Anche i cibi, non solo le città, hanno molto spesso le loro origini affondate in una leggenda e questa tratta proprio di una specialità locale, il meraviglioso tortellino di Valeggio. Uno dei racconti era ambientato sul fiume Mincio e parlava delle ninfe affascinanti e bellissime che abitavano nel fiume. Una notte un soldato ne vide una e decise di seguirla, lei correndo perse il mantello e grande fu la sorpresa dell’uomo nel vedere a quel punto una ninfa di bellezza straordinaria. Per entrambi fu amore a prima vista. Silvia, questo il nome della ninfa, regalò come pegno d’amore un fazzoletto annodato al suo soldato e sparì nel fiume. Ma un giorno, durante una festa, vide che una delle ballerine era proprio la sua amata ninfa. I due si guardarono intensamente, scambiandosi il loro amore attraverso sguardi dolcissimi dalla tenerezza infinita. Questo atteggiamento però fu subito notato da una donna, a sua volta innamorata del soldato, che immediatamente la denunciò come strega e la fece arrestare. Il soldato riuscì a farla fuggire, ma questo gli costò il carcere. Una notte Silvia gli apparve nella sua cella e gli chiese di abbandonare il mondo degli uomini. Lui ovviamente accettò e riuscirono a fuggire. Fu ritrovato sulla riva del fiume un fazzoletto di seta dorato, annodato, simbolo di amore eterno. Per ricordare questa struggente storia, le ragazze di Valeggio inventarono una sfoglia di pasta impalpabile come la seta con la forma di un nodo d’amore: il tortellino.
© Editoriale Programma - Alessandra Artale