L'Africa non è un paese

L'Africa non è un paese

By Fulvio FranchiSociety & Culture
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L'Africa non è un paese episodes

  • EP. 5 - Mauritius un equilibrio fragile PARTE 1

    In questa puntata di L’Africa non è un paese salpiamo nel Mare di Zanj, l’Oceano Indiano occidentale delle antiche carte, delle rotte verso l’India, dei cicloni e dei pirati. La protagonista è Mauritius, giovane isola vulcanica nata sopra antichissima crosta continentale, paradiso di coralli, foreste e specie endemiche come il celebre dodo. Dai primi esploratori portoghesi agli olandesi, dai corsari alle compagnie commerciali, seguiremo la trasformazione dell’isola in avamposto strategico dell’Oceano Indiano. Poi arriveranno i francesi, Port Louis, le spezie, la canna da zucchero e soprattutto la schiavitù, mentre l’ambiente originario verrà progressivamente stravolto da specie introdotte, disboscamento e sfruttamento coloniale. Una storia di geologia, esplorazioni, pirateria e paradisi perduti.

     

    Questa puntata è stata scritta leggendo “Islands in a forgotten sea” di T.V. Bulpin e articoli del tempo.

     

    Islands in a forgotten sea: https://www.abebooks.it/prima-edizione/Islands-Forgotten-Sea-Bulpin-T.V-Howard/32261628943/bd

    General History of Pirates: https://amzn.eu/d/0931jtOg

     

    Per approfondimenti:

    Ashwal, L., Wiedenbeck, M. & Torsvik, T. Archaeanzircons in Miocene oceanic hotspot rocks establish ancient continental crust beneath Mauritius. Nat Commun 8, 14086 (2017). https://doi.org/10.1038/ncomms14086


    SEEKINGS J., 2011. British Colonial Policy, Local Politics, and the Origins of the Mauritian Welfare State, 1936–50. The Journal of African History. 2011;52(2):157-177. doi:10.1017/S0021853711000247


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    Music from #Uppbeat (free for Creators!):uppbeat.io/t/joseph-kamaru/certificate-ya-maisha License code: FILHZ0VPDOCKMUU0

    30 min
  • EP. 4 - Namibia il deserto che protegge (?) PARTE 2

    In questa seconda parte dell'episodio seguiamo gli Herero nella loro tragica fuga attraverso il deserto dell'Omaheke, dove la strategia del generale tedesco Lothar von Trotha trasformò sete e fame in vere e proprie armi di sterminio. Ripercorreremo gli eventi che portarono al primo genocidio del XX secolo, dai campi di concentramento tedeschi alla straordinaria resistenza dei guerrieri Nama guidati da Hendrik Witbooi e Jacob Morenga. Ma la sofferenza del South West Africa non finisce con la Germania: dopo la Prima guerra mondiale il territorio passa sotto il controllo del Sudafrica, che estenderà progressivamente il proprio sistema di segregazione razziale fino all'apartheid. Dalla nascita dei movimenti nazionalisti alla lunga guerra di liberazione della SWAPO, fino all'indipendenza del 21 marzo 1990, ripercorreremo quasi un secolo di lotte, resistenza e riconciliazione. Una storia che continua ancora oggi a plasmare la Namibia e la memoria del suo popolo.

    Questa puntata è stata scritta leggendo ‘A History of Namibia’ di Marion Wallace e ‘The Sheltering Desert’ del geologo Henno Martin:


    https://www.hurstpublishers.com/book/a-history-of-namibia/

    https://www.abebooks.it/9780868521503/Sheltering-Desert-Henno-Martin-0868521507/plp

    32 min
  • EP. 4 - Namibia il deserto che protegge (?) PARTE 1

    In questo episodio ripercorriamo la nascita di un paese geologicamente unico, partiremo dalle rocce del Kalahari alle dune del Namib, passando per la straordinaria storia di sopravvivenza raccontata da Henno Martin in The Sheltering Desert. Scopriremo come vivevano le popolazioni della Namibia prima dell'arrivo degli europei, chi erano davvero Herero, Nama, Oorlam, e come il colonialismo contribuì a plasmare molte delle identità etniche moderne. Seguendo le vicende di Jonker Afrikaner, Maharero ed il leggendario Hendrik Witbooi, assisteremo all'arrivo dei tedeschi, alla nascita del Deutsch-Südwestafrika e alle crescenti tensioni per il controllo della terra e del bestiame. Un viaggio tra geologia, colonialismo e resistenza che ci porterà fino ai primi mesi del 1904, quando una guerra destinata a cambiare per sempre la storia della Namibia sta ormai per esplodere.



