Le chiavi di Pietro

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Le chiavi di Pietro episodes

  • Ep. 43 - Le chiavi di Pietro - "Umorismo"
    “Il vostro talento è un dono, un dono prezioso. Insieme al sorriso diffonde pace, nei cuori, tra le persone, aiutandoci a superare le difficoltà e a sopportare lo stress quotidiano. Ci aiuta a trovare sollievo nell’ironia e a prendere la vita con umorismo”. È uno dei passaggi del discorso del Papa agli artisti della comicità, ricevuti in udienza in Vaticano il 14 giugno 2024. “Umorismo” è la chiave di Pietro di questo episodio che si lega, secondo Francesco, al talento, al sorriso, al sollievo e all’ironia, alla capacità di sdrammatizzare perché “non offende, non umilia, non inchioda le persone ai loro difetti. La risata dell’umorismo non è mai ‘contro’ qualcuno, ma è sempre inclusiva, propositiva, suscita apertura, simpatia, empatia”.
    Laura De Gregorio, docente di diritto canonico e diritto ecclesiastico presso il Dipartimento di scienze giuridiche dell'Università degli studi di Firenze, si sofferma sulla grazia dell’umorismo che il Papa invoca spesso, recitando ogni giorno la preghiera del "Buon umore" di San Tommaso Moro. Da giurista, riferendosi alla possibilità di "ridere di Dio", a certe condizioni, di cui ha parlato il Papa, la professoressa afferma che quella del Pontefice è “una richiesta, un invito: da un lato a ricordarsi dell'importanza della dimensione religiosa dell'esistenza, e anche, in fondo, dell'importanza della diversità delle sensibilità religiose". Ciò non toglie però che con questo discorso Francesco "voglia sottolineare l'importanza dell'umorismo e chiedere ad ognuno di noi di essere più consapevoli che è un po’ come il sale che dà sapore alla vita, soprattutto nei momenti meno semplici”. "Una dimensione - secondo la De Gregorio - che andrebbe sviluppata tra i cattolici fin dai tempi del catechismo". 
    Marco Marzocca, comico, attore e imitatore romano di successo, era tra gli invitati all'udienza in Sala Clementina. Ammira molto il Papa e ha apprezzato le sue parole sull'umorismo: "Essere invitati dal Papa non è una cosa che succede tutti i giorni. Cioè, io verrei, eh! Se mi invitasse tutti i giorni, anche solo a prendere un caffè...". “Mi è piaciuto tanto quello che ha detto su di noi, sul talento che è un dono. Ho sempre pensato di essere privilegiato per questo dono di far sorridere gli altri, ho sempre ringraziato. E io sono perfettamente d'accordo con Papa Francesco: bisogna saper e poter scherzare su tutto, perché non c'è niente di male nel trovare e portare un sorriso e trovare un po’ di ironia. Io penso che un sorriso sia sempre benefico”.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Discorso agli artisti del mondo dell'umorismo, 14 giugno 2024
    Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero delle Cause dei Santi, 6 ottobre 2022
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep. 42 - Le chiavi di Pietro - "Felicità"
    "Felicità" è la chiave di Pietro dell'episodio odierno che prende spunto dall'omelia della Messa celebrata dal Papa in Piazza San Pietro, il 26 maggio 2024, in occasione della Giornata Mondiale dei Bambini. Papa Francesco ricorda loro che "la fede ci rende felici" perchè indica un orizzonte alto nel quale far maturare i propri talenti e la propria vita. Il comico premio Oscar Roberto Benigni, al termine dell'Angelus,  raccomanda poi ai giovanissimi di rendere gli altri felici e per farlo li invita a diventare "l’adulto che avreste voluto accanto quando eravate bambini cioè oggi, ora".
    Padre Guidalberto Bormolini, monaco della comunità dei Ricostruttori nella Preghiera, ricorda che "la felicità è il vero motore della storia" e che "parte da dentro di noi" ma compie un salto "quando il cuore è in contatto col Cuore divino", "lì infatti c'è la porta d'accesso alla felicità". Padre Bormolini sottolinea anche che la nostra frenesia nel cercarla spesso diventa frenesia consumistica, frenesia di oggetti da comprare: "cerchiamo qualcosa made in Cina, made in Korea, ma intorno a noi è pieno di realtà made in God, i figli di Dio intorno a noi, albe e tramonti gratuitamente per noi". "Siamo felici quando doniamo, non quando arraffiamo. Siamo attraversati dall'amore come dono che poi scaturisce da noi verso gli altri. Non lo dobbiamo elemosinare dagli altri. Siamo felici quando siamo attraversati dall'amore, quando siamo capaci di compatire, di soffrire con chi soffre. Ma potremmo essere anche capaci di far traboccare la nostra felicità negli altri. Allora si moltiplica l'infinito, perché abbiamo diritto all'Eden, cioè allo stupore, alla meraviglia". 
