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* Un Natale che corre troppo veloce
* Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini
* Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”
* Ciò che davvero rimane nel cuore
* Un pensiero speciale per questo dicembre
* Bonus
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Un Natale che corre troppo veloce
Dicembre porta sempre un’accelerata. Le luci, le offerte, le liste di regali… e quel sottofondo di “devo fare, devo comprare, devo organizzare” che a volte pesa di più del resto.
E quando entriamo in questa corsa, rischiamo di dimenticare una cosa molto semplice, i nostri figli non percepiscono il Natale come lo viviamo noi. Non si accorgono di quanto abbiamo speso, né di quante ore abbiamo passato per trovare “il regalo perfetto”.
Loro registrano altro. Completamente diverso.
Se pensi ai Natali della tua infanzia, probabilmente ti vengono in mente momenti, una cena di Natale, una persona speciale, un’atmosfera diversa. Ma non i pacchetti. E questo è un buon punto da cui partire, perché ci aiuta a riportare il Natale alla sua parte più umana, i bambini non ricordano ciò che ricevono, ma come stavano. Come stano vivendo.
E allora ti faccio una domanda semplice: qual è la sensazione che vuoi che tuo figlio porti con sé di questo Natale? Non il regalo. Ma la sensazione. Da qui in poi, tutto diventa un po’ più chiaro.
Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini
Quando parliamo di consumismo a Natale, non stiamo parlando solo di soldi. Stiamo parlando di una anche di convinzione molto diffusa tra noi adulti: “Più do, più mio figlio sarà felice.”
E questo non è vero. Non perché i regali siano sbagliati in sé, ma perché i bambini non collegano felicità alla quantità. Questo, siamo noi che gli insegniamo a fare. La collegano alla qualità delle relazioni.
Quello che spesso accade è questo: un genitore che si sente in colpa, stanco o sotto pressione finisce per compensare con “cose”. Un modo per dire “ti vedo, ci sono”, ma attraverso un oggetto.
Solo che l’oggetto non sostituisce la presenza. Anzi, troppi regali aumentano l’eccitazione, la frustrazione e la disregolazione dei bambini. È per questo che molti diventano più nervosi, litigano di più o piangono facilmente nei giorni di festa.
Non è mancanza di educazione. È sovraccarico mentale. E una cosa molto importante è distinguere ciò che i bambini chiedono da ciò di cui hanno bisogno. A volte chiedono perché vedono, perché confrontano, perché vogliono fare parte di qualcosa. Ma questo non significa che quella richiesta sia un bisogno emotivo. Il bisogno reale è sempre lo stesso: sicurezza, connessione, prevedibilità.
E un “no” spiegato con calma, con motivazione e presenza fisica e mentale del genitore, è un regalo emotivo enorme. Perché insegna al bambino a riconoscere i limiti, a tollerare la frustrazione, a fidarsi di un adulto che guida.
Dire “basta” con serenità non è privare di qualcosa. È proteggere. E allora, quando parliamo di non consumismo, non stiamo parlando di togliere qualcosa.Stiamo parlando di orientare l’energia verso ciò che davvero resta nella vita di un bambino.
Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”
Tra tutte le idee sul Natale, questa è una delle più semplici da mettere in pratica… e anche una delle più efficaci.
L’idea è proporre a tuo figlio un solo regalo speciale, che abbia un significato vero.Non deve essere costoso, non deve essere perfetto per te, non deve essere originale neanche. Deve solo essere pensato con il cuore. Può essere un oggetto, un’esperienza da fare insieme. Può essere qualcosa di fatto a mano.Insomma, deve essere qualcosa che davvero il bambino lo desidera.
La cosa più importante non è il regalo in sé, ma la volontà, il desiderio, l’immaginazione, la determinazione nel volere qualcosa e perché lo vuole.
Quindi in un momento tranquillo, senza fretta, in cui spieghi:
“Quest’anno scegliamo un regalo speciale.Non perché gli altri non siano belli, ma perché vogliamo ricordare cosa conta davvero.”