    Questa puntata è stata scritta leggendo ‘A History of Namibia’ di Marion Wallace e ‘The Sheltering Desert’ del geologo Henno Martin:

    https://www.hurstpublishers.com/book/a-history-of-namibia/


    https://www.abebooks.it/9780868521503/Sheltering-Desert-Henno-Martin-0868521507/plp

    31 min
  • EP. 3 Kwibuka Rwanda PARTE 2

    Il 6 aprile 1994 l’aereo del presidente ruandese Habyarimana viene abbattuto: è l’innesco di una delle tragedie più atroci del Novecento. In questo episodio ricostruiamo l’inizio del genocidio in Ruanda, dalle accuse sull’attentato alla macchina propagandistica, dalla pianificazione delle milizie Interahamwe alla complicità o passività della comunità internazionale.

    Analizziamo il ruolo di Francia, Belgio, ONU, RPF, dall'attentato fino alla caduta di Kigali, dall’esodo verso lo Zaire, alla crisi dei campi profughi e alla difficilissima ricostruzione del Ruanda dopo gli eventi del 1994.

    Come si ricostruisce una nazione dopo quasi un milione di morti?



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    Hotel Rwanda suYouTube: https://www.youtube.com/watch?v=IONWXlg1wRU



    Ruanda, genocidio ruandese, Rwanda 1994, Paul Kagame, RPF, Interahamwe, Habyarimana, ONU, UNAMIR, Francia in Africa, Operazione Turquoise, Zaire, Congo, Kigali, storia africana, geopolitica africana, colonialismo, post-colonialismo, crimini contro l’umanità, memoria storica.

    32 min
  • EP. 3 Kwibuka Rwanda PARTE 1

    Nel primo episodio dedicato al Ruanda esploriamo la storia di uno dei paesi più affascinanti e complessi dell’Africa: la “terra delle mille colline”. Partendo dai regni precoloniali e dal potere sacro dei Mwami, ripercorriamo l’arrivo degli europei e il modo in cui colonialismo, pseudoscienza e amministrazione moderna trasformarono profondamente la società ruandese.

    Scopriremo come le autorità tedesche e belghe contribuirono a ridefinire identità, gerarchie e rapporti di potere, gettando le basi di tensioni che avrebbero segnato il futuro del paese. Dall’indipendenza alle lotte politiche della Guerra Fredda, seguiremo l’ascesa di nuovi leader, la nascita dei movimenti nazionalisti e il ruolo delle potenze straniere in una regione sempre più instabile.

    Una storia di potere, propaganda, colonialismo e identità, che ci conduce fino ai primi anni Novanta, quando il Ruanda si ritrova sospeso tra pace e guerra, riforme e radicalizzazione. È qui che la nostra storia si interrompe... proprio prima che tutto cambi.


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    Questa puntata è stata scritta leggendo ‘The Rwanda Crisis – History of a Genocide’ di Gérard Prunier e articoli degli anni 90 e 2000:

    https://amzn.eu/d/0i9wnubJ__________

    Storia del Ruanda, colonialismo europeo, identità etniche, indipendenza, Guerra Fredda e lotte per il potere in uno degli Stati più complessi dell'Africa contemporanea.