    Sulla stessa linea anche Nicoletta Cotugno, mental coach e fondatrice di QuiCoaching, un team che intende aiutare le persone a migliorare e a crescere. La prima raccomandazione è "mettere la nostra attenzione sulle emozioni positive", non restare troppo tempo su quelle negative e poi porsi una sfida, un qualcosa che ci fa svegliare la mattina motivati, entusiasti per ciò che faremo. "Per essere felici - afferma la dottoressa - è anche necessario avere uno scopo superiore, una missione: essere impegnati in qualche cosa che vada oltre i nostri interessi personali, qualche cosa che ci permetta di dare un contributo al mondo, fare del bene in tutte le sue forme e misure. Fare un gesto gentile, usare la generosità e la compassione, la gentilezza e l'amore per il prossimo. Non dimentichiamo mai di aggiungere sempre una bella dose di gratitudine per tutto ciò che abbiamo". 
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Omelia della Santa Messa per la Giornata Mondiale dei Bambini,  26 maggio 2024
    Angelus, 3 settembre 2017
    Papa Paolo VI
    Messaggio Urbi et Orbi del 25 dicembre 1967
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    20 min
  • Ep. 41 – Le chiavi di Pietro - "Amicizia"
    "Un amico vuol bene sempre".  Gira attorno a questa impegnativa citazione dal Libro deI Proverbi la riflessione di Papa Francesco al Regina Caeli del 5 maggio 2024 in cui il Pontefice commenta le parole di Gesù agli Apostoli: “Non vi chiamo più servi, ma amici”.  Amicizia - la chiave di Pietro di questo episodio - è scelta istintiva, riconoscersi nell'altro, addirittura non abbandonare l'altro che ti ha tradito, come Gesù che chiama Giuda "amico". 
    "Il Signore insegna che nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici", commenta Robert Cheaib, scrittore e professore di teologia presso l'Università Cattolica di Lione, che tratteggia la visione cristiana dell'amicizia. "Tanti pontificano sull'amore e sull'amicizia. Gesù lo vive concretamente e lo vivrà fino alla morte. E nonostante il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro e la fuga degli altri apostoli". In comunione con Cristo l'amicizia si fortifica, spiegava san Paolo VI, e il professor Cheaib invita a vivere questa esperienza anche a livello verticale perché le amicizie "trovano la loro completezza e pienezza in Dio".
    Ma anche un'amicizia professionale, nata su un campo di calcio, può diventare un legame "spirituale" che va oltre la vita terrena. È la storia di Gianluca Vialli e Massimo Mauro, avversari sul prato verde ma sempre insieme in battaglie decisive, come quella per sostenere la ricerca sul cancro e sulla sclerosi laterale amiotrofica, la prima e più grande finalità della "Fondazione Vialli e Mauro" nata nel 2003 a Torino. "Io ho avuto un amico, che continuo ad avere anche se non è più con noi: Gianluca Vialli", racconta Mauro. "È stato una persona straordinariamente importante per molta gente, ma soprattutto per me che ho avuto la fortuna di averlo accanto. Era una roccia. Oggi lui ci aiuta continuamente con la sua vicinanza, con le sue opere, con quello che ha fatto nella vita". 
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
     Regina Caeli, 5 maggio 2024
    Papa Benedetto XVI
    Santa Messa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, 29 giugno 2011
    Papa Paolo VI
    Udienza generale, 26 luglio 1978
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
     
    19 min
  • Ep. 40 – Le chiavi di Pietro - "Coraggio"
    “Coraggio” è una parola che Papa Francesco ha pronunciato più volte nel corso del suo Pontificato, spesso legandola alla figura, da lui molto amata, di San Giuseppe. All’Udienza generale del 10 aprile 2024 dedicata alla fortezza, una delle virtù cardinali, il Pontefice si sofferma sul coraggio del cristiano che se “non piega al bene la propria forza" se "non dà fastidio a nessuno", "è un cristiano inutile”. Nella prospettiva dei credenti, la forza del coraggio - vocabolo che nella sua radice ha la parola latina cor (cuore) - nasce dall’affidamento e soprattutto dall’abbandono e dalla fiducia nell’opera del Padre. C'è dunque un nesso forte tra il coraggio e l'amore, per Dio e per gli altri, che spesso si sottovaluta.