Questo rituale fa due cose molto importante:
* Abbassa l’ansia del “volere tutto”.
* Rafforza l’idea che il valore delle cose sta nell’emozione che portano, non nel numero.
È un gesto semplice, ma può cambiare il modo di vivere il Natale dentro casa. E spesso, quando inizi questo rituale, i bambini sorprendono: sono molto più capaci di scegliere con intenzione di quanto pensiamo.
Quando parliamo di Natale, spesso pensiamo a tutto ciò che dobbiamo fare, comprare, preparare. Raramente ci fermiamo a pensare a ciò che davvero resta nel cuore dei nostri figli.
E la verità è che a distanza di anni non si ricorderanno la quantità dei regali. Si ricorderanno come si sono sentiti vicino a noi. Ricorderanno se casa era un luogo dove potevano respirare, se gli adulti erano presenti o troppo stressati, se c’era spazio per parlare, ridere, stare vicini.
Il Natale non ha bisogno di essere perfetto. Ha bisogno di essere vissuto col cuore, insieme alla famiglia.
E riportare l’attenzione sul non consumismo non è un invito a togliere, ma a lasciare più spazio a ciò che nutre davvero: la relazione. Può sembrare poco, ma nei bambini questo “poco” diventa tutto. Diventa la base delle loro memorie emotive, quelle che li accompagneranno anche quando saranno adulti.
E allora, se c’è un obiettivo per questo Natale, forse è solo questo: creare un clima che faccia stare bene, non un albero pieno di pacchetti.💛
Ciò che davvero rimane nel cuore
E se mentre leggi queste riflessioni senti che questo è un periodo in cui vorresti ritrovare un po’ più di calma, un po’ più di presenza, un modo diverso di stare con i tuoi figli… sappi che non devi farlo da sola.
Il percorso di Riprogrammazione Parentale è nato proprio per accompagnare i genitori a costruire una relazione più serena, più consapevole e più regolata, partendo da dentro di te.
Per tutto il mese di dicembre, chi sente di voler iniziare questo percorso può farlo con uno sconto eccezionale del 40%.
È un modo semplice per cominciare il nuovo anno con una guida, un metodo e un sostegno concreto. Se senti che è il tuo momento, ti aspetto lì.
Un pensiero speciale per questo dicembre
Ai bambini non interessa quanto sia grande l’albero, quanti regali ci saranno sotto o con quanta perfezione abbiamo organizzato le feste. Non gli importa la marca dei nostri vestiti, il modello del telefono o lo stato della casa. A loro interessa una cosa sola: come stiamo quando siamo con loro.
E questo diventa ancora più evidente a dicembre, quando la corsa verso il “Natale perfetto” rischia di allontanarci proprio da ciò che dà senso al Natale. I bambini non ricordano gli anni pieni di pacchetti, ma quelli in cui ci siamo fermati un po’ di più. Gli anni in cui avevamo tempo, pazienza, spazio per ascoltarli davvero. Gli anni in cui hanno sentito che la nostra presenza era più importante di tutto il resto.
Spesso diciamo di non avere tempo, ma la verità è che le nostre giornate sono piene di attività che non lasciano traccia né in noi né in loro. E allora vale la pena fermarsi per chiedersi: cosa posso evitare di fare? Cosa posso rimandare? Per cosa mi affanno che, alla fine, non fa la differenza né per me né per la mia famiglia?
I bambini non hanno bisogno di grandi eventi, né di progetti complicati. Hanno bisogno di tempo insieme, di routine semplici, di momenti in cui non corriamo e non guardiamo costantemente l’orologio. Hanno bisogno di sentirsi importanti, di imparare a comunicare attraverso la nostra calma, di sentire che c’è un posto sicuro dove tornare ogni giorno.
Quando un genitore ritaglia tempo vero, anche poco ma autentico, la relazione cambia. La comunicazione si apre, i comportamenti esplosivi diminuiscono, la tensione cala. La casa inizia a respirare in modo diverso, e anche noi ci sentiamo più presenti nella loro infanzia.