    34 min
  • EP. 2 - Naledi ya Botswana RIASSUNTO

    Riassunto Episodio 2 del podcast "L'Africa non è un paese": Naledi ya Botswana________________________________________ In questo episodio esploriamo la storia del Botswana, una democrazia nata da un leggendario amore interrazziale. Seretse Khama, erede al trono dei Bangwato, sfidò l'impero britannico e l'apartheid sudafricana sposando Ruth Williams, una donna inglese, trasformando il suo esilio in un trionfo politico che portò all'indipendenza nel 1966. Da nazione tra le più povere al mondo, il Botswana è diventato un esempio di stabilità grazie alla scoperta di enormi giacimenti di diamanti, gestiti con una partnership paritetica fra governo e multinazionali minerarie. La puntata ripercorre le radici precoloniali, il protettorato nato per difendersi dall'espansionismo Sudafricano e di Cecil Rhodes e le sfide attuali, come la dipendenza dai minerali e la concorrenza dei diamanti sintetici. Nonostante alcune tensioni e sfide economiche, il Paese rimane un modello di risoluzione democratica dei conflitti. Oggi il Botswana è un'isola felice che ha saputo trasformare le sue risorse in benessere per i cittadini e progresso. Scoprite come questo "paradiso africano" mantenga salda la sua bussola morale tra successi economici e paradossi sociali. Una storia di dignità e visione che smantella ogni pregiudizio sul continente.P.S.: se siete interessati alla storia di Seretse e Ruth guardatevi ‘A United Kingdom’: https://share.google/adiYe7S5hU9hEOahM

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    References:Sebudubudu, D., 2011. Wealth Sharing for Conflict Prevention and Economic Growth : Botswana Case Study of Natural Resource Utilization for Peace and Development. http://hdl.handle.net/10986/18706Sebudubudu. D and Molutsi, P (2009 Leaders, Elites and Coalitions in the Development of Botswana. Leaders, Elites and Coalitions Research Programme (LECRP). World Bank. Research Paper No.2 (April).________________________________________ Credits immagini:Fulvio e l’elefante: di Fulvio FranchiNgami lake: Guarda la pagina per l'autore, CC BY 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by/4.0, da Wikimedia CommonsMoffat preaching: Charles Davidson Bell, Public domain, da Wikimedia CommonsEtching Moffat: Author: Deane, David J, 1880 -- Artist of etching not specified, Public domain, via Wikimedia CommonsHouse: Various, Public domain, via Wikimedia CommonsCarta Bechuanaland: University of Illinois Urbana-Champaign University Library, Public domain, via Wikimedia CommonsCecil Rhodes: National Library of Norway, Public domain, via Wikimedia CommonsLegislative council 1964: Archives and records management centre Botswana, CC BY-SA 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia CommonsSeretse Khama smiling: Kutlwano Magazine, Public domain, via Wikimedia CommonsSeretse independence signature: Kutlwano Magazine, Public domain, via Wikimedia CommonsHappy independence: Government of BotswanaOrapa mine: di Fulvio FranchiWomen dance: Bonolo Nikita Rankaga, CC0, via Wikimedia CommonsElefanti nel Chobe river: di Fulvio Franchi________________________________________

    6 min
  • EP. 2 - Naledi ya Botswana PARTE 2

    Questo episodio racconta la straordinaria storia di Seretse Khama, un uomo che ha cambiato il destino del Botswana mettendo l’amore davanti al potere e trasformando una scelta personale in una rivoluzione politica.

    Nato erede al trono dei Bangwato, Seretse cresce tra tradizione e modernità. Nipote del grande Khama III, viene mandato a studiare a Londra, dove sviluppa idee liberali e una visione aperta del mondo. Ma è proprio lì che avviene l’incontro destinato a sconvolgere tutto: quello con Ruth Williams, una donna inglese. I due si innamorano e nel 1948 si sposano, dando vita a un’unione che, nell’epoca dell’apartheid e delle rigide strutture tribali, appare inaccettabile.

    Il matrimonio scatena una crisi profonda. In patria, la tradizione impone che il capo abbia una moglie del proprio popolo; suo zio Tshekedi Khama si oppone con forza, e anche molti Bangwato inizialmente rifiutano l’idea di una regina bianca. Tornato in Africa, Seretse affronta il suo popolo nelle assemblee della kgotla e compie una scelta che definisce tutta la sua vita: rifiuta di rinnegare Ruth, anche a costo di perdere il trono. In un gesto raro per l’epoca, mette l’amore e i suoi principi sopra il potere.

