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«C’è un dopo». Antonio Maglione riceve una parola, in quell'ordine: «Nella tua vita sta per arrivare un nuovo lavoro, il matrimonio, una malattia». Poi tutto sembra dire il contrario: la prima biopsia è negativa («se la medicina dice no, perché io devo credere che sia diverso?») e il lavoro nuovo finisce. Possono perché credono di potere: la storia di chi continua a credere a ciò che Dio gli ha detto quando l'evidenza dice altro, finché Dio stesso gli dice che la storia non è finita.
Antonio è cresciuto «casa e chiesa»: il piccolino di casa, figlio di un papà pastore di due chiese, sempre in macchina da una comunità all'altra. Ai suoi genitori oggi dice: «voi mi avete già dato tutto». A nove, dieci anni passa dal fondo della chiesa, accanto alla mamma, al primo banco: è lì che si innamora follemente di Gesù.
Nel 2018, a un campeggio, conosce quella che oggi è sua moglie. Nel febbraio 2024 si accorge di un gonfiore alla gamba; dopo le ecografie, lo specialista non dice nulla, ma «i suoi occhi e la sua faccia parlavano abbastanza chiaro». Quella parola, in quell'ordine, lui l'aveva già ricevuta. L'intervento costa più di quanto la famiglia possa pagare: due colleghe della zia si offrono di pagarlo. Quando il conto raddoppia, le stesse persone tornano a offrire tutto. «Signore, noi ti veniamo dietro. Tu fai».
Giugno 2024: la prima biopsia è negativa. Tre giorni dopo, un'altra parola: «Io ti rimetterò le mani addosso». Un anno avanti e indietro fra gli ospedali, poi un nuovo lavoro e il matrimonio, il 17 maggio 2025. Due giorni prima delle nozze l'ospedale lo chiama. La seconda biopsia conferma quello che temeva: «Ora sono io». E il lavoro nuovo finisce: «Ero così convinto». «Crollo, crollo, crollo totale». «Signore, che stai facendo?»
Poi la ferita si infetta, di nuovo il pronto soccorso: «Signore, ti prego, dammi un attimo di tregua». La risposta che riceve gli cambia lo sguardo: «Io ti ho dato questo lavoro per togliertelo, perché dovevo insegnarti cosa significa rinunciare per me». Prima della chemio del 28 settembre, lui e sua moglie avevano cominciato a cercare un figlio «proprio nell'ultimo momento utile». Una domenica mattina il test: lei è incinta. Poi, il 18 dicembre: «il referto è uscito totalmente pulito».
E l'eredità che vuole lasciare è la stessa che ha ricevuto: «Gesù cresca e che io diminuisca».
⏱️ TIMESTAMPS
0:00 – «C'è un dopo»: la diagnosi, il referto pulito, il dono, un figlio
1:20 – Come sta il tuo cuore oggi: «È un miracolo»
1:49 – Una famiglia di credenti, papà pastore di due chiese
4:45 – L'eredità: «voi mi avete già dato tutto»
8:13 – A 9-10 anni: innamorarsi follemente di Gesù
10:31 – Il battesimo nello Spirito Santo, a 11 anni
15:12 – 2018: un campeggio e un fidanzamento fondato su Dio
21:24 – Febbraio 2024: il gonfiore e «tu dovrai soffrire per me»
26:36 – La seconda ecografia e gli occhi dell'oncologo
29:35 – La parola in ordine: lavoro, matrimonio, malattia
31:51 – L'intervento che non potevamo pagare: due amiche, poi il doppio
41:09 – Giugno 2024, biopsia negativa: «Io ti rimetterò le mani addosso»
46:33 – Maggio 2025: il nuovo lavoro, le nozze e la chiamata dell'ospedale
53:07 – La biopsia positiva: «Ora sono io»
56:31 – Il lavoro perso: «Signore, che stai facendo?»
1:00:26 – La ferita, il pronto soccorso e «Signore, basta»
1:04:09 – «Io ti ho dato questo lavoro per togliertelo»
1:08:41 – Un figlio cercato nell'ultimo momento utile
1:18:12 – 18 dicembre: il referto pulito
1:21:26 – L'eredità che voglio lasciare
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto.
La storia sul sito: https://impresedifede.com/s2e3?da=yt
🙏 Imprese di Fede - Per chi cerca Dio nelle macerie, non nelle domeniche patinate.
A quattordici anni ricevette un sorriso. Cinquant'anni dopo capì a cosa serviva.
