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Il Serial Killer delle Prostitute - Gianfranco Stevanin


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16 novembre 1994, casello autostradale di Vicenza Ovest. Una donna si precipita fuori da un’autovettura e, indicando il conducente, comincia a gridare “È armato! È armato!”.
L’automobilista, in possesso di una pistola giocattolo, è Gianfranco Stevanin, 35 anni, agricoltore. La donna, una prostituta austriaca, denuncia di essere stata sequestrata e violentata da Stevanin, che l’avrebbe avvicinata offrendole un milione di lire per farsi fotografare nuda.
In una prima perquisizione, la polizia trova nell’abitazione dell’agricoltore migliaia di foto pornografiche, oggetti sadomaso, ma anche una busta con peli pubici, oltre ai documenti di due ragazze scomparse: Claudia Pulejo, una tossicodipendente di 29 anni, di Legnago (Verona), e una cameriera serba, Biljana Pavlovic, 25 anni. Gli investigatori cominciano a sospettare che Stevanin possa essere coinvolto nelle sparizioni delle due ragazze, ma per oltre sette mesi non emerge alcun indizio utile.
Il 19 giugno 1995 Stevanin viene condannato a tre anni di prigione per la violenza alla prostituta austriaca e finisce in carcere. Due settimane dopo, a 1,5km dal casale di Stevanin, un contadino trova un sacco di juta contenente un tronco di scheletro di donna senza testa, né arti. Gli scavi nel podere continuano e il 12 novembre viene rinvenuto nei terreni di Stevanin un altro scheletro.
Stevanin, pur negando di essere un assassino, comincia a collaborare con gli investigatori raccontando di avere dei flashback. Tra questi c’è quello di un cadavere di donna che lui stesso ha fatto a pezzi con un taglierino. Sulla base delle sue indicazioni, il 1º dicembre, sempre nel podere, viene trovato un terzo cadavere. Gli esami medici scopriranno un piccolo cuore tatuato sul polso sinistro del cadavere che permetteranno di identificare Claudia Pulejo.
Ma chi è Gianfranco Stevanin? Basette lunghe, camicie anni Settanta dal collo sollevato, un’aria allampanata che riesce simpatica alle ragazze, Stevanin, figlio unico di una coppia di ricchi agricoltori, soprannominato Elvis dai ragazzi di Terrazzo, è stato sempre un ragazzo distaccato, quasi ombroso. A 16 anni un incidente che potrebbe avergli segnato la vita: una caduta dalla motocicletta gli procura una frattura cranica e lunghe settimane di coma.
Durante i lunghi interrogatori cui sarà sottoposto, Stevanin negherà sempre di aver ucciso, sosterrà invece che le donne gli sono morte tra le braccia mentre faceva l’amore con loro e di essersi sbarazzato dei loro corpi: alcuni seppelliti nei campi, altri smembrati e gettati nell’Adige e nei fossi. Il 4 novembre 1997 un incidente probatorio con i periti psichiatrici stabilisce che Gianfranco Stevanin al momento di smembrare i corpi era capace di intendere e di volere.
Condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio di 6 donne (due mai identificate), con una sentenza a sorpresa, in Appello Stevanin viene riconosciuto incapace di intendere e volere al momento degli omicidi e condannato a dieci anni e sei mesi di reclusione ma solo per il reato di occultamento e vilipendio di cadavere.
Ma nel 2000 la Cassazione annulla questa sentenza. Il 7 febbraio 2002 Stevanin viene condannato in via definitiva all’ergastolo, dove ad oggi sconta ancora la sua pena.
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....By Michele D’Innella