    Il governo britannico, timoroso di compromettere i rapporti con il Sudafrica razzista, decide di opporsi a Seretse e lo esilia. Tradito e allontanato dalla sua terra, Seretse paga il prezzo della sua integrità.

    Ma l’esilio non spezza il suo legame con il popolo. I Bangwato resistono ai tentativi di imporre un nuovo capo, mentre cresce il sostegno nei suoi confronti. Seretse riesce a tornare nel 1956, rinunciando definitivamente al ruolo tradizionale. È una rinuncia solo apparente: invece di governare come re, sceglie una strada più ambiziosa.

    Negli anni ’60, Seretse fonda il Botswana Democratic Party e propone una visione rivoluzionaria per il suo paese: uno Stato democratico, inclusivo e non razziale. In un’Africa segnata da divisioni etniche e regimi autoritari, lui immagina una nazione unita, basata sul principio “una persona, un voto”. È questa scelta, insieme al suo sacrificio personale, a gettare le basi per una democrazia stabile.

    Nel 1966 il Bechuanaland diventa indipendente con il nome di Botswana, e Seretse Khama ne diventa il primo presidente. Al suo fianco c’è Ruth, la donna per cui aveva rinunciato a tutto. Sotto la sua guida, il paese affronta sfide enormi: povertà estrema, isolamento geografico e tensioni regionali. Eppure, grazie a una leadership pragmatica e lungimirante, il Botswana riesce a trasformare le proprie risorse naturali, in particolare i diamanti, in sviluppo economico e stabilità.

    Seretse guida anche una battaglia morale contro l’apartheid, sostenendo l’uguaglianza razziale e accogliendo rifugiati dai paesi vicini, pur mantenendo una linea pacifista. La sua politica estera e interna riflette coerentemente i valori che avevano guidato la sua scelta iniziale: dignità, inclusione e giustizia.

    Alla sua morte, lascia in eredità un paese profondamente diverso da quello che aveva trovato: una democrazia funzionante, un’economia in crescita e una società relativamente pacifica. La sua storia dimostra come il coraggio di restare fedeli ai propri principi possa cambiare il corso di una nazione.

    Questa non è solo la storia di un leader, ma di un uomo che ha scelto l’amore e, così facendo, ha riscritto la storia del Botswana.


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    Questa puntata è stata scritta leggendo ‘History of Botswana’ di Thomas Tlou e Alec Campbell e articoli pubblicati su report della World Bank:

    Sebudubudu, D., 2011. Wealth Sharing for Conflict Prevention and Economic Growth :Botswana Case Study of Natural Resource Utilization for Peace and Development.

     

    Sebudubudu.D and Molutsi, P (2009 Leaders, Elites and Coalitions in the Development ofBotswana. Leaders, Elites and Coalitions Research Programme (LECRP). World Bank. Research Paper No.2 (April).


    29 min
  • EP. 2 - Naledi ya Botswana PARTE 1

    "Naledi ya Botswana", il diamante del Botswana.

    Sapevate che una delle democrazie più solide del mondo è nata da una storia d'amore ?

    In questo episodio vi porto in Botswana, la mia "seconda casa", per raccontarvi come questo paese sia riuscito a navigare tra le tempeste del colonialismo senza mai perdere la propria bussola morale.

    Andremo oltre i pregiudizi occidentali, scoprendo civiltà che prosperavano ben prima degli esploratori europei, e ripercorreremo l'incredibile missione diplomatica dei tre Re che volarono a Londra per proteggere la propria terra dalle mire di Cecil Rhodes.

    Mentre i paesi vicini sprofondavano nell'Apartheid, il Botswana sceglieva una strada fatta di uguaglianza, collaborazione e un'identità nazionale unita dalla lingua Setswana.

    Un viaggio tra storia e diplomazia che culmina nel racconto di un amore leggendario capace di sconfiggere la più grande potenza coloniale del mondo.