Davide nasce a Napoli nel 1956, sesto in una casa che lui stesso definisce un campeggio permanente. Il padre ha un doppio lavoro per far studiare sei figli, modi militari, e alle spalle una storia che lo ha reso duro: orfano di padre a undici anni, di madre a dodici, cresciuto da uno zio dopo che i fratelli erano stati divisi tra i parenti. Quell'uomo amareggiato dalla vita cambia direzione per una sola frase, letta anni prima sullo schermo di un cinema, che poi cerca invano tra le persone religiose del quartiere. Nessuno sa dirgli dove si trovi. Quando finalmente la ritrova, la sua vita si riscrive da capo, e con la sua quella dei suoi figli.
Il primo novembre 1970 un evangelista americano predica a Napoli. Era stato fotografo a Hollywood, aveva ritratto John Wayne, poi la guerra in Estremo Oriente, i proiettili che gli passavano sotto le braccia senza mai colpirlo. Tra i banchi c'è un ragazzo di quattordici anni che il giorno prima aveva avuto paura di alzarsi. Ha passato la notte intera a decidere che sarebbe stato il primo. E lo è.
Quella sera qualcosa si stacca da lui. Descrive un peso che se ne va, e al suo posto qualcosa che arriva e che gli resterà addosso per il resto della vita. Cammina nel freddo di dicembre verso il battesimo sentendosi un metro da terra. A sedici anni insegna già. A ventuno riceve la prima chiesa. Nel mezzo, un gesto minuscolo di cui parla ancora oggi con tenerezza: le sedie della sala facevano rumore, lui comprò di nascosto dei gommini e li applicò uno per uno, badando che nessuno lo scoprisse, nemmeno i suoi fratelli.
Al ventesimo compleanno, in Sicilia, riceve una Bibbia con una dedica: è il primo regalo di quella che sarebbe diventata sua moglie. Enza aveva una chiamata sua, distinta dalla sua, e nella loro storia questa distinzione conta più di quanto sembri. Trent'anni a Reggio Calabria, una chiesa che passa da ottanta persone a duecentocinquanta, un edificio costruito con i soldi della gente, una televisione locale che gli offre uno spazio che aveva chiesto soltanto in preghiera. Poi Napoli, nel 2010, e due figli che restano al Sud.
"So che riesce un po' difficile ad alcuni capire come si possa sorridere vivendo certe situazioni."
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 «Io sorridevo loro»: il sorriso che non
02:16 Giobbe 29,24: il testo che lo guida da
07:14 Napoli, 1956: sei figli, e un padre che
14:06 «Signore, guarda Gesù sulla croce e»
16:21 Monitore a 16 anni, e i gommini sotto le
28:54 Il più giovane in mezzo ai pastori dalla
37:10 Reggio Calabria, 1 novembre 1980
42:25 Fermati dalla polizia: «lui è pastore»
47:00 «Migliaia e migliaia»: la profezia del
51:09 Il DNA di Napoli: il pastore che forma
53:54 Trenta milioni di briciole: la chiesa
55:52 2010, la chiamata a Napoli: una madre
01:00:46 Le 6 di mattina del 21 ottobre: «Non»
01:03:39 «Il nostro pastore è un uomo solo»: il
01:05:55 24 dicembre: la bottiglia di aranciata
01:07:57 Il posto dove sedeva Enza, e le mani
01:12:21 «Non fare di più, ma farlo meglio»: più
01:16:52 Il libro degli Atti non si chiude
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
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La storia di Deborah D'Antonio: https://youtu.be/KeeM1wKWa8k
Tutti gli episodi completi: https://www.youtube.com/playlist?list=PLoBPPJkA934kUWn8nJC8XnP-uyzjJ1MY3
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Angelo nasce che sua madre non lo vuole. Non ce la fa, e a 7 mesi il padre se ne va con un'altra donna, lasciando lei e due bambini piccoli in un quartiere dove a crescerli, di fatto, sarà la nonna. La madre non si riprenderà mai del tutto: gli anni dell'infanzia di Angelo sono anni in cui la famiglia impara a non nominare le cose, a dire che va tutto bene quando non è vero.
A 17 anni, mentre lavora in un centro scommesse, vince una bolletta e capisce qualcosa che lo accompagnerà per il resto della sua vita adulta. Il gioco diventa il posto dove tutto si azzera, dove — anche dopo aver perso una cifra assurda, anche dopo essersi trovato a terra dietro una porta a piangere — basta rialzarsi e ricominciare, e per un istante è come se non fosse mai successo.
