Il testo indaga il legame tra narcisismo ontologico e la concezione del cosiddetto divino nelle tradizioni abramitiche, soffermandosi sull’affermazione “Facciamo l’uomo a nostra immagine”. La tesi proposta interpreta il Dio biblico come manifestazione di un narcisismo autoreferenziale privo di radicamento ontologico, in cui Elohim e YHWH rappresentano espressioni frammentarie di un ordine cosmico alienato dalla realtà materiale. La narrazione biblica della creazione diviene paradigma di un atto di autoconferma: l’uomo non è altro che riflesso speculare di un’alterità incapace di fondarsi ontologicamente. Il narcisismo divino, lungi dall’essere ricchezza ontologica, si svela come frammentazione e proiezione umana di bisogni e ansie, costruendo una relazione speculare tra Dio e uomo, entrambi intrappolati in una dinamica alienata. L’analisi si spinge infine a riflettere sull’uomo stesso: struttura di carbonio organizzata, prodotto dell’evoluzione e sistema dinamico in costante scambio con l’ambiente, che si interroga sulla propria essenza e sull’abisso tra ciò che è e ciò che pensa di essere. Attraverso questa esplorazione, il testo invita a superare narrazioni consolatorie, abbracciando l’idea del nulla come possibilità di radicamento nell’essere.