È il 2 maggio 1963. Sono le tre del pomeriggio. Qualcuno chiama la questura dicendo: "c'è un cadavere in un palazzo di via Emilia a due passi da via Veneto". Le volanti partono a sirene spiegate. Si fermano davanti al civico 81. Lì trovano il corpo di una giovane donna martoriato da sette coltellate. Si chiamava Christa Wanninger, che le cronache dell'epoca definirono come un'attricetta di origini tedesche.
Solo dopo vent'anni, però, si saprà la verità.
Nel 1985 un certo Guido Pierri, cacciatore di teste, già sospettano in precedenza, ma sempre scagionato per mancanza di prove, è nuovamente sottoposto a giudizio e riconosciuto come autore dell'omicidio ma incapace di intendere e volere.