C'è un padre da perdonare, prima. "Io ero brutto quando ero piccolo? Perché mi hai lasciato?" Ci vorrà una frase sentita sull'uscio di una chiesa — "Finché tu non perdoni tuo padre, io non posso entrare nella tua vita" — e anni di lotta con un Dio che a un certo punto smette di essere un'idea e comincia a somigliare, per la prima volta, a un padre vero.
Ma un vizio non si spegne perché hai perdonato qualcuno. Torna, più silenzioso, dentro il matrimonio, dentro la fiducia di chi gli sta più vicino — fino a un punto in cui Angelo si ritrova senza lavoro, senza soldi, con un futuro che non riesce più a immaginare. E fino a una notte che lui stesso, ancora oggi, non è sicuro di aver raccontato fino in fondo a chi gli sta accanto.
Quello che succede dopo è la parte della storia che Angelo ha accettato di raccontare per la prima volta davanti a una telecamera.
"E lo rifarei. Mi ha portato a quello che sono oggi."
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 "Non ho nulla da perdonare a mia mamma"
02:21 "Il mio cuore oggi sta forte": cose che
05:46 Nonna la chioccia, mamma a letto: a 4
09:53 "A 15 anni camminavo con il Rolex"
12:08 Testa abbassata: 150 euro per la
16:47 Al ragazzo di 12 anni: "mamma sta male"
19:06 "Non l'ho mai additata": il perdono che
21:06 Piazza Garibaldi: presento Roberta e lui
24:31 Sull'uscio della porta: "finché non"
28:16 Su Dio proiettiamo il padre che abbiamo
29:32 "I suoi richiami non sono schiaffi": la
36:43 Rubavo, frodavo, aprivo casseforti. Poi
40:21 Il sentimento era indifferenza: "quel"
42:26 "Alzati e vattene adesso": i 15 giorni
45:39 La sua mano resta stretta. È la nostra
49:12 La promessa a Roberta: "volevo essere"
50:45 "Oggi sono fiero di essere dipendente"
53:07 Tre volte sul davanzale: "Dove stai"
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
In questo episodio Angelo racconta anni di dipendenza dal gioco e un tentativo di suicidio: se oggi non è il giorno per ascoltarlo, puoi scegliere un altro giorno.
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La storia di Davide di Iorio: https://youtu.be/kEBRbiXVjCQ
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"I wanted to be like the Apostle John, who could lean on His breast. Very softly. The heartbeat of God." — Gregory Mundis
Greg is born in Youngstown, Ohio — a steel city. He lives in a trailer with an outdoor toilet. His parents each married and divorced three times, and the house is full of parties, alcohol, things a child sees and doesn't know where to put. And yet he remembers being happy. There were dogs. There was a parakeet that landed on the dog's head, every time, like a small daily blessing.
Then one night his mother wanders, almost by accident, into an evangelistic crusade and gives her heart to Jesus. Everything changes.
At thirteen, on a military base, in front of a Billy Graham film, Greg feels a tug he doesn't understand but can't resist. He stands. He walks forward. It's the beginning of a lifetime spent chasing that same closeness.
The day of his calling arrives without warning, on an afternoon that becomes legendary in his family. Greg describes it like this: as if God pulled an arrow on His own bow, straight through his heart. He rises in tears in front of the whole church. And as he runs outside to tell Sandy, his wife — pregnant, in labor — she has only one answer: take me to the hospital, the baby's coming.
From there, twenty years in Austria. A Bible school denied, then quietly born anyway. The Berlin Wall coming down. His appointment as director of five nations, then of all Europe, then of everything.
But the heart of this conversation isn't the milestones.
It's the moment his wife tells him: "Greg, you're out of sync." It's the door he knocks on, without shame, because — as he'll later tell his own missionaries — needing help and not asking for it out of pride lets something fester inside you.
It's a diagnosis that arrives in a single heartbeat, from someone he didn't expect.
And it's the closing: the image of the risen Christ who doesn't hide His wounds, but offers them. These are my wounds. You can put your finger here.
In this episode Greg does something rare for a spiritual leader: he doesn't preach. He lets himself be seen — close, fragile, still on the way.
