Se Grottaglie oggi è conosciuta nel mondo lo deve molto all’arte delle ceramiche e agli artigiani che hanno creato uno stile. Che cosa è di più elegante che arredare una casa o apparecchiare una tavola con i "bianchi di Grottaglie" che esaltano la forma, o con la quadrocromia - verde marcio, giallo ocra, blu e manganese – che celebrano il colore? E allora perdiamoci nel quartiere delle ceramiche, in dialetto "Camenn'ri", cioè "camini", presso la gravina di S. Giorgio, ai piedi del castello di Grottaglie. La particolarità di Grottaglie, diventata l'atelier delle ceramiche, sta tutta nell'aver trasformato un'arte contadina -ruagnara o arte faenzara - in ceramica decorativa destinata ai salotti borghesi. Le ceramiche più tradizionali? Il piatto con il galletto, la ciaria, un vaso a due anse, e il capasone per la conservazione del vino. Ma quelle che attirano maggiormente l’attenzione sono le strane anfore dal corpo di donna...ma con evidenti baffi! La loro origine ricorda il medievale "ius primae noctis" e un'antica leggenda. Nel 700 una fanciulla di Grottaglie sposò un vignaiolo di Martina Franca. Il signorotto del luogo, come voleva la tradizione, pretese che la giovane trascorresse la sua prima notte di nozze con lui. Il marito deciso ad evitarlo si travestì da donna per sostituirsi alla moglie. Ma commise un errore: si dimenticò i baffi. Il feudatario in un primo momento lo condannò a morte, poi trasformò la condanna nell'obbligo di consegnargli il vino che produceva in anfore che riproducessero le fattezze del travestito.