Per questo dicembre ti invito a rivedere con sincerità la tua routine: cosa puoi togliere? Cosa puoi fare più lentamente? Cosa puoi trasformare in un momento di connessione, coinvolgendo tuo figlio invece di fare tutto da sola? Perché il Natale non vive nei preparativi perfetti; vive nel modo in cui ci ritroviamo come famiglia.
Non sono i viaggi, le luci o i pacchetti che restano nella memoria dei bambini. Sono i piccoli momenti. È la nostra presenza. È quella sensazione di casa che nessun regalo può sostituire.
Ti auguro un dicembre più semplice, più vero, più tuo. Un dicembre in cui il tempo passato insieme diventi il regalo più prezioso, per loro e per te.
“Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”
Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:
* Ricordi importanti, sia positivi che negativi
* Dinamiche della tua famiglia
* Come ti senti riguardo all’essere genitore
* Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti, così possiamo affrontarlo insieme!
Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela
Bonus
Mentre preparavo questa serie dedicata al vero significato del Natale, mi è tornata alla mente una poesia antica che parla proprio di questo: non dei regali, non delle corse, non della perfezione… ma della casa interiore che cerchiamo tutti.
Si tratta di una poesia scritta più di cento anni fa, eppure sembra parlare a noi, genitori moderni, come se fosse stata scritta ieri.
Ci ricorda che il primo Natale non è nato nel comfort, ma nella semplicità.
Non è nato tra cose materiale, ma in una stalla fragile, umile, in cui però l’amore era abbastanza per trasformare tutto.
L’ho scelta per questo articolo perché il suo messaggio è lo stesso che desidero portarti oggi:
Il Natale non si compra. Si sente. Si vive. Si costruisce nelle relazioni, non nei pacchetti.
Questa poesia è un invito a tornare all’essenziale, a ciò che resta nei ricordi dei nostri figli: la presenza, la calma, l’essere insieme.
Ed è proprio per questo che te la propongo qui, come un momento per respirare e riportare il Natale alla sua verità più semplice e più umana.
“The House of Christmas” – G. K. Chesterton
LA CASA DEL NATALE
C’era una madre, cacciata fuori,
costretta a vagare lontano da una locanda;
e proprio nel luogo in cui lei era senza casa,
tutti gli uomini trovano una casa.
Quella stalla sconquassata lì vicino,
con travi che tremavano e sabbia che scivolava,
divenne qualcosa di più solido e duraturo
delle pietre quadrate di Roma.
Perché gli uomini sono nostalgici anche nelle loro case,
e stranieri sotto il sole;
e ogni sera posano il capo
come se fossero in terra straniera.
Qui viviamo battaglie e sguardi ardenti,
schianti improvvisi, onore e stupore,
ma le nostre vere case sono sotto cieli miracolosi,
dove la storia del Natale ebbe inizio.
Un Bambino in una stalla misera,
dove le bestie mangiano e sbuffano;
solo nel luogo in cui Lui era senza casa
tu ed io troviamo la nostra.
Abbiamo mani che creano e teste che sanno,
ma il cuore l’abbiamo perduto — da quanto tempo?
In un luogo che nessuna mappa può segnare,
sotto la cupola del cielo.
Questo mondo è selvaggio come le vecchie storie di un tempo,
e perfino le cose semplici sono strane;
la terra basta, e l’aria basta
per il nostro stupore e le nostre lotte.
Ma il nostro riposo è lontano quanto il volo di un drago di fuoco,
e la nostra pace è riposta in cose impossibili,
dove ali impensabili si urtano e tuonano
attorno a una stella incredibile.
A una casa aperta, alla sera,
gli uomini faranno ritorno;
a un luogo più antico dell’Eden
e più alto della città di Roma.
Alla fine del cammino della stella errante,
alle cose che non possono essere e che pure sono,
al luogo dove Dio fu senza casa
e tutti gli uomini hanno una casa.
