che si torna vivi.
Parliamo di un tempo in cui tutto deve essere “sistemato” prima di essere mostrato: pensieri, emozioni, fragilità. Un mondo che trasforma ogni cosa in contenuto, e che finisce per irrigidirci. Contro questa vetrina continua, proviamo a recuperare il Flow: non come magia, ma come fiducia. Fiducia nel fatto che puoi sbagliare una rima e non interrompere l’energia.
Riflettiamo sulla paura dell’errore, sull’autocensura e su quella “cornice rassicurante” in cui restiamo per non rischiare. Ma fuori ci sono colore, possibilità e libertà: a patto di accettare di non essere impeccabili.
By Il ruggito della minoranzaIn questa puntata la Tribù sceglie il freestyle: niente scaletta, niente titolo, niente perfezione. Solo una voce che accetta di perdere il filo, ripetersi, fermarsi… perché è proprio lì che si torna vivi.
Parliamo di un tempo in cui tutto deve essere “sistemato” prima di essere mostrato: pensieri, emozioni, fragilità. Un mondo che trasforma ogni cosa in contenuto, e che finisce per irrigidirci. Contro questa vetrina continua, proviamo a recuperare il Flow: non come magia, ma come fiducia. Fiducia nel fatto che puoi sbagliare una rima e non interrompere l’energia.
Riflettiamo sulla paura dell’errore, sull’autocensura e su quella “cornice rassicurante” in cui restiamo per non rischiare. Ma fuori ci sono colore, possibilità e libertà: a patto di accettare di non essere impeccabili.