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 "Greg, You're Out of Sync": The Sentence
03:41 The Trailer, the Outdoor Toilet, and the
18:52 "They Had My Back": A Little Italian
20:18 Sandy Had the Missionary Call. He
23:06 The Sunday Night Altar, and the Voice He
30:50 "Seek First the Kingdom": Two Bags of
40:48 "Not While I'm Having Birth Pains": June
44:27 Salzburg: Two Small Children, German
48:01 Two Years Building a Bible School, and
52:47 An Altar for His Own Children: Twelve
59:15 Five Countries After the Wall: "If the"
01:03:27 2,600 Personnel in 150 Countries, and
01:13:38 "Am I Adopted?": Brown Eyes in a House
01:17:58 The Psychologist Who Opened the Door Was
01:19:37 "Like Taking a Shower": Forgiving a
01:23:45 King David, the Apostle John, and What
01:25:59 The Lamb That Was Slain: "They Don't"
01:27:40 Grandchildren in Springfield, and the
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La storia di Angelo Colurcio: https://youtu.be/gK4hXkdZ46M
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Suo padre sognava un figlio dottore. L'unico maschio di cinque figli, arrivato tardi, atteso da due genitori che in lui vedevano la rivincita di tutti i sogni che loro non avevano potuto realizzare.
Giovanni cresce a Gaeta, città di mare, adolescenza spensierata tra il pallone e gli amici. Poi, al secondo anno di istituto nautico, comincia a circolare l'hashish. Lui ha sedici anni, un carattere fragile, un senso di inferiorità che porta da quando i compagni di scuola lo guardavano diverso per l'estrazione sociale della sua famiglia. La droga gli fa sentire quello che non si era mai sentito: alla pari con gli altri.
Da lì il baratro. Prima l'hashish, poi l'eroina sniffata, poi l'eroina iniettata — il "flash" che i suoi stessi amici gli avevano sconsigliato di provare, perché chi si buca una volta non smette più. Cinque, sei volte al giorno. Soldi rubati ai genitori, oggetti venduti, settimane che bruciano milioni di lire. E poi le siringhe — quelle trovate per terra, lasciate da altri ragazzi che erano già sieropositivi, riutilizzate senza farsene scrupolo perché l'astinenza non lascia scelta.
Suo padre trova una siringa in casa. E scoppia il finimondo.
In quegli stessi mesi, una delle sue sorelle attraversa una crisi e si avvicina a una persona che pratica la magia nera nel quartiere. Giovanni la vede tornare con un aspetto che non riconosce. Poi, di colpo, qualcosa cambia in lei: un volto diverso, una luce che lui non sa spiegarsi. Sua sorella ha incontrato Gesù. E inizia a pregare per quel fratello perso nella droga, insieme a credenti che non lo hanno mai conosciuto.
Giovanni oggi è un pastore. Porta ancora dentro i rimpianti per gli anni sprecati, per il dolore che ha causato ai suoi genitori, per il sogno di suo padre che non si è realizzato come lui lo immaginava — e ne ha trovato uno più grande.
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 L'appuntamento mancato: lui andò a
02:14 «Come se qualcuno mi stesse alzando un»
03:13 Quattro sorelle e un maschio atteso: sua
10:56 Istituto Tecnico Nautico, sedici anni
18:34 «Se ti fai il primo buco, poi non ne»
23:02 La siringa trovata in casa: la delusione
23:59 La sorella che torna con un altro volto
33:25 Siringhe raccolte da terra, in astinenza
34:05 Sette milioni di lire in una settimana
39:33 Quella sera dorme tutta la notte. La
44:58 Le dieci di sera, in una casa: le
54:01 Il pastore Toppi: «nel caso di Giovanni»
56:13 Chi aveva seminato prima, senza sapere
01:03:38 Gli anni sprecati: quello che ancora non
01:04:14 «Non ho un figlio dottore, ma ho un»
01:05:50 La malattia di suo padre, e i rimpianti
01:07:54 Gli incubi: la notte si sogna che si
01:10:06 L'eredità che vuole lasciare: una vita
01:11:19 Tra la vita e la morte, una preghiera di
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
Questo episodio racconta tossicodipendenza, amici morti per overdose, siringhe infette e il desiderio di morire: puoi scegliere tu quando ascoltarlo.
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La storia di Greg Mundis: https://youtu.be/nKvYImASlUQ
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Si aspettava di essere la vittima. Diventò qualcos'altro.
Anna cresce in una famiglia di sei fratelli senza padre — quindici anni di carcere l'avevano portato via quando lei ne aveva otto. Impara presto a mettere una maschera e andare avanti. Poi arriva una zia, uno zio malato terminale, e una preghiera che cambia tutto: quello zio guarisce. È il primo segno che qualcosa di vivo esiste dall'altra parte. Eva D'Antonio le insegna la scuola domenicale, e Anna smette di truccarsi ogni domenica mattina — "perché lì c'è la presenza di Gesù."