Grazie per aver letto Genitori Cervellotici! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e per supportare il mio lavoro.
By Rafaela FuccioSe preferisci ascoltare la newsletter invece che leggerla, clicca play!
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* Bonus
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Un Natale che corre troppo veloce
Dicembre porta sempre un’accelerata. Le luci, le offerte, le liste di regali… e quel sottofondo di “devo fare, devo comprare, devo organizzare” che a volte pesa di più del resto.
E quando entriamo in questa corsa, rischiamo di dimenticare una cosa molto semplice, i nostri figli non percepiscono il Natale come lo viviamo noi. Non si accorgono di quanto abbiamo speso, né di quante ore abbiamo passato per trovare “il regalo perfetto”.
Loro registrano altro. Completamente diverso.
Se pensi ai Natali della tua infanzia, probabilmente ti vengono in mente momenti, una cena di Natale, una persona speciale, un’atmosfera diversa. Ma non i pacchetti. E questo è un buon punto da cui partire, perché ci aiuta a riportare il Natale alla sua parte più umana, i bambini non ricordano ciò che ricevono, ma come stavano. Come stano vivendo.
E allora ti faccio una domanda semplice: qual è la sensazione che vuoi che tuo figlio porti con sé di questo Natale? Non il regalo. Ma la sensazione. Da qui in poi, tutto diventa un po’ più chiaro.
Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini
Quando parliamo di consumismo a Natale, non stiamo parlando solo di soldi. Stiamo parlando di una anche di convinzione molto diffusa tra noi adulti: “Più do, più mio figlio sarà felice.”
E questo non è vero. Non perché i regali siano sbagliati in sé, ma perché i bambini non collegano felicità alla quantità. Questo, siamo noi che gli insegniamo a fare. La collegano alla qualità delle relazioni.
Quello che spesso accade è questo: un genitore che si sente in colpa, stanco o sotto pressione finisce per compensare con “cose”. Un modo per dire “ti vedo, ci sono”, ma attraverso un oggetto.
Solo che l’oggetto non sostituisce la presenza. Anzi, troppi regali aumentano l’eccitazione, la frustrazione e la disregolazione dei bambini. È per questo che molti diventano più nervosi, litigano di più o piangono facilmente nei giorni di festa.
Non è mancanza di educazione. È sovraccarico mentale. E una cosa molto importante è distinguere ciò che i bambini chiedono da ciò di cui hanno bisogno. A volte chiedono perché vedono, perché confrontano, perché vogliono fare parte di qualcosa. Ma questo non significa che quella richiesta sia un bisogno emotivo. Il bisogno reale è sempre lo stesso: sicurezza, connessione, prevedibilità.
E un “no” spiegato con calma, con motivazione e presenza fisica e mentale del genitore, è un regalo emotivo enorme. Perché insegna al bambino a riconoscere i limiti, a tollerare la frustrazione, a fidarsi di un adulto che guida.
Dire “basta” con serenità non è privare di qualcosa. È proteggere. E allora, quando parliamo di non consumismo, non stiamo parlando di togliere qualcosa.Stiamo parlando di orientare l’energia verso ciò che davvero resta nella vita di un bambino.
Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”
Tra tutte le idee sul Natale, questa è una delle più semplici da mettere in pratica… e anche una delle più efficaci.
L’idea è proporre a tuo figlio un solo regalo speciale, che abbia un significato vero.Non deve essere costoso, non deve essere perfetto per te, non deve essere originale neanche. Deve solo essere pensato con il cuore. Può essere un oggetto, un’esperienza da fare insieme. Può essere qualcosa di fatto a mano.Insomma, deve essere qualcosa che davvero il bambino lo desidera.
La cosa più importante non è il regalo in sé, ma la volontà, il desiderio, l’immaginazione, la determinazione nel volere qualcosa e perché lo vuole.