    Per don Felice Palamara, parroco a Pannacconi, nel Vibonese, “agire con il cuore significa agire con amore, quell'amore che spinge il cristiano a non aver paura di vivere, di testimoniare la bellezza della fede in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo”. La sua è davvero una testimonianza di fedeltà all’amore di Dio perché ha subito intimidazioni e avvertimenti dalla criminalità organizzata, danni e tentativi di avvelenamento: nelle ampolline dell’acqua e del vino che utilizza per celebrare Messa era stata versata della candeggina. “Tutto ciò - racconta - non mi fa paura, perché io rispondo al male vendicandomi con il perdono, con l'amore, perché mi rendo conto che dietro a tutto ciò, dietro a chi fa un atto del genere, un atto ignobile, si nasconde un uomo infelice, un uomo che non ha la pace nel cuore”.
    Paolo Borrometi è un giornalista siciliano, è parte offesa in 57 processi contro la malavita organizzata, è stato aggredito ferocemente, è sotto scorta da 10 anni. L’amore per la verità è il fuoco che lo spinge nella sua professione a servizio della sua vocazione e del diritto del cittadino a essere informato. A dargli forza anche l’incoraggiamento di Papa Francesco ad andare avanti. “D'altronde lo diceva anche Giovanni Falcone, la questione - racconta nel podcast - non è avere paura ma è continuare ad andare avanti con coraggio. Io sognavo di fare il giornalista, sognavo di farlo con tutto il cuore e difendo con coraggio quella scelta che ho fatto oramai tanti anni fa”.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Udienza generale, 10 aprile 2024
    Udienza generale, 29 dicembre 2021
    Papa Benedetto XVI
    Incontro con i giovani nella visita pastorale a Torino, 2 maggio 2010
    Papa Giovanni Paolo I
    Angelus, 27 agosto 1978
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    22 min
  • Ep. 39 – Le chiavi di Pietro - "Accidia"
    La parola di questo episodio, “accidia”, è paradossale: ci riguarda da vicino ma non la conosciamo. Forse ci ricordiamo che Dante nel VII canto dell’Inferno mette gli accidiosi nella palude Stigia, ma la confondiamo con la pigrizia o la noia. In realtà, è un male spirituale più profondo e pericoloso ed è forse quello più diffuso nella nostra epoca. In chiave spirituale è “un venire meno della vigilanza, la mancata custodia del cuore” afferma il Catechismo della Chiesa cattolica. Uno dei sette “vizi capitali” alimentato dalla presunzione che può condurre – addirittura - alla morte dell’anima. Per l’accidioso tutto è vano, nulla ha senso, come racconta Papa Francesco nella catechesi all’udienza generale del 14 febbraio 2024.
    "La sua definizione, a partire dal termine greco akedia, 'mancanza di cura', può aiutarci a capire cos'è l'accidia", spiega il monaco benedettino p. Adalberto Piovano. "Mancanza di cura della propria vita, mancanza di cura per il proprio corpo, mancanza di cura per i propri impegni. Tutto in qualche modo è fatto senza misura, disordinato, senza una disciplina, ma soprattutto mancanza di cura della propria interiorità. Perché di fatto l'accidia colpisce proprio il cuore della vita: quella dimensione profonda in cui noi ci mettiamo in relazione sia con la vita, sia con gli altri, ma soprattutto con Dio".
    "L'accidia ci riguarda. Non si decide di essere accidiosi, lo si diventa. Non si vive, non si ama, non si soffre, non ci si butta nella vita", spiega Laura Bottari, psicologa e psicoterapeuta. "E c'è una fase della vita in particolare, che è proprio l'adolescenza, in cui si può incontrare l'accidia con più inquietudine". "L'adolescente che fa fatica a essere presente a sé stesso - spiega - ha bisogno di un adulto che sia con lui nel 'qui e ora' e nell'autenticità. Possiamo pensare e sperare che i nostri adolescenti, annoiati, accidiosi, possano rispondere al richiamo della vita solo se c'è un adulto che stia lì con loro, dove sono loro, per aiutarli a prendere in mano la propria esistenza".