A tredici anni conosce Antonio. Il ragazzo bello, quello che non le fa mancare niente, quello per cui tutte le famiglie erano contrarie. Per anni la vita è esattamente quello che aveva sempre sognato: amore, figli, casa. La serenità che non aveva mai avuto da bambina sembra finalmente sua.
Poi Antonio comincia a tradirla.
Le stesse cicatrici dell'infanzia — il padre assente, la maschera, l'amarezza — tornano tutte insieme. Ma questa volta qualcosa di nuovo si aggiunge, qualcosa che lei stessa non riconosce. "Io ti uccido, Antonio, se non ti ritiri agli orari che ti dico io. Lo pensavo davvero." Non dormiva. Non mangiava. Non faceva più la madre. Un giorno dormì per ventiquattr'ore intere. E ammette, senza cercare attenuanti, ciò che il dolore aveva fatto di lei: "Diventai psicologicamente diabolica. I sette spiriti che vivono nel mondo, mi ritrovai che li avevo tutti io."
Da quel fondo, Anna mette Dio alla prova. Non con una preghiera composta — con una sfida: "Se tu esisti, mi devi far chiamare da quella persona." Il telefono squilla. Poi di nuovo. Poi una terza volta. Tre sfide, tre risposte. Un Dio che non si nasconde anche quando sei convinta di non meritarlo.
Quello che accade dopo, in una chiesa di Napoli dove nessuno la conosce, e dove uno sconosciuto si avvicina e le parla senza sapere niente di lei — è il cuore dell'episodio. E cambia tutto.
C'è però qualcosa che Anna non racconta. Una camera chiusa, custodita soltanto davanti a Dio. "Quello che ho fatto, che non l'ho detto... che Dio lo sa." E il custodirlo è già, di per sé, una dichiarazione di fede.
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 «Ogni piccolezza la vivevamo come una»
01:26 «Da chi devo andare, sapendo che c'era»
03:20 «E il mio cuore oggi sta a mille»
05:27 Sei fratelli, un padre con quindici anni
12:14 La scuola domenicale con Eva D'Antonio
13:35 «Non posso prenderli in giro»: Eva e
15:20 A tredici anni Antonio: gli anni in cui
16:19 Due figli, un bel marito, e poi le altre
22:44 «Io ti uccido, Antonio, se non ti»
25:43 «I sette spiriti che vivono nel mondo»
26:55 Un giorno intero a dormire: non più
28:35 In ginocchio con poche forze: «liberami»
32:03 Tre volte mette Dio alla prova: la
34:13 «Non ti conosco, ma Dio ti mette di»
37:10 Proverbi 31 e il comando: «stai ferma»
41:56 Quasi quattro anni di visite in carcere
43:58 Claudio ed Eva, un padre e una mamma. E
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La storia di Giovanni Di Crasto: https://youtu.be/aQbUjviLDjA
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Aveva ventitrè anni e aveva già tutto quello che il mondo chiama successo. E aveva smesso di guardarsi allo specchio.
Antonio Onda è cresciuto al Sud, quarto di cinque fratelli, un padre operaio che si alzava di notte, una madre che non aveva mai lasciato mancare niente nel poco che aveva. A quattordici anni aveva già scelto un'altra strada — non per mancanza di sogni, ma per eccesso di fame. Voleva essere qualcuno. Lo è diventato, a modo suo: a ventitré anni era uno dei nomi che nella sua città non si pronunciavano ad alta voce. Rispettato, temuto, onorato. E portava con sé una colpa silenziosa: uno zio tossicodipendente morto di una dose sbagliata negli anni Ottanta, il peso di chi costruisce sull'eroina di un dolore già visto in famiglia.
L'apice del successo arrivò insieme al vuoto. I piaceri smisero di appagare, le cose smisero di bastare, la quotidianità si trasformò in un'ansia che non aveva nome. Poi cominciò l'adulterio, e con lui crollò anche la piramide morale che quel mondo gli aveva insegnato a rispettare. Ma ciò che lo ruppe non fu la legge, non fu la paura del carcere, non fu il rischio di morire ammazzato per strada. Fu qualcosa di più intimo e più insopportabile: "l'input che mi ha cambiato non è stato la legge o la paura di morire. È stata la mia moralità — ferire le persone che ti danno la vita."