Quindi in un momento tranquillo, senza fretta, in cui spieghi:
“Quest’anno scegliamo un regalo speciale.Non perché gli altri non siano belli, ma perché vogliamo ricordare cosa conta davvero.”
Questo rituale fa due cose molto importante:
* Abbassa l’ansia del “volere tutto”.
* Rafforza l’idea che il valore delle cose sta nell’emozione che portano, non nel numero.
È un gesto semplice, ma può cambiare il modo di vivere il Natale dentro casa. E spesso, quando inizi questo rituale, i bambini sorprendono: sono molto più capaci di scegliere con intenzione di quanto pensiamo.
Quando parliamo di Natale, spesso pensiamo a tutto ciò che dobbiamo fare, comprare, preparare. Raramente ci fermiamo a pensare a ciò che davvero resta nel cuore dei nostri figli.
E la verità è che a distanza di anni non si ricorderanno la quantità dei regali. Si ricorderanno come si sono sentiti vicino a noi. Ricorderanno se casa era un luogo dove potevano respirare, se gli adulti erano presenti o troppo stressati, se c’era spazio per parlare, ridere, stare vicini.
Il Natale non ha bisogno di essere perfetto. Ha bisogno di essere vissuto col cuore, insieme alla famiglia.
E riportare l’attenzione sul non consumismo non è un invito a togliere, ma a lasciare più spazio a ciò che nutre davvero: la relazione. Può sembrare poco, ma nei bambini questo “poco” diventa tutto. Diventa la base delle loro memorie emotive, quelle che li accompagneranno anche quando saranno adulti.
E allora, se c’è un obiettivo per questo Natale, forse è solo questo: creare un clima che faccia stare bene, non un albero pieno di pacchetti.💛
Ciò che davvero rimane nel cuore
E se mentre leggi queste riflessioni senti che questo è un periodo in cui vorresti ritrovare un po’ più di calma, un po’ più di presenza, un modo diverso di stare con i tuoi figli… sappi che non devi farlo da sola.
Il percorso di Riprogrammazione Parentale è nato proprio per accompagnare i genitori a costruire una relazione più serena, più consapevole e più regolata, partendo da dentro di te.
Per tutto il mese di dicembre, chi sente di voler iniziare questo percorso può farlo con uno sconto eccezionale del 40%.
È un modo semplice per cominciare il nuovo anno con una guida, un metodo e un sostegno concreto. Se senti che è il tuo momento, ti aspetto lì.
Un pensiero speciale per questo dicembre
Ai bambini non interessa quanto sia grande l’albero, quanti regali ci saranno sotto o con quanta perfezione abbiamo organizzato le feste. Non gli importa la marca dei nostri vestiti, il modello del telefono o lo stato della casa. A loro interessa una cosa sola: come stiamo quando siamo con loro.
E questo diventa ancora più evidente a dicembre, quando la corsa verso il “Natale perfetto” rischia di allontanarci proprio da ciò che dà senso al Natale. I bambini non ricordano gli anni pieni di pacchetti, ma quelli in cui ci siamo fermati un po’ di più. Gli anni in cui avevamo tempo, pazienza, spazio per ascoltarli davvero. Gli anni in cui hanno sentito che la nostra presenza era più importante di tutto il resto.
Spesso diciamo di non avere tempo, ma la verità è che le nostre giornate sono piene di attività che non lasciano traccia né in noi né in loro. E allora vale la pena fermarsi per chiedersi: cosa posso evitare di fare? Cosa posso rimandare? Per cosa mi affanno che, alla fine, non fa la differenza né per me né per la mia famiglia?
I bambini non hanno bisogno di grandi eventi, né di progetti complicati. Hanno bisogno di tempo insieme, di routine semplici, di momenti in cui non corriamo e non guardiamo costantemente l’orologio. Hanno bisogno di sentirsi importanti, di imparare a comunicare attraverso la nostra calma, di sentire che c’è un posto sicuro dove tornare ogni giorno.
