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Le Marteau sans Maître
Negli anni Venti Parigi era la culla delle avanguardie, gli artisti di tutto il mondo si incontravano nei suoi café e nelle gallerie per sperimentare forme espressive mai viste prima; tra questi futuristi, cubisti, dadaisti… e anche Miró, che vi si trasferisce 1921. Qui stringerà rapporti non solo con i propri colleghi pittori, ma anche con scrittori e poeti d’avanguardia. In particolare, entrerà in contatto con il circolo degli autori surrealisti, tra i quali conobbe René Char. Il surrealismo per Miró fu una vera e propria scoperta che lo portò a ripensare la sua pittura, che si fece meno realista e più libera, consolidandosi piano a piano in quello stile che lo contraddistinguerà per il resto della carriera.
Tra il 1948 e il 1976, Miró realizzerà assieme a René Char dodici libri di poesie accompagnate dalle sue illustrazioni, tra questi Le marteau sans maître, il martello senza padrone. In queste incisioni Miró crea un parallelo visivo alla poesia surrealista, con un linguaggio pittorico onirico, che vuole esplorare l’irrazionalità e il desiderio.
L’unione di più mezzi espressivi - come poesia e pittura - per dare forma al subconscio era un obiettivo comune per gli intellettuali surrealisti e così Le marteau sans maître fu d’ispirazione anche per il compositore Pierre Boulez che lo trasformò in una delle sue opere, traducendo in musica i versi che Miró ha reso in immagine.