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Udienza generale del 14 febbraio 2024
    Omelia Casa Santa Marta del 24 marzo 2020
    Papa Giovanni Paolo II
    Udienza al personale dell'ospedale Fatebenefratelli, 5 aprile 1981
    Papa Pio XII
    Radiomessaggio in occasione del Natale, 24 dicembre 1955
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep. 38 – Le chiavi di Pietro - "Indignazione"
    “Santa indignazione”. Papa Francesco ha usato queste due parole nel corso dell’udienza generale del 31 gennaio scorso ricordando che si tratta di “un movimento interiore”, una denuncia di ciò che non va, di qualcosa che toglie dignità e pertanto l’indignato è colui che compie gesti o mette in atto decisioni moralmente riprovevoli o ingiuste. Esiste allora un'indignazione non negativa? Maria Letizia Zanier, professoressa associata di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale presso l’Università di Macerata, fa una distinzione tra dimensione privata e pubblica, quest’ultima – afferma – deve essere “in una declinazione che faccia riferimento a prospettive di tipo valoriale e non semplicemente un riflesso di una forma d'ira di reazione ad una condizione personale in qualche modo giudicata non sopportabile”. Dunque un’indignazione che, scevra delle impurità istintuali, assume una dimensione etica che porta ad avere coraggio e speranza. Indignato lo era Gesù con i mercanti nel tempio o con chi pretende di imporre norme facendole passare per “leggi di Dio”, con chi fa del male ai bambini. Azioni che Gesù compie non contro le persone ma contro il peccato. Indignarsi anche come responsabilità morale per ogni credente, come racconta la storia del missionario comboniano Padre Alex Zanotelli. “Dobbiamo recuperare l'indignazione davanti a tutti, soprattutto noi cristiani - Gesù era così spesso indignato - davanti a un sistema mondiale nel quale viviamo che permette al 10% della popolazione mondiale di consumare da solo praticamente il 90% dei beni prodotti. Mentre in questa maniera uccidiamo milioni di persone per fame. E non basta soltanto indignarsi, dobbiamo poi passare all'impegno, impegno a cambiare davvero questo sistema di morte”. Indignato lo fu anche Papa Pacelli quando levò la sua voce per l’ingiusta condanna del cardinale ungherese Jozesf Mindszenty. Sottoposto a torture fisiche e psichiche, a conclusione di un processo farsa, l’8 febbraio 1949 viene condannato a morte, pena commutata con il carcere a vita. Nella notte del 30 ottobre 1956, durante l’insurrezione popolare contro l’oppressione sovietica, viene poi liberato e riabilitato dal presidente Imre Nagy.
    Papa Francesco
    Udienza generale 31 gennaio 2024
    Incontro con i giovani e con i catechisti, Kinshasa, pellegrinaggio ecumenico in Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, 2 febbraio 2023.
    Papa Paolo VI
    Angelus, 20 agosto 1972
    Papa Pio XII
    Discorso ai fedeli, 20 febbraio 1949
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    22 min
  • Ep. 37 – Le chiavi di Pietro - "Pornografia"
    “Il piacere sessuale, che è un dono di Dio, è minato dalla pornografia”, la frase pronunciata da Papa Francesco nell’udienza generale del 17 gennaio 2024 è lo spunto per una nuova puntata  e una nuova “chiave di Pietro”. La parola scelta è “pornografia” ovvero un “soddisfacimento - spiega il Pontefice -  senza relazione, che può generare forme di dipendenza”. Quando l’innamoramento infatti viene spodestato dalla "lussuria", una relazione diviene tossica e cioè si trasforma in possesso dell’altro, senza rispetto, senza quella castità che non è astinenza ma volontà appunto di non possedere l’altro. Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, sottolinea che spesso le persone non sono consapevoli di quanto la pornografia non sia solo un assecondare un desiderio, un'emozione. Tre i rischi principali: “andare a peggiorare alcune problematiche già esistenti, andare a incrementare delle vulnerabilità che possono diventare problematiche, e in ultimo, utilizzando la pornografia a scopo ricreativo è possibile che stiamo andando inconsapevolmente a modificare i nostri valori, i rapporti con noi stessi, con gli altri e anche di natura trascendente”. Luca Marelli oggi ha 60 anni, è sposato da 32 con Michelle, con cui ha quattro figli, ed è con la moglie co-fondatore dell’associazione PURIdiCUORE che promuove iniziative di recupero dalla pornodipendenza. Luca è credente e praticante, ma c’è stato un momento della sua vita in cui - come racconta - quella