Un mattino di luglio prese la Panda di suo padre — vecchia, senza aria condizionata — e andò a guidare sulla costiera amalfitana. Il mare gli aveva sempre messo pace. Quel giorno aveva una busta piena di soldi sul sedile, non dormiva da giorni, e su quel muro affacciato sul vuoto successe qualcosa che Antonio non aveva cercato e non sarebbe stato capace di spiegare. Quello che sa è che quando è tornato alla macchina, piangeva. E che camminando verso casa si sentiva, per la prima volta, come un'aquila.
"Non voglio lasciare soldi. Mi immagino la mia lapide senza la foto. Voglio rimanere solo come una traccia bella nei cuori di chi mi ha amato."
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 Una busta piena di soldi nella Panda e
02:29 «Stamattina il mio cuore batte a 1000»
15:44 A 23 anni, l'apice: gli orologi, il
50:17 «O ti prendi questo impegno o non»
53:00 Notti insonni e un viso radioso
53:53 31 dicembre, Poggioreale: «il Natale»
56:08 Rispettato, temuto, con la busta dei
01:03:58 Spogliati all'uscita dal ministro di
01:06:06 La domanda per chi oggi è temuto e non
01:07:12 «Se non tocchi il fondo, se non tocchi»
01:09:40 «Rientro, e rientro male»: quando ti
01:12:04 Le 3:30 di notte, una camomilla e una
01:15:06 L'eredità: che cosa resta di un uomo
01:15:47 La lapide senza la foto: «voglio»
01:18:06 Il costone della costiera amalfitana
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
In questo episodio Antonio racconta il momento in cui ha tentato di togliersi la vita: se oggi non è il tuo giorno per ascoltarlo, puoi tornarci quando vuoi.
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La storia di Anna Coppola: https://youtu.be/jigBbYQyZLM
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Se questa storia ti ha toccato, condividila con qualcuno che sta attraversando dolore.
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Ci sono madri che gridano il proprio dolore. E ci sono madri che lo piangono dove nessuno le vede, perché qualcuno deve restare in piedi.
Susy aveva quindici anni quando entrò per la prima volta sotto una tenda evangelica e ne uscì cambiata. Sua madre, fumatrice da una vita, sfidò quel Dio appena conosciuto: se esisti davvero, fammi passare la voglia della sigaretta. La mattina dopo non accese più. Da quel giorno Susy imparò una cosa che le sarebbe servita per tutta la vita — che con Dio si può anche litigare, sfidare, contrattare, e che Lui risponde a chi lo cerca sul serio.
Aveva un sogno semplice, da ragazza che a dodici anni piangeva andando al lavoro: un principe azzurro che non la facesse più lavorare, e una maternità diversa da quella che aveva conosciuto. Una madre che ami i figli prima ancora che facciano qualcosa per essere amati. Non sapeva ancora a cosa stava dicendo sì.
Il principe azzurro arrivò. Si chiamava Antonio. Ma la maternità che sognava si rivelò una strada lunga e ripida — nove anni di attesa, un grembo che sembrava chiuso, esami che facevano scendere le lacrime. E poi, per fede, due anni prima che esistesse una sola certezza, Susy cominciò a cucire i sacchettini per la nascita di un figlio che non c'era ancora. Quando Gennaro arrivò, lo accolse come si accoglie una promessa mantenuta.
Poi venne il secondo. E con lui, una parola che Susy non aveva mai sentito: mammone. Il modo in cui un'infermiera, senza volerlo, le disse che dentro la testa del suo bambino di tre mesi c'era qualcosa grande come il tumore di un bambino di otto anni. In quel corridoio d'ospedale, mentre teneva il figlio addormentato contro il petto, dal profondo le salì un canto — quando anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerò.
"Quella pace che razionalmente non avrebbe senso di esistere. Eppure esiste. Perché va oltre la ragione, oltre l'intelligenza, oltre ciò che si può spiegare."
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 Gabri aspetta il papà sul divano
01:15 «Questo cancello bianco»: la storiella
06:00 «Il cuore è sano, ma un po' rotto»
15:44 Dieci mesi lasciati, poi una telefonata
20:48 I sacchettini cuciti due anni prima
22:27 Le 10:11 del mattino: il papà in giacca
26:45 Quattro mesi e mezzo, un solo
40:24 «Signora, vostro figlio c'ha uno spazio»
43:07 «Tuo figlio c'ha un tumore»: tre mesi
53:46 «Signore, non farmi crollare mai»: i
57:07 Sveglia alle 3, il numero alle 6: ogni
01:12:19 «Non era più il mio Gabriel»: il lato
01:16:34 Il giorno dopo cammina intorno alla
01:22:55 «Egli è Dio anche se non lo fa»: il
01:24:57 Letto, divano, letto: «papà, tutta la»
01:30:48 Mezzanotte, poi le due e quaranta: la
01:35:16 Il funerale in mezzo al cortile, con il
01:37:26 Fruttivendola il sabato, e Gennaro
01:41:51 «Credere fino alla fine»: l'eredità di
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
Dentro c'è la malattia e la morte di un bambino, e due gravidanze interrotte. Se oggi non è il giorno per ascoltarlo, ascoltalo un altro giorno.