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    Questa puntata è stata scritta leggendo ‘History of Botswana’ di Thomas Tlou e Alec Campbell e articoli pubblicati su report della World Bank:

    Sebudubudu, D., 2011. Wealth Sharing for Conflict Prevention and Economic Growth : Botswana Case Study of Natural Resource Utilization for Peace and Development.http://hdl.handle.net/10986/18706

    Sebudubudu. D and Molutsi, P (2009 Leaders,Elites and Coalitions in the Development of Botswana. Leaders, Elites and Coalitions Research Programme (LECRP). World Bank. Research Paper No.2 (April).____________________________

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    30 min
  • EP. 1 - Ikuti ya Congo PARTE 2a

    PARTE 2


    "Ikuti ya Congo" annotava nel suo diario l'esploratore Henry Stanley che cercando le sorgenti del Nilo trovò il fiume Congo.


    La storia del Congo rappresenta uno dei capitoli più complessi e drammatici dell'intera narrazione coloniale e post-coloniale africana, un percorso che affonda le sue radici in quello che Joseph Conrad definì magnificamente come il "cuore di tenebra" dell'umanità, un luogo dove la bramosia europea ha mostrato il suo volto più feroce. Tutto ha inizio con l'ambizione smisurata e calcolatrice di re Leopoldo II del Belgio, il quale, attraverso le esplorazioni sistematiche di Henry Morton Stanley e l'astuzia diplomatica della Conferenza di Berlino del 1885, riuscì nell'impresa senza precedenti di trasformare un immenso territorio nel bacino del fiume Congo nella sua proprietà privata personale, battezzandolo con il nome tragicamente ironico di Stato Libero del Congo. Questo periodo fu segnato da un regime di sfruttamento senza scrupoli legato alla domanda globale di caucciù, dove la Force Publique imponeva quote di raccolta attraverso il terrore, le esecuzioni e la pratica sistematica della mutilazione delle mani per giustificare il consumo di proiettili, trasformando la foresta in un immenso campo di lavoro forzato che decimò la popolazione locale. Con il passaggio forzato dell'amministrazione allo Stato belga nel 1908, a seguito dello sdegno internazionale, lo sfruttamento cambiò obiettivo ma non la sua natura estrattiva, concentrandosi sulle immense ricchezze minerarie del Katanga, come il rame e l'uranio — quest'ultimo estratto dalla miniera di Shinkolobwe per alimentare le prime bombe atomiche americane — mentre la società veniva divisa da una segregazione che concedeva solo a pochi évolué un simulacro di dignità civile. Il grido di libertà culminato nell'indipendenza del 1960 trovò la sua anima in Patrice Lumumba, il cui discorso di sfida alla corona belga durante la cerimonia ufficiale lo trasformò istantaneamente in un martire del panafricanismo e in una minaccia per gli equilibri della Guerra Fredda; il suo brutale assassinio nel 1961 spezzò le speranze di una democrazia sovrana, aprendo la strada al lungo inverno di Mobutu Sese Seko. Per oltre trent'anni, sotto il nome di Zaire, Mobutu instaurò una dittatura teatrale e cleptocratica, mescolando retorica dell'autenticità africana e corruzione sistemica, svuotando le casse dello Stato mentre il paese sprofondava nel debito e nel degrado infrastrutturale. Il crollo di questo sistema negli anni '90, innescato dalle onde d'urto del genocidio ruandese, trascinò il Congo in una serie di guerre regionali devastanti che videro l'ascesa dei Kabila, prima il padre Laurent e poi il figlio Joseph, in un clima di perenne instabilità politica e violenza militare. Oggi, nonostante il primo passaggio di potere parzialmente pacifico a Felix Tshisekedi, il Congo rimane vittima del suo stesso "scandalo geologico": un territorio che possiede le chiavi della transizione energetica mondiale grazie al cobalto e al coltan, ma che continua a essere teatro di massacri nel Nord Kivu ad opera di gruppi ribelli come l'M23, confermando la tragica eredità di un sistema che, dai tempi di Leopoldo II, ha sempre privilegiato il profitto di pochi a scapito della vita di milioni di persone, lasciando la democrazia come un miraggio ancora lontano dall'essere pienamente realizzato in una terra così ricca di risorse ma così povera di pace.