spirituale era diventata “schizofrenica”: da un lato ascoltava gli insegnamenti di Giovanni Paolo II sulla famiglia, dall’altra era attratto dalle immagini pornografiche di cui era diventato dipendente. Dopo il confronto con uno psicologo, ha iniziato un lavoro sul tema della lussuria, partecipando a gruppi di aiuto per la lotta alle dipendenze. “Il premio di questa battaglia - spiega - è quello di ritrovare la bellezza dell'amore e la pace con sé stessi. Quello di trovare una sessualità secondo il piano di Dio, che non ha niente a che vedere con l'autoerotismo, con la cosificazione di sé e dell'altro e la perdita di sé stessi che sono i frutti malati della pornografia e della lussuria che ne è alla radice”.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Udienza generale, 17 gennaio 2024
    Discorso ai partecipanti al Congresso “Child dignity in the digital world”, 6 ottobre 2017
    Papa Benedetto XVI
    Discorso alla Curia per la presentazione degli auguri natalizi, 20 dicembre 2010
    Papa Giovanni Paolo II
    Udienza generale del 6 maggio 1981
    Papa Paolo VI
    Angelus del 7 gennaio 1968
    Angelus del 4 marzo del 1973
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    21 min
  • Ep. 36 – Le chiavi di Pietro - "Tentazioni"
    “Tentazioni”, al plurale, è la parola chiave di questo episodio: un vocabolo che Papa Francesco ha pronuciato nel corso dell’udienza generale del 3 gennaio 2024, legandolo alla salvezza dell’uomo e anche alla santità. Cita Abba Antonio, il primo grande padre del monachesimo che scriveva: “Togli le tentazioni e nessuno sarà salvato”. Don Santi Grasso, docente di Esegesi del Nuovo Testamento, anche presso la Pontificia Università Santa Croce di Roma, sottolinea come il tema delle tentazioni percorra tutta la Bibbia. Il primo racconto, Genesi 3, narra di Adamo ed Eva tentati dal serpente. Don Grasso richiama il libro del Deuteronomio “per spiegare che la tentazione è sapere cosa c'è nel cuore dell'uomo, cosa c'è nell'interiorità”. “È un test di verifica, è uno stare al bivio: scegliere tra la fedeltà a Dio e l'indipendenza da Lui”. La tentazione è dunque, anche dal punto di vista "laico", un esame per capire cosa si desidera veramente e chi si è. Lo sottolinea Silvio Lenzi, psichiatra, psicoterapeuta, direttore della Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva, evidenziando che nel mondo di oggi, dominato da una libertà senza limiti, riflettere sulle "tentazioni" è un’occasione per aprirsi ad una dimensione fondamentale dell’esperienza umana “e cioè alla capacità di riflettere su sé stessi, di considerare il valore di sé stessi, delle proprie azioni, il poter pensare a cosa è male per me e cosa è bene per me”. Fondamentale in questo cammino è il peso della comunità nella lotta interna della persona perché riporta a una responsabilità dovuta alla presenza dell'altro ma anche “dal pensarsi in un progetto comune”. Così, sia dal punto di vista religioso che da quello sociale, la tentazione è un mettersi alla prova, una sfida per crescere.
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Udienza generale, 3 gennaio 2013
    Angelus, 21 febbraio 2021
    Papa Benedetto XVI
    Udienza generale del 13 febbraio 2013
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    18 min
  • Ep. 35 – Le chiavi di Pietro - "Silenzio"
    C’è tutto un magistero del silenzio di Papa Francesco. Rimane forse un po’ nascosto rispetto ad altri temi del suo insegnamento,  ma è continuo e insistito. Dal 2013, il Pontefice è tornato più volte a raccomandare il silenzio come luogo di incontro con Dio, invitando a riscoprire l’Adorazione, l’atteggiamento contemplativo. Soprattutto in un’epoca rumorosa, chiassosa, frettolosa, come la nostra.
    "In questo mondo sempre pieno di cose, di parole, di notizie, tutta un’industria della comunicazione esteriore, la comunicazione interiore, in silenzio, è tanto necessaria”, spiega, per esempio, il Papa, il 16 novembre 2023, ricordando la figura della mistica spagnola del '600 Maria di Ágreda. "Tutta la spiritualità di ogni tradizione ci ricorda che il più grande beneficio che possiamo ricevere nella nostra vita è quello di tornare in contatto con il nostro Sé autentico, la nostra matrice costitutiva", commenta don Paolo Scquizzato, sacerdote della diocesi di Pinerolo, fondatore dell’Associazione Scuola Diffusa del Silenzio. "Qui risiede il segreto dell'autentica beatitudine: tornare a sapere chi siamo veramente. E questo si dà non tanto uscendo fuori di noi, ma rientrando in sé stessi".
