Sono Walter Ferrari, concierge dell’Hotel Excelsior di Roma, e credo che l’amore abbia molte facce…
I colpi di fulmine non esistono solo in amore. Fu quel primo giorno a farmi capire che era davvero ciò che volevo. Al principio speravo non si presentasse nessuno e invece arrivò il primo cliente e sudai freddo. Poi un altro, e un altro ancora. E ci presi gusto. E più cose mi chiedevano, meglio era. Più ero sotto pressione, meglio reagivo. Iniziai un gioco con me stesso. Quando vedevo avvicinarsi un cliente lo studiavo, provavo a indovinare cosa mi avrebbe chiesto. E poi ero bravo ad adattare il mio stile di conversazione in base all’interlocutore.
Erano gli anni della Dolce Vita, nei locali si sedevano registi e attori, molti per farsi vedere: alcuni venivano addirittura con i fascicoli della produzione sotto braccio. Dalle otto di sera la gente arrivava in massa e fioccavano le macchine decappottabili. C’erano le prime rivalità tra locali finché, una notte, scoppiò una bomba carta in via Veneto. Peter Falk scese chiedendo cosa fosse successo e quando gli spiegai che era scoppiata una bomba, «impersonando» il tenente Colombo, disse ridendo: «Tranquilli vado io».
Da lì cominciarono a cambiare i princìpi della comunicazione. Spuntavano paparazzi da ogni parte e ci offrivano soldi perché gli permettessimo di fotografare le star, ma siccome non funzionava, ci adescavano per costringerci a uscire e si catapultavano a fare uno scatto! A volte scappava qualche spintone, macchine fotografiche per terra. Eppure, nonostante tutto quel trambusto era un bel lavorare.
© add editore - Nicolò de Rienzo