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    Questa puntata è stata scritta leggendo il libro ‘⁠Congo⁠’ di David Van Reybrouck, e articoli dell’epoca e ⁠recenti⁠

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    28 min
  • EP. 1 - Ikuti ya Congo PARTE 1a

    PARTE 1


    "Ikuti ya Congo" annotava nel suo diario l'esploratore Henry Stanley che cercando le sorgenti del Nilo trovò il fiume Congo.


    La storia del Congo rappresenta uno dei capitoli più complessi e drammatici dell'intera narrazione coloniale e post-coloniale africana, un percorso che affonda le sue radici in quello che Joseph Conrad definì magnificamente come il "cuore di tenebra" dell'umanità, un luogo dove la bramosia europea ha mostrato il suo volto più feroce. Tutto ha inizio con l'ambizione smisurata e calcolatrice di re Leopoldo II del Belgio, il quale, attraverso le esplorazioni sistematiche di Henry Morton Stanley e l'astuzia diplomatica della Conferenza di Berlino del 1885, riuscì nell'impresa senza precedenti di trasformare un immenso territorio nel bacino del fiume Congo nella sua proprietà privata personale, battezzandolo con il nome tragicamente ironico di Stato Libero del Congo. Questo periodo fu segnato da un regime di sfruttamento senza scrupoli legato alla domanda globale di caucciù, dove la Force Publique imponeva quote di raccolta attraverso il terrore, le esecuzioni e la pratica sistematica della mutilazione delle mani per giustificare il consumo di proiettili, trasformando la foresta in un immenso campo di lavoro forzato che decimò la popolazione locale. Con il passaggio forzato dell'amministrazione allo Stato belga nel 1908, a seguito dello sdegno internazionale, lo sfruttamento cambiò obiettivo ma non la sua natura estrattiva, concentrandosi sulle immense ricchezze minerarie del Katanga, come il rame e l'uranio — quest'ultimo estratto dalla miniera di Shinkolobwe per alimentare le prime bombe atomiche americane — mentre la società veniva divisa da una segregazione che concedeva solo a pochi évolué un simulacro di dignità civile. Il grido di libertà culminato nell'indipendenza del 1960 trovò la sua anima in Patrice Lumumba, il cui discorso di sfida alla corona belga durante la cerimonia ufficiale lo trasformò istantaneamente in un martire del panafricanismo e in una minaccia per gli equilibri della Guerra Fredda; il suo brutale assassinio nel 1961 spezzò le speranze di una democrazia sovrana, aprendo la strada al lungo inverno di Mobutu Sese Seko. Per oltre trent'anni, sotto il nome di Zaire, Mobutu instaurò una dittatura teatrale e cleptocratica, mescolando retorica dell'autenticità africana e corruzione sistemica, svuotando le casse dello Stato mentre il paese sprofondava nel debito e nel degrado infrastrutturale. Il crollo di questo sistema negli anni '90, innescato dalle onde d'urto del genocidio ruandese, trascinò il Congo in una serie di guerre regionali devastanti che videro l'ascesa dei Kabila, prima il padre Laurent e poi il figlio Joseph, in un clima di perenne instabilità politica e violenza militare. Oggi, nonostante il primo passaggio di potere parzialmente pacifico a Felix Tshisekedi, il Congo rimane vittima del suo stesso "scandalo geologico": un territorio che possiede le chiavi della transizione energetica mondiale grazie al cobalto e al coltan, ma che continua a essere teatro di massacri nel Nord Kivu ad opera di gruppi ribelli come l'M23, confermando la tragica eredità di un sistema che, dai tempi di Leopoldo II, ha sempre privilegiato il profitto di pochi a scapito della vita di milioni di persone, lasciando la democrazia come un miraggio ancora lontano dall'essere pienamente realizzato in una terra così ricca di risorse ma così povera di pace.

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    Questa puntata è stata scritta leggendo il libro ‘Congo’ di David Van Reybrouck, e articoli dell’epoca e recenti

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    32 min

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