    “Il silenzio – spiegava Benedetto XVI nell'Udienza Generale del 7 marzo 2012 - è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi”. Ma Dio non ci parla solo attraverso la sua Parola. Può farlo attraverso la natura o attraverso il nostro prossimo, ricorda Madre Elena Francesca Beccaria abbadessa del monastero delle clarisse di Via Vitellia a Roma. "Il silenzio è lo spazio, è il luogo necessario per poter ascoltare la voce di Dio, per poter raccogliere la sua Parola e farla nostra", spiega. "Dio ci parla in tanti modi. Ci sono alcuni modi privilegiati di comunicazione di Dio ad ogni anima".
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Saluto ai partecipanti al Convegno sulla Ven. Maria di Ágreda, promosso dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale, 16 novembre 2023
    Udienza generale, 13 febbraio 2019
    Udienza generale, 28 aprile 2021
    Papa Paolo VI
    Regina Coeli, Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali,. 30 maggio 1976
    Papa Giovanni Paolo II
    Udienza generale, 18 marzo 1981
    Papa Benedetto XVI
    Udienza generale, 7 marzo 2012
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min
  • Ep. 34 - Le chiavi di Pietro - speciale Sinodo - “Adorazione” e “Servizio"
    La grande e perenne riforma della Chiesa è “adorare Dio e amare i fratelli col suo amore”. Papa Francesco ha concluso, con la Messa dello scorso 29 ottobre, la prima sessione dell’Assemblea del Sinodo sulla Sinodalità. Il giorno prima era stata pubblicata la Relazione di Sintesi che traccia la strada per il lavoro da svolgere nella seconda sessione del 2024. Sono due i concetti chiave a cui il Pontefice ricorre per ricordare i fondamenti del rinnovamento ecclesiale: adorazione e servizio, “due movimenti del cuore”. “L’adorazione – spiega Francesco - è la prima risposta che possiamo offrire all’amore gratuito, all’amore sorprendente di Dio”. Per il vescovo Paolo Martinelli, frate minore cappuccino, Vicario Apostolico dell’Arabia del Sud, che ha preso parte al Sinodo, “senza adorazione, il Signore Gesù rischia di diventare una premessa alle nostre azioni”. “Dall'adorazione – aggiunge - impariamo ad uscire da noi stessi. Cresciamo nella relazione intima con il Signore. Dall'eucaristia celebrata e adorata, la Chiesa sinodale trova la sua vera forma”.
    “Amare è servire”: ha detto il Papa. Una parola – spiega Luca Casarini, capomissione della Ong “Mediterranea Saving Humans” e invitato speciale all’assemblea sulla Sinodalità – più volte risuonata durante i lavori in aula e che implica un camminare insieme, “perché servire significa anche agire, non solo ascoltare, ma mettere a disposizione tutto te stesso, la tua vita, per una ricerca collettiva che è poi la ricerca di Dio”.  La Chiesa diventa così Chiesa di servizio e di frontiera, che si mette a disposizione di fratelli e sorelle in difficoltà che ama. “E questo amore non viene dalla nostra condizione di esseri umani, ma è una risonanza dell'amore che Dio ha per noi e noi lo dobbiamo redistribuire, non possiamo tenerlo solo per noi. È questa la Chiesa di frontiera, la Chiesa degli ultimi, la Chiesa dei poveri”.
    Anche in questo caso il servizio, come amore per il prossimo, diventa riflesso dell'amore ricevuto da Dio a cui rispondiamo innanzitutto adorando, cioè amando il Signore. 
    Sono citati in questo episodio:
    Papa Francesco
    Santa Messa a conclusione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4-29 ottobre 2023), 29 ottobre 2023
    Papa Benedetto XVI
    Incontro di catechesi e di preghiera con i bambini della Prima Comunione, 15 ottobre 2005
    Papa Giovanni Paolo II
    Omelia della Messa in coena domini, 12 aprile 1979
    Papa Paolo VI
    Angelus del 23 gennaio 1977
    Con la collaborazione dell'Archivio Editoriale Multimediale - Radio Vaticana
    19 min

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Un podcast di Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco in cui le parole di Pietro diventano chiavi: spunti spirituali per aprire percorsi di fede. - Podcast - Radio Vaticana - Vatican…