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Due gol avanti. Due volte.
Con noi, da Malta, Luca Di Gennaro Splendore di Napoli Football Cast. Il 3-3 con la Roma ci divide: panchina corta o allenatore in difficoltà? E un paragone tra centravanti che a Napoli forse non si dovrebbe fare.
Poi l'offerta da 2,2 miliardi per il Napoli: cosa sappiamo davvero di Rizzetta e di Underdog Global Partners, e cosa no. Una pagina di Napoli '44 su San Gennaro e il 1799, e una storia maltese che non ti aspetti.
Chiude il prompt della settimana: due capitani e una frase di troppo.
Il Venezia aveva zero punti. Aveva.
Si parte da lì, e da un errore di Politano che non sembra un errore tecnico ma qualcosa di più inquietante. Una rosa logora, un centenario che pesa più del dovuto, e una domanda che divide: in tutto questo, chi è che ne esce in piedi comunque vada?
Poi con noi Roberto Salemme, che da Bagnoli ci racconta Zona Flegrea: calcio popolare, antifascista, antisessista, con le squadre miste come regola e non come eccezione. Domenica 25 ottobre il primo torneo, al Campo San Germano. E una domanda che non ci eravamo mai fatti: esiste un calcio popolare di destra?
Chiude il prompt della settimana: il Bodø/Glimt avverte i suoi tifosi in vista di Napoli. Una traduzione un po' troppo letterale, e venti secondi di noir scandinavo.
1-1 a Firenze dopo essere andati in vantaggio: per essere una squadra di scuola Allegri, non ècosì che dovrebbe andare.
Difesa e centrocampo che reggono, un attacco che è una pena, e soprattutto la rosa più anziana del campionato con il fiatone al venticinquesimo e i cambi che entrano già stanchi. Gambe o testa? C'è chi pensa a uno spogliatoio a cui sono finiti gli stimoli.
Poi la domenica elettorale: Berlino e quella regione che si ostina a chiamarsi Pomerania, una campagna costruita sullo slogan "la donna contro il blu", un partito di governo che rischia la soglia di sbarramento, e a Berlino una cosa che non era mai successa.
Nella seconda parte la posta del cuore — il consiglio di un ministro al figlio su chi sposare —e il calcio come avamposto di tutto ciò che dovremmo combattere: uno stereotipo che nel 2026passa ancora liscio, una curva girata di spalle durante un minuto di silenzio, e una frase di Mazzarri sul suo amore per la Grecia che è meglio sentire che leggere.
Chiude il prompt della settimana: l'editoriale di Corbo sul Napoli che non c'è, e venti secondi di nichilismo azzurro in bianco e nero.
Il corto muso è arrivato a Napoli: Allegri vince al Maradona, cosa che da calciatore, in quella stagione infausta, non gli era mai riuscita.
Il centrocampo nato per emergenza e diventato la cosa più solida della stagione, il ragazzo arrivato dal Catanzaro, e il giocatore più pagato della gestione De Laurentiis preso e catechizzato a bordocampo. Poi l'Arsenal, la rosa più anziana della Champions e il modello Napoli che si è inceppato quando si è smesso di vendere.
Nella seconda parte un sondaggio che accoppia la squadra del cuore all'intenzione di voto: la Juventus come fotografia della nazione, l'Internazionale con l'8% di Vannacci, il Milan senza più Berlusconi, il Napoli diviso in tre. E poi la Sassonia-Anhalt, l'AfD oltre il 40%, il perché Meloni non abbia festeggiato, e Berlino che vota la settimana prossima.
Chiude il prompt della settimana: De Luca, Marisa Laurito e la cucina molecolare.
Inter-Napoli 3-2. Uno l'ha vista tutta, l'altro ha spento sul 3-2 e ha riacceso il giorno dopo.
Perché una sconfitta di settembre fa così male: il ricordo del 2014-15 di Benitez, di un'altra rimonta subita a Milano all'ultimo minuto e di quella parola — "equilibrio" — maitrovata per una stagione intera.
Poi la partita, con una tesi precisa: gli errori del finale sono il sintomo, il problema si ripete da tre giornate e non riguarda il reparto di cui parlano tutti sul mercato.
Nella seconda parte, Orwell del 1945 contro Tony Judt: il calcio come guerra senza sparatorie o come la cosa che ha tenuto insieme l'Europa. E la domanda scomoda su quella parte di noiche si accende allo stadio.
Chiude il prompt della settimana: il capo della CIA a Taranto, secondo una giornalista.
Prima puntata della seconda stagione.
Una maglietta che ha fatto arrabbiare il presidente, un biscotto del 1980, una sconfitta chenon ci preoccupa e cinque minuti che invece sì.
