FAI LA SIGNORINA

LA DONNA, LA MAFIA


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La mafia è, per definizione, un’organizzazione circoscritta ai soli uomini e difatti i valori mafiosi appaiono come un’esasperazione dei valori legati al ruolo dell’uomo nella società patriarcale. Essere uomini, per di più mafiosi, comporta la necessità di non provare emozioni collegate socialmente ad una sfera “femminile”, ad una sfera “passiva”, quali il timore, la paura, l’indifferenza, l’accondiscendenza.


Ma ci si sbaglia a pensare che questo indica un’inesistenza del “femminile” all’interno delle circostanze mafiose: l’idealizzazione delle essenze femminili, tra cui la stessa “Mamma santissima”, è un principio cardine, così come la stereotipizzazione di ciò che significa essere donna (inferiore all’uomo e relativa solo ad esso in qualità di figlia, moglie, madre; vergine fino al matrimonio; madre se sposata; vestale della memoria; portatrice del lutto familiare; invocatrice della vendetta).


E se un tempo le libertà delle donne di mafia erano circoscritte ad un semplice ricordare, invocare, portare avanti un estenuante lavoro di cura, cementificare rapporti tra famiglie con la costrizione del matrimonio, i tempi ormai sono cambiati. È dagli anni ’80 che le donne si stano pian piano affacciando al panorama del lavoro attivo, dapprima come semplici prestanomi o corriere della droga, oggi con ruoli più apicali.


Ma possiamo veramente parlare di emancipazione? Si tratta dello stesso grado di potere in tutte le mafie? E che dire invece delle donne che si sono storicamente contrapposte alla mafia?

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FAI LA SIGNORINABy Dalia Aly