Il 12 giugno 2023 verrà ricordato per sempre come il giorno in cui morì Silvio Berlusconi. Sarebbe potuto essere un corrotto, un corruttore, un affiliato alla mafia, un falso testimone, un pappone e perfino un pedofilo. Berlusconi è stato un neoliberale, un conservatore, un vizioso, “il più grande piazzista d’Italia”, come lo definì Montanelli. L’imprenditore, il cavaliere, il presidente e poi pian piano, lo zio e infine il nonno d’Italia, con una pioggia di applausi in Parlamento per la nascita del suo 17° nipote.
Silvio Berlusconi ha mostrato con la sua intera esistenza come personale e politico intrecciati a una buona dose di egocentrismo, creino un’immagine talmente forte che non si fa scalfire da nulla, neppure da una statuetta del Duomo di Milano.
Abbiamo vissuto le nostre vite circondate e circondati dalla sua immagine e da ciò che ne derivava: Milano 2, Mediaset, il Biscione sottratto ai Visconti per trasformarlo in un simbolo pop, i governi, i vizi, i crimini e persino le barzellette. Pochi concetti, troppe le immagini. Per questo che un’immagine mi tormenta dal momento in cui ho ricevuto la notizia: è stato Berlusconi a parlare alla morte nei suoi ultimi momenti o la morte per l’occasione ha preso parola? Immaginate: una donna bionda, alta e gelida che si avvicina: “E’ finita, Silvio. Andiamo via”. Lui, come sempre, fa una dichiarazione: “Mia cara, alle belle donne come te non ho mai detto di no”.
Nella società dei consumi e dell’entertaiment, tra quegl’Italiani brava gente, che con facilità cercano musica leggerissima che li allontani stress e problemi, un uomo con un’immagine così forte il perdono lo merita, sempre. Lui è nostra Queen Elisabeth e lo sport più amato in Italia non è il calcio, ma la dimenticanza per tutte le sue efferatezze. Alla morte non si può dire di no e persino Silvio non è riuscito a sottrarsi, l’indulgenza incondizionata invece quella noi possiamo sottrargliela.
Nel 2005 Berlusconi da primo ministro terminava l’unico governo dalla nascita della Repubblica Italiana che ha concluso la sua legislatura. In quell’anno I Röyksopp in “What else is there?” scrivevano:
“Ancora non riuscivi a vedermi E poi riflettori ed esplosioni
Le strade finiscono e si avvicinano Copriamo la distanza ma non insieme
Io sono la tempesta e sono la meraviglia E le torce, gli incubi E le esplosioni improvvise”
…vai via con la bionda Silvio, è l’ultima volta.