▶️ GUARDA ANCHE
La storia di Antonio Onda: https://youtu.be/k5W0Y8L6fzQ
Tutti gli episodi completi: https://www.youtube.com/playlist?list=PLoBPPJkA934kUWn8nJC8XnP-uyzjJ1MY3
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🙏 Imprese di Fede - Per chi cerca Dio nelle macerie, non nelle domeniche patinate.
Daniele Marra aveva sette anni, nel 1949, e un cappottino grigio perla. Suo padre lo portò con sé a una riunione di preghiera in un sottoscala di via Carbonara, a Napoli, con il pavimento di terra battuta. Si inginocchiò vicino alla sedia di papà, e pregò davvero. Da allora segna le cose che lo colpiscono: è per questo che oggi, a più di ottant'anni, ricorda le date, i nomi, le parole esatte.
In questo episodio Daniele racconta tutto dall'inizio: la madre che nel 1935 perde la sua seconda figlia, Maria, dopo pochi mesi di vita, e incontra il Signore attraverso un vicino di casa; il 1953, quando l'azienda del padre fallisce e lui, accorgendosi che il prezzo delle pelli avute sulla fiducia è salito, le riporta indietro e va a lavorare da operaio; la notte in cui Mast'Andrea bussa alla porta per scardinarla, e suo padre apre: «Buonasera, Mast'Andrea, vi stavo aspettando». Gli parla di Gesù a lume di candela, poi lo bacia sulla guancia. «Solo mamma mi ha baciato, e nessun altro nella vita».
Poi Capri nel 1958, Vittorio e il patto con il Signore fatto nello stesso giorno, Giulia, e a diciannove anni il Consiglio di Chiesa. Cinquant'anni da pastore a Frattamaggiore, fino al 2015. Un uomo con trent'anni di carcere alle spalle che lo chiama a casa sua, e la risposta di Daniele: «Gesù ti ha pagato».
E la notte del 1973. Il garage, il fido, la crisi. In chiesa una sorella intona «Alleluia», e lui pensa: «Ma proprio stasera mi doveva capitare questo». Il Signore gli parla al cuore: «Daniele, ma tu vuoi venire veramente in cielo? Allora sappi che per tutta l'eternità non devi fare altro che cantare Alleluia». Canta per quaranta, quarantacinque minuti.
Infine la storia che gli costa ancora: dopo il terremoto del 1980, quattro villette costruite insieme ai fratelli e al cognato, sapendo nel cuore che non doveva farlo. Il 22 dicembre 1984, alle sei del mattino, il comune le abbatte. Da lì la lezione che lascia a chi ascolta: quando sbagli, non dire «Signore, perdonami». Di': «Signore, fammi pagare».
⏱️ TIMESTAMPS
0:00 – «Daniele, vuoi venire veramente in cielo?»
1:45 – Dal cardiologo, oltre gli 80 anni
3:28 – La morte di Maria e la mamma in ginocchio
6:44 – 1949: il cappottino sotto la sedia di papà
10:29 – 1953: il fallimento e la baracca
16:06 – La pietra, la cioccolata e il bacio
22:13 – Capri, 1958: dalla stalla alle stelle
29:59 – Al Cardarelli con Vittorio: «ci vediamo in cielo»
37:00 – Giulia, la figlia del pastore
38:29 – Frattamaggiore: cinquant'anni da pastore
41:05 – Trent'anni di carcere e il perdono
49:51 – 1973: il garage, il fido e la notte dell'Alleluia
56:12 – 1979: «a casa non hanno da mangiare»
59:19 – 1980, il terremoto e le villette abbattute
1:04:49 – Corietti e Toppi: i fratelli che mi hanno lasciato una scuola
1:09:35 – Il puzzle: gli incastri che mancano
1:10:53 – 2015: smettere di essere il pastore
1:15:04 – Il corpo come una cartina geografica
1:17:33 – L'Alleluia di quella notte
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
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La storia sul sito: https://impresedifede.com/s2e2?da=yt
La storia di Deborah D'Antonio: https://youtu.be/KeeM1wKWa8k
Tutti gli episodi completi: https://www.youtube.com/playlist?list=PLoBPPJkA934kUWn8nJC8XnP-uyzjJ1MY3
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Ci sono padri che pregano per un figlio. E ci sono padri a cui un figlio insegna a pregare.
