“In attesa sul canale” poesia sonora di Alessandro Muresu, testo e musiche originali di Alessandro Muresu
Sto sfogliando un giornale al tavolino di una veranda,
pagina uno, pagina due,
questo è il giornale dell’asino
transitano vecchi signori
con le lenti accovacciate nella borsa
e le ossa riservate
sempre secondo il bollettino
sono diretti al mare
e sfidano il sole coi titoli di coda
Appresso, i cani molto piccoli
scolpiti nella linea di mezzo delle calle
Io resto immobile impaziente, chi mi tocca è perso
è colpito da lontano, da un lupo, lo faccio schioccare
come una nocca di scimmia
La curvatura degli occhi
il cipiglio magico
ruttano sulla faccia dimensioni parche
alla velocità delle vite che subissano
Secondo il caro manuale di istruzioni
me le aspetto,
aderisco volentieri al suono di una campana
preda del tormento
Così scappa una chiaroveggenza
L’anno scorso a quell’appuntamento di cui ti raccontavo
nei più asciutti dettagli
quella notte di agio a Venezia
una ragazza era caduta ripetutamente dalla bicicletta
abbiamo fatto la gara per entrare dalla miss-medico
e prima il sondaggio e il drenaggio e i camici inerti
di temperatura, di sospetto incendio
di caratterizzazione del rischio di farsa
però lei ha sempre avuto la meglio
da grande ferita sul campo quale era
è passata avanti e se n’è andata
complice la sua indefinita età, la stranita linea del coccige,
qualcuno di non troppo lontano aspettava
la sua treccia rampante da stringere per benino
Sono sceso dal mio palazzo di scheletro
per dirmene un’altra salva e ho atteso tanto
ma proprio tanto nella tasca dell’orologio
la sua insegna cosmica sorretta da vele puntate ad ogni quarto
non mi ha più, questo sembra,
questo segna, la medesima mimica solare
tarata dalla disciplina di chi sa
I parenti mi ricordano troppo la sciagura
e quando fanno ritorno prego che se ne vadano
Mai più rivisti, mai più sentiti, risonanti tubuli
alito che si scassa nel vento
che porta pantano e voglie inammissibili
cip cip cip è il vespro, è ancora minimamente umano
che si rifa comunque sotto a quel coso
cip cip
il palco che fremeva ingerisce la platea
Un uomo apposito la sera piscia dalla catapecchia rimasta in disuso
documenti alla mano, nessun villano si adopera per scacciarlo
lui scompare all’arrivo dei manovali che asciugano
coi fogli della carta intestata
Sarà messo a verbale, potete contarci
L’acqua minerale viene grattata dalle vene dei muri
questa è l’epoca dell’ipofisi che arranca
che aggiunge un letto per un paio di mummie
da entrambi gli approcci staccate
Quanto imposto gli servirà per agire e trottare
e fare la lotta, chiamiamola con altri rumori
una quantità di garze e di nervi
nell’aldilà, al di qua
tanti aloni
che rimarranno mesi nel fosso apologetico
a coagulare
Adesso che voi siete padroni
una volta sposati che cosa succede?
Andrete pian pianino ad Est, per i vicoli dei mercati
calpestando i vermi schierati a difesa di cattedre larghe
e i gatti maestosi mescolati nell’ombra
cantano cori degni di un principato
Voialtri nel destino, i biglietti ambigui di auguri
certo saranno spediti da ogni scoglio
minacciando di saltare di sotto