Poi la storia che ci ha fermati: una campionessa del mondo, un contratto, e tutto quello cheha dovuto togliere per firmarlo.
E alla fine il prompt della settimana, con la risposta più bella dell'estate — arrivata dadove non ve l'aspettate.
For this special episode of Inpat-Expat, Fabio and Raniero interview NRG, Ukraine's only independent, amateur women's football team. Founded in Kyiv in 2003 by women who had never played professionally, NRG is first and foremost a family: a place where every woman can simply be herself, through the joy and sisterhood of the game.
They train twice a week, between one air-raid siren and the next. That locker room holds stories that seem written never to fit together: a war correspondent, players whose husbands are on the front, women who take the field in the morning after a night of ballistic missiles. Usually on this podcast we use football to talk about something else. Not this time: it was they who explained to us what football really is, and why you don't surrender. Not even on a pitch.
This is the story of NRG. With thanks to Alla, Lera, Olia, Iulia and Darina.
Per questo episodio speciale di Inpat-Expat, Fabio e Raniero intervistano NRG, l'unica squadra di calcio femminile amatoriale e indipendente d'Ucraina. Nata a Kyiv nel 2003 da ragazze che non avevano mai giocato a livello professionistico, NRG è prima di tutto una famiglia: un posto dove ogni donna può essere semplicemente sé stessa, attraverso la gioia e la sorellanza del gioco.
Si allenano due volte a settimana, tra un allarme aereo e l'altro. In quello spogliatoio convivono storie che sembrano scritte per non stare insieme: una corrispondente di guerra, giocatrici con i mariti al fronte, ragazze che la mattina scendono in campo dopo una notte di missili balistici. Di solito in questo podcast usiamo il calcio per parlare d'altro. Questa volta no: sono state loro a spiegarci cos'è davvero il calcio, e perché non ci si arrende. Nemmeno su un campo da gioco.
Questa è la storia di NRG. Grazie ad Alla, Lera, Olia, Iulia e Darina.
https://www.instagram.com/nrg_ukraine/
Mondiali, Messi che fluttua e Ronaldo che resiste, una bestemmia sfuggita per un soffio dalla grafica di DAZN, e un sindaco di New York che sa parlare meglio di chiunque qui da noi.
In questa puntata di Inpat-Expat, Raniero (da una Berlino a 41 gradi) e Fabio partono dal calcio e finiscono ovunque: la poetica della bestemmia all'italiana, il politicamente corretto in telecronaca, il clima che "non esiste" finché non ti tocca, e cosa avrebbe detto il sindaco Manfredi al posto di Mamdani. Niente ospiti, nessun freno.
Mettiti comodo (al fresco, mi raccomando) e premi play.
Allegri a Napoli. Lo dici a cena e ti tolgono il saluto. Ma è davvero così, o è solo un'altra mitologia che vive sui social e muore allo stadio?
Ospite di questa puntata il direttore del Napolista, Massimiliano Gallo, sceso dalla Arenella per ragionare con noi di stigmi calcistici, matrimoni finiti, babà contro panettone e di una città che forse — finalmente — si sta de-ideologizzando. E poi un paper costato lacrime e sangue alla redazione: dieci allenatori, cinquemila partite, p-value e ipotesi nulla, per rispondere a una domanda sola. Allegri è davvero un cortomusista? O ci ha venduto un personaggio che i numeri smentiscono?
C'è chi ha vinto uno scudetto prevedendolo ad agosto, chi confonde Curaçao con un quartiere di Berlino, e una notizia di calcio femminile che apre la domanda più scomoda di tutte: chi ha più paura, lo spogliatoio, i giornalisti o il pubblico?
Studio di Paolo Coraggio:
github.com/pacoraggio/inpat-expat/blob/main/corto-muso/corto_muso_ita.ipynb
Cinque sorelle a Lodi nel 1933 fondano la prima squadra di calcio femminile italiana. Pochi mesi dopo arriva un signore di nome Achille Starace e decide che il pallone non è cosa da donne. Loro non incassano: diventano partigiane. Se non sapete come va a finire, non siete i soli — non lo sapevamo neanche noi.
Con Novella Gianfranceschi — giornalista, napoletana che si dice lucana, centrocampista che rientra sul destro come Kvara — partiamo dalle sorelle Boccalini per arrivare al St. Pauli, alla democrazia corinziana, agli uomini vegani e a una domanda che ci tocca da vicino: per cambiare il calcio femminile, bisogna prima allenare i maschi? Spoiler involontario: due cinquantenni che pensavano di saperne qualcosa hanno preso lezione.
Genealogie interrotte, spazi negati e una scuola di calcio per bambine da fondare a Potenza. Il campo è nostro spazio di libertà — anche quando ce lo vogliono far sembrare difficile.
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