Antonio aveva atteso nove anni. Nove anni di grembo vuoto, di promesse rimandate, di una parola ricevuta in chiesa. Poi arrivò Gennaro. E poi arrivò il secondo, quello che Dio aveva annunciato come qualcosa di glorioso. Lo chiamarono Gabriel.
A tre mesi, Gabriel ebbe le prime convulsioni. La diagnosi fu una lancia: un tumore al cervello come quello di un bambino di otto anni, dentro un corpo di pochi chili. Il professore parlò chiaro — o muore sotto i ferri, o ne esce paralizzato. E comunque non arriverà a tre anni.
Gabriel arrivò a nove.
Nove anni di chemioterapia e di cortili, di cateterini e di cantici, di un bambino che mostrava le cicatrici sulla testa come altri mostrano i muscoli e diceva io sono un guerriero di Dio. Nove anni in cui Antonio imparò che la fede non è la certezza che Dio guarirà. È restare quando non lo fa.
C'è una sala operatoria dove Antonio prega tenendo in mano un piccolo guanto. C'è una voce — stavolta è finita, ho vinto — che lo aspetta fuori da quella porta. C'è un fratello che una sera gli chiede: ma tu, cosa gli vuoi dire al Signore? E c'è una moglie che, prima di lui, aveva già imparato a dire sì.
E c'è un sabato sera, su un divano, in cui un bambino tende la mano al padre appena rientrato dal lavoro — e il padre capisce che il tempo è finito.
In questo episodio Antonio racconta tutto. Il guanto. Il guerriero. La notte più lunga della sua vita. Il momento in cui un bambino in coma si alza nel mezzo del letto, cerca la mano della madre e quella del padre, le stringe, e fa un gesto piccolo — come a dire mi dispiace. Racconta la voce che gli mise una mano sulla spalla e gli disse i conti che non voleva sentire.
E racconta chi è oggi, cinque anni dopo. Non un uomo che ha capito tutto. Un uomo che ha smesso di pretendere di capire.
"L'Antonio che è qui davanti a te non è uno che ha compreso. È uno che ti dice: fidati di Gesù anche se quello che hai davanti è oscuro, anche se non riesci a vedere la fine del percorso."
⏱️ TIMESTAMPS
00:00 «Io sono un guerriero di Dio»
02:46 «Come sta il tuo cuore oggi?»
27:31 Due mesi, un'ernia: tre ore in sala e il
30:44 «Il bambino ha un tumore al cervello»
36:09 Gennaro, 2 anni: «Tu non sei il mio»
39:12 «Gli altri si disegnano il segno, io ce»
42:36 Matteo, 16 anni, e il berretto che non
50:43 La fede sulle montagne russe: si sale
01:01:19 «Signore, no. Stavolta no»: la massa
01:04:27 La regola che si rompe: un genitore
01:09:48 Gli otto mesi più terribili: documenti
01:14:33 All'uscio della cameretta: «Ricordati»
01:17:43 L'unzione dell'olio: «O me lo guarisce»
01:20:36 Si alza in mezzo al letto e cerca le
01:27:51 «Veniamo in tre o quattro»: cinquanta
01:36:12 Cinque anni dal 25 maggio: la sedia in
01:45:28 A chi sta entrando adesso in quel tunnel
01:48:57 Gennaro oggi: sedici anni, due strumenti
⚠️ AVVERTENZA
Questo episodio contiene momenti emotivamente significativi. Sono reali. Sono veri. Sono sacri. Se stai attraversando lutto o dolore profondo, ascolta quando senti di essere pronto - o ascolta proprio perché qualcuno finalmente capisce.
Dentro questo episodio c'è la malattia e la morte di un bambino di otto anni, raccontata da suo padre: scegli tu quando ascoltarlo.
▶️ GUARDA ANCHE
La storia di Susy de Martino: https://youtu.be/6906QwK6fw8
Tutti gli episodi completi: https://www.youtube.com/playlist?list=PLoBPPJkA934kUWn8nJC8XnP-uyzjJ1MY3
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