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Con l’introduzione del Codice della Crisi d’Impresa, la disciplina ha subito importanti modifiche rispetto alla precedente Legge Fallimentare. In particolare, l’articolo 182 della vecchia normativa è stato sostituito dall’articolo 114 del nuovo Codice, trasformando la nomina dei liquidatori da facoltativa a obbligatoria.
Questa evoluzione normativa non impedisce tuttavia l’impiego del trust nel concordato preventivo, ma richiede un adattamento strutturale che tenga conto del nuovo scenario giuridico.
Il trust nel concordato: vantaggi concreti
L’utilizzo del trust nei concordati preventivi si è dimostrato particolarmente efficace nei casi in cui vi sia l’apporto di beni da parte di terzi soggetti, diversi dal debitore principale, che hanno interesse a supportare il piano concordatario.
I principali vantaggi includono:
Elementi chiave per una struttura efficace
Per garantire il corretto funzionamento del trust nel concordato preventivo, alcuni elementi strutturali risultano fondamentali:
Applicazioni pratiche
Questa struttura si rivela particolarmente utile per:
È importante sottolineare che non si tratta di un trust di scopo, come talvolta erroneamente indicato, poiché i beneficiari esistono e sono identificabili nei creditori concordatari.
Prospettive future
L’interesse per questi strumenti rimane elevato anche con l’entrata in vigore del nuovo Codice, e si prevede una continua evoluzione nella prassi applicativa e nella giurisprudenza. Come anticipato nel podcast, questi temi saranno oggetto di un mio prossimo libro dedicato ai negozi destinatori nella crisi d’impresa, in uscita nei prossimi mesi del 2025.
Qual è la vostra esperienza con strumenti di protezione patrimoniale nelle procedure concordatarie? Avete mai utilizzato trust o altri negozi destinatori in questi contesti? Condividete nei commenti le vostre riflessioni.
L'articolo Il trust nella crisi d’Impresa – III puntata proviene da Studio Gaeta.
By Paolo GaetaCon l’introduzione del Codice della Crisi d’Impresa, la disciplina ha subito importanti modifiche rispetto alla precedente Legge Fallimentare. In particolare, l’articolo 182 della vecchia normativa è stato sostituito dall’articolo 114 del nuovo Codice, trasformando la nomina dei liquidatori da facoltativa a obbligatoria.
Questa evoluzione normativa non impedisce tuttavia l’impiego del trust nel concordato preventivo, ma richiede un adattamento strutturale che tenga conto del nuovo scenario giuridico.
Il trust nel concordato: vantaggi concreti
L’utilizzo del trust nei concordati preventivi si è dimostrato particolarmente efficace nei casi in cui vi sia l’apporto di beni da parte di terzi soggetti, diversi dal debitore principale, che hanno interesse a supportare il piano concordatario.
I principali vantaggi includono:
Elementi chiave per una struttura efficace
Per garantire il corretto funzionamento del trust nel concordato preventivo, alcuni elementi strutturali risultano fondamentali:
Applicazioni pratiche
Questa struttura si rivela particolarmente utile per:
È importante sottolineare che non si tratta di un trust di scopo, come talvolta erroneamente indicato, poiché i beneficiari esistono e sono identificabili nei creditori concordatari.
Prospettive future
L’interesse per questi strumenti rimane elevato anche con l’entrata in vigore del nuovo Codice, e si prevede una continua evoluzione nella prassi applicativa e nella giurisprudenza. Come anticipato nel podcast, questi temi saranno oggetto di un mio prossimo libro dedicato ai negozi destinatori nella crisi d’impresa, in uscita nei prossimi mesi del 2025.
Qual è la vostra esperienza con strumenti di protezione patrimoniale nelle procedure concordatarie? Avete mai utilizzato trust o altri negozi destinatori in questi contesti? Condividete nei commenti le vostre riflessioni.
L'articolo Il trust nella crisi d’Impresa – III puntata proviene da Studio Gaeta.