Quando un genitore ritaglia tempo vero, anche poco ma autentico, la relazione cambia. La comunicazione si apre, i comportamenti esplosivi diminuiscono, la tensione cala. La casa inizia a respirare in modo diverso, e anche noi ci sentiamo più presenti nella loro infanzia.
Per questo dicembre ti invito a rivedere con sincerità la tua routine: cosa puoi togliere? Cosa puoi fare più lentamente? Cosa puoi trasformare in un momento di connessione, coinvolgendo tuo figlio invece di fare tutto da sola? Perché il Natale non vive nei preparativi perfetti; vive nel modo in cui ci ritroviamo come famiglia.
Non sono i viaggi, le luci o i pacchetti che restano nella memoria dei bambini. Sono i piccoli momenti. È la nostra presenza. È quella sensazione di casa che nessun regalo può sostituire.
Ti auguro un dicembre più semplice, più vero, più tuo. Un dicembre in cui il tempo passato insieme diventi il regalo più prezioso, per loro e per te.
“Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”
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* Ricordi importanti, sia positivi che negativi
* Dinamiche della tua famiglia
* Come ti senti riguardo all’essere genitore
* Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti, così possiamo affrontarlo insieme!
Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela
Bonus
Mentre preparavo questa serie dedicata al vero significato del Natale, mi è tornata alla mente una poesia antica che parla proprio di questo: non dei regali, non delle corse, non della perfezione… ma della casa interiore che cerchiamo tutti.
Si tratta di una poesia scritta più di cento anni fa, eppure sembra parlare a noi, genitori moderni, come se fosse stata scritta ieri.
Ci ricorda che il primo Natale non è nato nel comfort, ma nella semplicità.
Non è nato tra cose materiale, ma in una stalla fragile, umile, in cui però l’amore era abbastanza per trasformare tutto.
L’ho scelta per questo articolo perché il suo messaggio è lo stesso che desidero portarti oggi:
Il Natale non si compra. Si sente. Si vive. Si costruisce nelle relazioni, non nei pacchetti.
Questa poesia è un invito a tornare all’essenziale, a ciò che resta nei ricordi dei nostri figli: la presenza, la calma, l’essere insieme.
Ed è proprio per questo che te la propongo qui, come un momento per respirare e riportare il Natale alla sua verità più semplice e più umana.
“The House of Christmas” – G. K. Chesterton
LA CASA DEL NATALE
C’era una madre, cacciata fuori,
costretta a vagare lontano da una locanda;
e proprio nel luogo in cui lei era senza casa,
tutti gli uomini trovano una casa.
Quella stalla sconquassata lì vicino,
con travi che tremavano e sabbia che scivolava,
divenne qualcosa di più solido e duraturo
delle pietre quadrate di Roma.
Perché gli uomini sono nostalgici anche nelle loro case,
e stranieri sotto il sole;
e ogni sera posano il capo
come se fossero in terra straniera.
Qui viviamo battaglie e sguardi ardenti,
schianti improvvisi, onore e stupore,
ma le nostre vere case sono sotto cieli miracolosi,
dove la storia del Natale ebbe inizio.
Un Bambino in una stalla misera,
dove le bestie mangiano e sbuffano;
solo nel luogo in cui Lui era senza casa
tu ed io troviamo la nostra.
Abbiamo mani che creano e teste che sanno,
ma il cuore l’abbiamo perduto — da quanto tempo?
In un luogo che nessuna mappa può segnare,
sotto la cupola del cielo.
Questo mondo è selvaggio come le vecchie storie di un tempo,
e perfino le cose semplici sono strane;
la terra basta, e l’aria basta
per il nostro stupore e le nostre lotte.
Ma il nostro riposo è lontano quanto il volo di un drago di fuoco,
e la nostra pace è riposta in cose impossibili,
dove ali impensabili si urtano e tuonano
attorno a una stella incredibile.
A una casa aperta, alla sera,
gli uomini faranno ritorno;
a un luogo più antico dell’Eden
e più alto della città di Roma.
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