Aggius ha avuto il coraggio di affrontare in termini culturali una delle pagine più sanguinose della Sardegna: il banditismo. Qui si svolse la madre di tutte le faide sarde, che vide opporsi le famiglie dei Vasa e dei Mamia.
Il grande protagonista fu Sebastiano Tansu, “lu mutu”(il muto) reso famoso dallo scrittore Enrico Costa nel romanzo Il muto di Gallura, pubblicato nel 1884. Sebastiano Rassu Addis Tansu, considerato da molti il figlio del diavolo, era sordomuto dalla nascita, per farsi capire si esprimeva solo a gesti. La morte del fratello Michele lo spinse sulla strada della vendetta. Divenne una leggenda, tanto che la sua morte è avvolta nel mistero visto che il suo cadavere non fu mai trovato.
Emilio Lussu offrì una chiave di lettura politica: il banditismo nacque e proliferò per l’assenza dello Stato. In effetti l’apice della violenza, nel 1823, coincise con la pubblicazione per mano di re Vittorio Emanuele dell’ “Editto delle Chiudende”, provvedimento che ridisegnava i confini delle proprietà terriere, favorendo i potenti. Si autorizzava la privatizzazione della proprietà pubblica. Per i pastori, oltre che un danno economico, un motivo in più per fomentare vendette.