Lectio: Atti degli Apostoli

Lectio degli Atti degli Apostoli di lunedì 23 marzo 2012


Listen Later

Commento a Atti 32-43

Enea. Alzati e rifatti il letto! Tabità, alzati!
L’attenzione torna a Pietro: esce da Gerusalemme e visita le comunità. Il suo cammino lo porterà fino a Cornelio, il primo pagano ammesso alla comunità cristiana. L’iconografia presenta Pietro e Paolo per lo più insieme. L’intreccio tra i due sottolinea l’unità e la complementarietà tra loro. Hanno infatti doni diversi. Pietro è il pastore: la sua esperienza di rinnegatore, non rinnegato da Gesù, è testimone del fatto della fede. Testimonia il “quod” della fede: la fedeltà del Signore a lui infedele. Paolo, con la sua formazione eccezionale e la luce di Damasco, ha una comprensione profonda della fede. È il dottore, che ne spiega e dispiega il mistero: è testimone perenne del “quid” della fede. Nella chiesa nessuno ha tutti i carismi: le nostre povertà accoglienti e i nostri doni donati ci mettono in comunione e ci rendono corpo di Cristo, simili a Dio che è comunione d’amore (1Cor cc. 12 e 13).
I racconti dei miracoli degli Atti (3,1-8; 9,32-35. 36-41; 14,8-18) sono simili quelli di Gesù nei Vangeli: l’incontro del malato con il discepolo o con Gesù, il miracolo della guarigione, segno della presenza di Dio che salva, e la fede in lui, che è il fine del miracolo. Negli Atti si sottolinea la preghiera a Gesù, per indicare che è lui, non il discepolo, a fare il miracolo.
Tutti i miracoli sono in realtà segno del Crocifisso glorificato e vogliono portare alla fede in lui come Signore. Anche quelli fatti da Gesù sono un anticipo della potenza della croce. Questa è il motivo del segreto messianico, valenza implicita in ogni miracolo. Matteo la esplicita chiaramente alla sera dei primi miracoli, dopo il discorso della montagna. Sono segni della creazione nuova, opera della Parola, che si realizza sulla croce: “Egli ha preso le nostre infermità. si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17). È citazione del quarto canto del servo del Signore” (Is 53,4).
In Atti 3,1ss c’è il primo miracolo di Pietro, programmatico come quello di Lc 5,17ss: l’uomo è liberato dalla sua paralisi, simbolo del male che lo esclude dal suo cammino verso Dio. In Atti 5,13ss vediamo Pietro che fa opere più grandi di Gesù; in forza di Gesù stesso tornato al Padre (Gv 14,12). Infatti non è lui a compierle, ma la sua ombra. Il Masaccio raffigura la sua mano destra, vicina agli infermi, inerte e come morta. La sinistra invece, quella debole, avvolta nel mantello d’oro della misericordia del suo Signore, proietta l’ombra che, mentre passa per la via, rimette in piedi i malati.
Questi due miracoli sono nel contesto di Pietro che visita le comunità cristiana. Accostati l’uno all’altro, senza soluzione di continuità, è come se presentassero ai nostri occhi un modello negativo di vita cristiana da curare – l’uomo che sta a letto da 8 anni! – e uno positivo da “risuscitare” e imitare – la donna ricca di buone opere. Il primo ha una certa analogia con la suocera nella casa di Pietro (Lc 4,38s) e l’altro con la figlia di Giairo, dodicenne (Lc 8,40-56).
Articolazione del testo:
a. vv. 9,32: Pietro itinerante
b. vv. 32-35: miracolo e conversione al Signore
c. vv. 36-37: c’era una discepola
d. vv. 38-39: vieni da noi senza indugi
e. vv. 40-41: la risurrezione di Tabità
f. vv. 42-43: molti credettero e Pietro rimane molti giorni




...more
View all episodesView all episodes
Download on the App Store

Lectio: Atti degli ApostoliBy Silvano Fausti