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Salire su una nave umanitaria che soccorre i migranti nel Mediterraneo centrale è un’esperienza che segna. Quando si scende non si è più gli stessi. Essere così vicini alla vita e alla morte in condizioni estreme cambia lo sguardo, i pensieri, la visione del mondo. E crea inevitabilmente una cesura tra chi ha provato la gioia di un salvataggio e la disperazione di un naufragio e chi può solo immaginare. “Loro vivono e muoiono, noi immaginiamo”: sono le parole di Caterina Bonvicini, scrittrice e giornalista, che collabora con La Stampa e l’Espresso e ha vissuto 19 salvataggi su diverse navi di ONG impegnate nel soccorso di migranti, autrice del libro “Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie”, pubblicato da Einaudi lo scorso anno, con il saggio e le foto di Valerio Nicolosi.
Ad agosto, Claudio Bustaffa, giornalista e corrispondente da Roma per il TG della RSI, è tornato – con il videomaker Emilio Romeo – a bordo di una nave umanitaria, la Geo Barents di Medici senza frontiere, dopo esserci già stato nel 2014. Da allora molte cose sono cambiate, non però le morti e i dispersi in mare, che continuano a essere un’emergenza umanitaria da almeno dieci anni, a cui ora risponde una flotta civile di soccorso che fa capo a organizzazioni non governative (ONG), sostenute da donatori privati. La loro attività nel Mediterraneo è sempre più ostacolata, la loro presenza è vista come un fattore di attrazione, mentre la fortezza Europa non sembra avere soluzioni valide sulle politiche migratorie.
Per vincere l’indifferenza servono la voce e gli occhi di giornalisti e scrittori che raccontano l’inenarrabile. Ma com’è guardare il Mediterraneo non per ammirare un tramonto, ma per un turno di guardia per individuare gommoni e barchini in difficoltà? Cosa significa assistere a un’esercitazione per imparare le tecniche complesse di un soccorso in mare? Cosa si prova a incrociare lo sguardo di persone stremate, disidratate, ustionate, ferite, che hanno visto in faccia la morte?
Lo raccontano a Millevoci
Claudio Bustaffa, giornalista e corrispondente da Roma per il TG della RSI
Caterina Bonvicini, scrittrice e giornalista, collabora con La Stampa e L’Espresso, autrice di “Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie”, 2022, Einaudi
By RSI - Radiotelevisione svizzeraSalire su una nave umanitaria che soccorre i migranti nel Mediterraneo centrale è un’esperienza che segna. Quando si scende non si è più gli stessi. Essere così vicini alla vita e alla morte in condizioni estreme cambia lo sguardo, i pensieri, la visione del mondo. E crea inevitabilmente una cesura tra chi ha provato la gioia di un salvataggio e la disperazione di un naufragio e chi può solo immaginare. “Loro vivono e muoiono, noi immaginiamo”: sono le parole di Caterina Bonvicini, scrittrice e giornalista, che collabora con La Stampa e l’Espresso e ha vissuto 19 salvataggi su diverse navi di ONG impegnate nel soccorso di migranti, autrice del libro “Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie”, pubblicato da Einaudi lo scorso anno, con il saggio e le foto di Valerio Nicolosi.
Ad agosto, Claudio Bustaffa, giornalista e corrispondente da Roma per il TG della RSI, è tornato – con il videomaker Emilio Romeo – a bordo di una nave umanitaria, la Geo Barents di Medici senza frontiere, dopo esserci già stato nel 2014. Da allora molte cose sono cambiate, non però le morti e i dispersi in mare, che continuano a essere un’emergenza umanitaria da almeno dieci anni, a cui ora risponde una flotta civile di soccorso che fa capo a organizzazioni non governative (ONG), sostenute da donatori privati. La loro attività nel Mediterraneo è sempre più ostacolata, la loro presenza è vista come un fattore di attrazione, mentre la fortezza Europa non sembra avere soluzioni valide sulle politiche migratorie.
Per vincere l’indifferenza servono la voce e gli occhi di giornalisti e scrittori che raccontano l’inenarrabile. Ma com’è guardare il Mediterraneo non per ammirare un tramonto, ma per un turno di guardia per individuare gommoni e barchini in difficoltà? Cosa significa assistere a un’esercitazione per imparare le tecniche complesse di un soccorso in mare? Cosa si prova a incrociare lo sguardo di persone stremate, disidratate, ustionate, ferite, che hanno visto in faccia la morte?
Lo raccontano a Millevoci
Claudio Bustaffa, giornalista e corrispondente da Roma per il TG della RSI
Caterina Bonvicini, scrittrice e giornalista, collabora con La Stampa e L’Espresso, autrice di “Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie”, 2022, Einaudi