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Durante la scalata, la difficoltà più grande è cercare gli appigli e non mollare la presa, anche se i muscoli iniziano a bruciare e se la testa ti dice di lasciare perdere e tornare giù, che stai facendo una pazzia. Quando si affrontano altezze maggiori di 4000 metri di altitudine, tutto è amplificato, ed è facile pensare di abbandonare l’obiettivo quando sei legato in cordata a strapiombo su un ghiacciaio e la cima sembra non arrivare mai.
Eppure a vent’anni, nonostante l’attrezzatura poco performante degli anni sessanta, gli amici del GEAM riescono nell’impresa e affondano i ramponi nella neve del Monte Bianco (4809 m), del Pizzo Bernina (4050 m), del Monte Rosa (4634 m), del Cervino (4478 m), dello Zinalrothorn (4221 m) e della Dent Blanche (4357 m). Iniziano con uscite nei weekend sulle cime più basse che abbracciano il territorio brianzolo, e le cui sagome familiari accompagnano i ragazzi nella vita di tutti i giorni.
By Giulia BianchiDurante la scalata, la difficoltà più grande è cercare gli appigli e non mollare la presa, anche se i muscoli iniziano a bruciare e se la testa ti dice di lasciare perdere e tornare giù, che stai facendo una pazzia. Quando si affrontano altezze maggiori di 4000 metri di altitudine, tutto è amplificato, ed è facile pensare di abbandonare l’obiettivo quando sei legato in cordata a strapiombo su un ghiacciaio e la cima sembra non arrivare mai.
Eppure a vent’anni, nonostante l’attrezzatura poco performante degli anni sessanta, gli amici del GEAM riescono nell’impresa e affondano i ramponi nella neve del Monte Bianco (4809 m), del Pizzo Bernina (4050 m), del Monte Rosa (4634 m), del Cervino (4478 m), dello Zinalrothorn (4221 m) e della Dent Blanche (4357 m). Iniziano con uscite nei weekend sulle cime più basse che abbracciano il territorio brianzolo, e le cui sagome familiari accompagnano i ragazzi nella vita di tutti i giorni.